KIRIBAKU: Il Sogno di un Omega

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«Congratulazioni, Kirishima-san!».

L'Alpha dai capelli rossi sorrideva gentilmente ai suoi kohai d'ufficio. L'aria vibrava di gioia e molti Omega divoravano con lo sguardo il loro senpai dolce e professionale.

«Senpai, vorresti un maschietto o una femminuccia?».

Alla domanda di Tsuyu Asui, il giovane uomo di trent'anni appena compiuti si fece ancor più felice. «Andrà bene qualunque cosa, purché nasca perfettamente in salute!».

«Quindi vi sposerete prima o dopo della nascita del bambino?».

Eijiro sfiorò la giacca grigio-azzurra del suo elegantissimo completo. Nel taschino interno, in un cofanetto di velluto blu, un meraviglioso anello da matrimonio aspettava di essere infilato al dito del suo compagno. Katsuki Bakugo, Omega biondo di trentun'anni, era quasi all'apice della sua carriera di imprenditore. Erano fidanzati da dieci anni e convivevano.
Chissà che faccia avrebbe fatto?

«Va bene di tutto» mormorò sognante l'Alpha. «Ora torniamo tutti a lavoro. Quest'oggi il pranzo ve lo offrirò io!».

I suoi sottoposti già erano filati alle proprie scrivanie per poter sbrigare il lavoro. Eijiro si avvicinò a una delle linde vetrate: la vista sul centro di Musutafu era davvero meravigliosa. Un lampo catturò la sua attenzione. Per un attimo, il suo sguardo si rabbuiò. Era da qualche tempo che provava una scomoda sensazione nel cuore e che non sapeva definire.


***


«Pensi che il cucciolo ci possa sentire di già?».

Alla dolce domanda di Eijiro, Katsuki rispose con una sciatta alzata di spalle. L'Omega era semi-disteso sul letto, con un tablet tra le mani e un paio di occhiali per non affaticare la vista. La tuta grigio chiaro che indossava era troppo grande per lui ma poteva contare su una gran comodità. Nel suo ventre rotondo di circa venti settimane cresceva un bimbo.
Eijiro non perdeva mai occasione di coccolarglielo ma così facendo, perso nel suo immenso amore e gioia di diventare padre, non si accorgeva minimamente degli sguardi cupi che gli riservava l'Omega. Anche ora che Katsuki lo osservava di sottecchi, l'amarezza aveva scurito i rossi globi.

«Mi ami, Eijiro?» chiese in un sussurro.

«Ti amo più di ogni altra cosa al mondo, Kat» rispose l'altro.

«Allora amami come sai fare».

Il rosso si alzò sui gomiti, un'espressione un po' dispiaciuta aleggiava sul suo viso. «Non voglio far del male al bambino, Kat. Ti farò le coccole».

Il biondo tornò cupamente a controllare le mail di lavoro contenute. Eijiro sospirò appena, mentre riprendeva ad accarezzare il pancino. Per un attimo guardò verso l'armadio a specchio; lì e nel suo completo da ufficio, l'anello attendeva.



***


Pioveva a dirotto.
Eijiro si era svegliato con una strana sensazione soffocante che lo costringeva a prendere profondi respiri pur di non soffocare. Katsuki era già andato a lavoro, più mattiniero del solito e non gli aveva lasciato la colazione sul tavolo.
Non era mai successa una cosa del genere, dato che all'Omega piaceva molto cucinare e soprattutto per lui, che sapeva dare grande soddisfazione boccone dopo boccone.
L'Alpha si aggiustò nervosamente il nodo della cravatta blu che indossava. I neon bianchi dell'ascensore si riflettevano a tratti con un tocco metallizzato. Era talmente nervoso che non riusciva a zittire la mole di pensiero nella sua mente che frusciava fin nelle orecchie come uno sciame di calabroni.
Guardò lo smatwatch al polso; di Katsuki neppure un messaggio.

«Ti ho fatto arrabbiare, Kat?» sussurrò tristemente.

