Soft BakuDeku: Il mio Hero

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Kenji era intento a finire di leggere un libro di inglese a tavola quando sentì toccarsi alla spalla.
La sua espressione calma si deformò in una di puro disgusto. Izuku gli sorrise e gli indicò il bento appena confezionato.
Il giovane Alpha di quattordici anni, dai nuvolosi capelli biondi e gli occhi rossi, schiaffeggiò la mano dell'Omega. Si alzò rumorosamente dalla sedia, marciando a testa bassa verso la porta.
Ma non poté tornare nella cameretta al secondo piano perché urtò contro gli addominali scolpiti di suo padre, Katsuki.

— Scusati e ringrazia subito tua madre! —.

Il giovane sbuffò, infilando le mani nelle tasche dell'uniforme della U.A. Aveva ereditato interamente il Quirk del Number Two Hero, DynaMight. Scoccò un'occhiataccia a Izuku che si era voltato verso il lavandino per lavare i piatti e per non mostrarsi sull'orlo delle lacrime.
Il suo unico figlio lo odiava dal profondo del cuore.

— Non ci penso proprio.

Le vene sul collo di Katsuki si gonfiarono pericolosamente, gli occhi si assottigliarono minacciosamente.

— Ho detto: scusati e ringrazia subito tua madre.

Kenji espirò. Mantenne coraggiosamente lo sguardo a quello truce di suo padre per qualche istante, dopodiché si arrese. Afferrò il bento con rabbia.

— Grazie per esserti inutilmente scomodato. Ora vado! —.

Katsuki perse la pazienza: sollevò il palmo della mano con tutta l'intenzione di schiaffeggiarlo ma quel colpo non arrivò mai. Kenji sollevò gli occhi spaventati al genitore, poi alla Black Whip che gli teneva fermo il polso destro a mezz'aria.
Ne approfittò per sgusciare sotto il gomito di Katsuki, afferrare lo zaino nero e sbattere rumorosamente la porta d'ingresso.
Izuku abbassò la mano, la frusta nera scomparve. In tutto ciò, ancora si ostinava a guardare le mattonelle.
Il biondo sospirò prima di abbracciarlo alla vita. Gli baciò il collo, le mani volarono sul petto.
Erano sposati da dodici anni e sembrava che per l'Omega dagli occhi verdi il tempo si fosse cristallizzato. Lo stesso volto fanciullo candido e lentigginoso, il medesimo minuto ma forte corpo e lo sguardo dolce.
L'Alpha gli leccò via una lacrima.

— Parlerò io con Kenji.

Izuku scosse il capo, stringendogli quelle stesse mani che avevano mimato quella frase.
Kenji odiava Izuku perché non sopportava l'idea di avere un genitore sordo. Si era sempre sentito disgustato e imbarazzato.
Il coraggioso Omega, Number One Hero, aveva perso completamente l'udito dopo una terribile esplosione che gli aveva ucciso anche il cucciolo in grembo, una femminuccia.
Izuku aveva percepito un odore di gas, un Villain aveva sbuffato un po' di fiamme e il cielo si era dipinto di rosso.
Mentre correva per mettere al sicuro lo scuolabus con i quindici bambini di cinque anni, tra cui Kenji, venne colpito in pieno dall'esplosione.

No. Non serve.

Katsuki sospirò pesantemente. Tenne stretto a sé Izuku e fu allora che il pianto si liberò. Per ogni lacrima, l'Alpha offrì una carezza ai capelli vaporosi. Per ogni silenzioso singhiozzo, gli scoccò soffici baci sulle guance un po' scarne.
Izuku aveva lottato per lunghi anni contro la depressione per aver perso la bimba.

— Ti amo.

Il verdino gli baciò le labbra, rizzandosi in punta di piedi. Fu il suo speciale "Ti amo che io, Kacchan"...

***

Kenji era seduto da solo a uno dei banchi della mensa.
A causa del suo brutto carattere, aveva ben pochi amici ma non se ne dispiaceva; era un genio in matematica e soprattutto nelle esercitazioni con i Quirk. 
A che serviva qualche finto amico nella sua vita?
Era lo studente più promettente del primo anno, sezione A, della U.A. e con un Quirk poco meno potente rispetto a quello di Katsuki. Ma del resto era ancora giovane e con un enorme potenziale tutto da scoprire e affinare ancora.

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