Era iniziato tutto con alcune leggi razziali che prevedevano a chiunque non avesse un Quirk o di averne uno di dubbia utilità di indossare una stella di un colorito bianco sul petto. Successivamente, sulle vetrine dei negozi erano state poste dai soldati delle informative che invogliavano a colpire o non a far entrare né cani né Quirkless e annessi.
Ancora, come se non fosse già stato duro, niente scuole, niente tram, niente cinema.
Per ben tre mesi, Izuku e sua madre Inko si erano nascosti in una stanza segreta di una libreria nella speranza di sfuggire a quella nuova e difficile vita ma erano stati scoperti, da chi non si sarebbe mai saputo.
Erano stati fatti salire, o meglio ammassati, su alcune carovane e il viaggio estenuante di ben quattro settimane li aveva condotti insieme a tante altre persone ignare a una stazione, Auschwizt dov'erano stati accolti da persone con indosso uno strano pigiama a righe.
Quando aveva messo piede su quella terra dall'aria di piombo, Izuku aveva solo quattordici anni.
Lì per lì non aveva ben compreso il perché ci fossero persone in condizioni pietose, scheletri che camminavano e molti cadaveri ma poi lentamente il suo mondo di speranza e colori si era ingrigito e poi frantumato nella più cruda e terribile realtà.
Era arrivato lì, con sua madre per morire.
Il dolore dietro l'orecchio destro gli esplose facendolo stramazzare al suolo.
Izuku, anni quindici e dal peso irrisorio di solo 34 chilogrammi, portò una tremante e sporca mano alla zona colpita. Il sangue gli colorò il palmo come se fosse stata pittura.
"Alzati, inutile sacco di spazzatura!" urlò un soldato alle sue spalle.
Fece come richiesto; si era perso nei suoi ricordi ed era venuto meno ai suoi lavori forzati nei campi. In un primo momento, se ci ripensava e così facendo ignorava le urla e gli insulti di quel soldato biondo dinanzi a lui, non aveva capito perché lo avessero lasciato in vita.
Si era chiesto perché, dopo essere sceso da quell'infernale treno, non fosse stato selezionato per andare a morire in una doccia piena di gas perché Quirkless. Del resto, al di sotto dei sedici anni e sopra i quarantacinque, la morte era assicurata.
Sua madre lo aveva stretto a sé quando un soldato gli aveva indicato le docce in quanto mingherlino e già poco dotato di fisico. L'altro, beffardo ed adirato, l'aveva presa a calci in faccia e li avevano separati.
Era stato condotto verso destra perché avevano pensato che sarebbe stato abbastanza utile per i lavori forzati.
Sua madre non l'aveva più vista e dopo aver indossato un pigiama a righe, essere marchiato a fuoco con il numero identificativo di 2708 e aver perso tutti i capelli perché rasati quasi a zero aveva iniziato il suo inferno infinito.
Uno schiaffo gli arrivò dritto sullo zigomo destro. Izuku sobbalzò ma non cadde e istintivamente portò gli occhi ormai vuoti, senza più speranza a quel soldato alto, muscoloso, dai capelli biondi e gli occhi rubino.
"Sei solo un sacco di merda. La prossima volta ti faccio fare la fine di quei pulciosi sgorbi!".
Izuku serrò le labbra, ricolmo di paura e annuì, tornando a raccogliere tutti i pesanti cappotti che insieme ad altri ragazzi e ragazze avrebbero dovuto portare ai soldati di ritorno da alcuni combattimenti.
La dieta che era stato costretto a seguire quando era arrivato in quel posto macabro nell'agosto del 1944, lo aveva fatto dimagrire e indebolire in un lampo.
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UnderWorld
Fan-FictionWelcome to the UnderWorld è una raccolta di One-Shot dove racconto ciò che mi viene in mente. Vi porto con me nel mio mondo di fantasia, con una storia auto-conclusiva su ogni mia Ship preferita. Warning: Di tutto e di più!
