Izuku era stato enormemente felice quando aveva avuto un Quirk, dopo ben quattordici lunghi anni della sua vita.
Lo aveva definito come la svolta che attendeva, quella dei suoi sogni e aveva lottato, pianto, stretto i denti ma anche riso, si era fatto degli amici e perfino innamorato del suo amico d'infanzia Katsuki.
Aveva letto, da qualche parte, che a volte la gioia si poteva trasformare in un enorme vuoto e se questo si fosse protratto troppo e per lungo tempo, sarebbe mutato ancora in Depressione.
Izuku era finito in una spirale di assoluta apatia, iniziata con il perdersi a contemplare un tramonto come un altro, dopo l'aver salvato una bambina dall'essere investita da un camion fuori controllo.
Non c'erano stati errori: era stato molto più veloce di Endeavor, di DynaMight, di Shoto. Aveva salvato una vita. Eppure, quell'evento fu solo un contorno del male e del vuoto già presenti dentro di lui. E mentre il suo gruppetto discuteva sulle migliorie di quel tirocinio, per lui fu come distaccarsi dalle ciò che teneva di più al mondo.
-Sei ancora qui?-.
Izuku non sobbalzò, spostò semplicemente i suoi occhi al viso di Katsuki. Si spostò leggermente più in la per concedergli di sedersi.
-Non sei venuto al discorso di Endeavor su come migliorare la velocità- continuò il biondo, in un filo di voce. -Potresti avere uno bello zero spaccato in condotta-.
Izuku non rise, né si pronunciò. La verità era che non gli importava e che continuando a domandarsi se fosse necessario rischiare la propria vita per gli altri quel vuoto sarebbe cresciuto fino a diventare una voragine dentro il petto.
Katsuki tirò fuori le mani dalle tasche del suo pantalone largo e nero, portò una gamba accavallata sull'altra e lo fissò completamente. Il viso di Izuku era apparentemente calmo, gli occhi vuoti evidenziati in arancio dalle sfumature di uno splendido tramonto autunnale.
Non riusciva a dire che quell'involucro umano senza quasi un'anima fosse il suo Deku.
-Ehi- lo chiamò, con una mano sulla guancia pallida e un po' fredda.
La mano calda e poco più grande gli fece girare delicatamente il viso per incrociare i loro occhi. Quelli rossi, ardenti, cercavano di capire che cosa gli fosse accaduto, quelli verdi invece non avrebbero dato alcuna risposta.
-Non sei più tu. Che succede?-.
Izuku abbassò gli occhi. Allora Katsuki fece riposare la mano sulla panchina, sconvolto, per poi abbracciarlo ferocemente. L'odore di pino e di menta era sempre riuscito a calmarlo ma ora era talmente sbiadito che gli sembrava stesse abbracciando un cuscino che tra non molto avrebbe catturato il suo di odore.
Il biondo infilò le dita tra quei morbidi capelli smeraldini. Trattenne un po' il respiro per ascoltare il battito mite di quell'impavido cuore. Izuku, però, non ricambiò l'abbraccio... non fece nulla.
-Torniamo in agenzia- gli sussurrò in un orecchio.
Katsuki lo prese per mano, l'altro non combatté. Rimase solo per qualche secondo a fissare ancora l'orizzonte, dove il cielo non più di un arancio carico ma mischiato a tonalità pastello di viola e cobalto segnava la fine di un'altra giornata.
In classe, dopo che il tirocinio era terminato, Izuku aveva presenziato per circa quattro giorni prima di essere assente.
-Dov'è Midoriya?- chiese, ovviamente, Shota, quando entrando vide il banco vuoto.
Katsuki fece le spallucce in risposta a quei penetranti occhi neri che caddero su di lui, a mo' di rimprovero.
-Ha avvisato Recovery Girl?- continuò.
STAI LEGGENDO
UnderWorld
Fiksi PenggemarWelcome to the UnderWorld è una raccolta di One-Shot dove racconto ciò che mi viene in mente. Vi porto con me nel mio mondo di fantasia, con una storia auto-conclusiva su ogni mia Ship preferita. Warning: Di tutto e di più!
