La lettera è arrivata, Katsuki la guarda in piedi e pugni stretti: quel foglio con il timbro del Giappone lo infastidisce ma non può affatto sottrarsi. Fa parte dell'esercito, sapeva che prima o poi sarebbe andato in guerra ma non pensava in un Paese tanto lontano e per così tanto tempo.
Tre lunghi anni. E chissà se ritornerà vivo e vegeto.
Sospira ancora, inghiotte preziosa aria: deve farsi coraggio e andare dal suo promesso sposo, Izuku Midoriya, della casa a fianco. Lo sente quasi ridere con quella voce celestiale, si immagina quei morbidi ciuffi smeraldini che incorniciano le gote lentigginose e gli conferiscono un aspetto meravigliosamente androgino.
Si permette un sorriso ma sa che è solo questione di tempo prima che tutto diventi un'agonia.
Bussa alla porta, non aspetta molto ed entra. A complicare il suo deciso coraggio è la presenza di sua madre Mitsuki, suo padre Masaru e Inko-san, genitrice di Izuku, il suo meraviglioso fidanzato da circa sei anni ormai.
"Oh, Kacchan! Ti stavamo aspettando per la cena!" cinguetta felice Izuku, prendendogli una mano tra le sue più piccole e candide.
Il biondo gli concede un morbido bacio sulla fronte e un altro più dolce e lungo sulle piccole e soffici labbra, imprimendo a fondo quel viso che probabilmente non vedrà più per molto tempo. Cerca di essere speranzoso, di pensare che nonostante tutto tornerà e si sposerà con il suo Izuku.
La cena sembra normale ma per Katsuki è molto pesante; l'allegro chiacchiericcio degli adulti è come un brusio di sottofondo, non si concede di guardare nessuno, neanche il suo meraviglioso fidanzato al suo fianco.
"Non ti piace la cena, Kacchan?" chiede Izuku con un fil di voce.
Katsuki gela un po', spostato brutalmente via dai suoi pensieri e nega dolcemente, sospirando.
"Sono stato convocato in guerra".
Il silenzio piomba gelido nella sala da pranzo, raffreddando quel calore dai toni caldi e aranciati di pochi attimi fa. Katsuki tira fuori la lettera dalla tasca del suo pantalone e la appoggia sul tavolo, dove Izuku è il primo a leggerla per poi volgergli occhi ampi e vitrei di lacrime.
"T-tre anni..." pigola, tremando. "Starai via per tre anni".
"Non posso sottrarmi al mio dovere, Izuku" tenta di dire Katsuki, inginocchiandosi dinanzi con una mano sulla piccola guancia fiammeggiante. Gli cancella una lacrima, offrendogli un sorriso. "So che mi aspetterai e che quando tornerò ci sposeremo".
Izuku annuisce, il labbro inferiore trema ma niente gli impedisce di buttarsi su quel petto scolpito e leggermente abbronzato per inspirare a fondo il profumo inconfondibile del suo amato che si permette di lasciar trapelare una lacrima. Si baciano ancora una volta, si dedicheranno un'ultima notte di passione.
Poi, la partenza. La più dolorosa giornata che Katsuki mai si sarebbe dimenticato...
Troppe morti.
Troppi corpi dilaniati.
Il cuore sobbalzante nel petto, la ricerca di bunker anti-bombe, i suoi amici che sparivano l'uno dopo l'altro fino alla fine, fino alla vittoria schiacciante sull'altra potenza militare che decise dopo ben quattro anni e non tre di ritirare le truppe e liberare la striscia di terreno appartenuta per troppo tempo al piccolo popolo dalla pelle rossa.
Combatterono stringendo i denti, fino alla liberazione, agli elicotteri e carri armati che vennero a prenderli superando il deserto, per finalmente medicare i feriti e contare, purtroppo, anche le vittime.
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UnderWorld
Fiksyen PeminatWelcome to the UnderWorld è una raccolta di One-Shot dove racconto ciò che mi viene in mente. Vi porto con me nel mio mondo di fantasia, con una storia auto-conclusiva su ogni mia Ship preferita. Warning: Di tutto e di più!
