BAKUDEKU (Soft): Freia

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I raggi del sole si erano allungati tra le tende bianche, rendendo più luminosa la stanza silenziosa.

Katsuki era sveglio già da molte ore, ormai, ma aveva preferito rimanere a letto e di vedere come l'ennesimo giorno sarebbe nato, come il cielo da blu sarebbe diventato azzurro, come ancora niente sarebbe poi cambiato.

Sospirò silenziosamente, voltandosi verso il comodino. La sveglia digitale segnava le sei e trentacinque e la temperatura sfiorava i nove gradi. Il solito pensiero gli sfiorò la mente: esattamente, quand'è che la sua vita era diventata così vuota e silenziosa?

La frustrazione zampillò nel suo petto ma non durò che pochi attimi, perché venne inghiottita dalla solita apatia. Del resto, questa emozione era divenuta la sua miglior alleata.

Il cellulare sul comodino, accanto al bicchiere d'acqua mezzo pieno e alla sveglia, si illuminò con una lieve vibrazione. Il giovane di trent'anni ponderò attentamente se controllare o lasciar perdere. Decise di dare un'occhiata, così, pigramente allungò la mano e iniziò a leggere le svariate notifiche.

Erano tutti auguri dei Pro Hero con i quali aveva vissuto mille avventure ai tempi del Liceo U.A.

Ma perché tutti quei conigli bianchi? E quelle parole?

Katsuki socchiuse gli occhi improvvisamente stanchi, sbuffando. Ah, giusto. Era un giorno di festa.

"Beato a chi se la gode" disse, anche se non sentì neppure la sua voce.

In tanti anni di esplosioni potenti, il suo udito si era immancabilmente danneggiato, tanto che da una manciata di anni, aveva iniziato a indossare un apparecchio acustico ma il suo decadimento si sarebbe protratto fino alla completa sordità. Beh, questo non era nulla in confronto a ciò che stava vivendo De-.

Katsuki strinse i pugni, il cellulare nella mano rischiò di rompersi.

Izuku Midoriya, il più grande Number One Hero di tutti i tempi era una Leggenda. A soli diciotto anni aveva ottenuto quel titolo e per sei lunghi anni era riuscito a creare un'epoca di pace come fece All Might. Poi...

Il biondo afferrò e posizionò accuratamente l'apparecchio, dopodiché lo accese. Lentamente il mondo iniziò a risvegliarsi per lui, con dei suoni quasi gentili e un po' meno di quiete. Non aveva più voglia di poltrire: un'idea gli era appena venuta in mente...



Una gentile infermiera si fermò fuori la stanza numero trecentoventi.

Non era molto grande ma estremamente confortevole. Il color verde pastello delle mura era spezzato dal bianco delle rifiniture alla giuntura delle pareti, del battiscopa e del bordino appena sotto il soffitto. Una grande finestra un po' nascosta dietro a spesse tende bianche di cotone contenevano i sempre forti raggi del sole; da lì si poteva godere di una splendida vista su un giardino minuziosamente curato, gli edifici all'orizzonte e il cielo cristallino di quelle giornate in cui il clima primaverile aveva deciso di sbocciare. Il profumo delle violette e delle margherite era incantevole e spesso la brezza tiepida del vento lo portava con sé.

Il letto, una cassettiera alta di legno con numerosi cassetti, uno specchio tondo e appeso su di essa e infine una semplice mensola di fronte al letto, dove capeggiava un porta-foto ritraenti il Number One Hero e il Two completavano l'arredamento.

Nient'altro. Il pavimento di una tonalità marroncina sembrava quasi perfetto come colore.

"Buona giornata, DynaMight. Oggi potrà rimanere per tutto il tempo che vuole. E' un giorno di festa, dopotutto".

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