Ma le porte dell'ascensore che si aprivano misero momentaneamente a tacere le sue preoccupazioni. Il piano sul quale era approdato l'avrebbe condotto in sala riunioni dove l'attendeva un meeting con dei pezzi grossi. Avrebbe lottato in modo professionale per condurre l'azienda verso il meritato lustro.

-Ne riparleremo, Katsuki. Non voglio che tutto rimanga nel silenzio. Se ti ho fatto qualcosa mi scuserò per cento volte- pensò mentre riacquistava sangue freddo.


***


Non fu solo il tuono ad accogliere Eijiro Kirishima bensì anche l'appartamento con le luci spente e un persistente odore di tabacco. I lampi accendevano di bianco e indaco le stanze del trilocale per qualche momento, poi le tenebre tornavano ad intrecciarsi fittamente.

«Kat, sono tornato» annunciò l'Alpha.

Che diavolo era quella scia nauseabonda di nicotina che aleggiava tutt'intorno?
Eijiro la seguì fino in cucina. Neanche una pentola bolliva con la cena, come al solito. Per lui non era tanto lo stupore di non trovare niente da mangiare ma più che altro il fatto che il suo Omega non armeggiasse ai fornelli.
L'Alpha non aveva mai preteso od obbligato l'Omega ad occuparsi della casa, di cucinare o di pulire. Per Katsuki il regno era sempre stata la cucina e fin dalla loro convivenza si era stabilita la regola che soltanto lui avrebbe cucinato ed Eijiro mangiato tutto, senza sprecare niente. 
Non che fosse mai stato un supplizio; Katsuki era un cuoco provetto.
Ma il fatto che non avesse mosso un dito nella cucina era un campanello d'allarme; succedeva raramente ma quando accadeva, significava che l'Omega non era affatto in forma. Eijiro corrugò le sopracciglia, con un po' di timore.
Quando si voltò, per poco il cuore non gli saltò fuori dal petto. Gli occhi cupi di Katsuki lo fissavano. Era in piedi, nel salotto, tra il divano e il portariviste che faceva riflettere - sebbene di poco - la tv appesa al muro. Una lucina rossa di una sigaretta bruciava tra le dita della mano destra, l'altra era saldamente aggrappata alla piegatura dell'altro braccio sotto lo sterno.
Come aveva fatto a non vederlo quand'era rientrato dal lavoro?
Eijiro gli strappò di mano la sigaretta e la strinse nel pugno. Non batté ciglio alla scottatura che si fece nel palmo. Troppe parole vorticavano nella sua mente, troppe domande, troppi perché. Katsuki aveva smesso di fumare quando si era scoperto incinto; non che prima fosse stato un accanito fumatore. Qualcuna nei momenti di grande stress.

«L'ho fatto» mormorò l'Omega, con una voce lenta, bassa e quasi lontana.

L'Alpha spalancò gli occhi. Gli sollevò con brutalità la maglia larga e nera che indossava... riguardò il fantasma di Katsuki, perché quello che lo fissava senza la benché minima espressione non poteva essere l'uomo di cui si era innamorato. Il gonfiore era scomparso. Al suo posto solo pelle afflosciata.
Eijiro fece un paio di passi indietro. Non credeva ai suoi occhi. Non era possibile. Era un incubo, vero? Il biondo aveva premeditato tutto, per questo non l'aveva chiamato per tutto il giorno o considerato più.
Se se ne fosse accorto prima!

«Me ne sono liberato» aggiunse tranquillamente Katsuki. «La mia carriera viene prima di tutto. Ora niente mi impedirà di raggiungere i miei obiettivi».

Nel petto dell'Alpha stava crescendo un'onda nera di disperazione, nella sua mente il silenzio assordante.

«Amerai solo e di nuovo me» riprese il biondo, poggiandogli sulla guancia la mano.

Quel tocco gli sembrò una barra infuocata. Eijiro si allontanò con uno scatto così violento che urtò il portariviste. Il cristallo s'infranse in mille pezzi nel colpire di netto il parquet. Katsuki abbassò entrambe le mani lungo i fianchi.

«Non mi ami più?».

Ad Eijiro vibrava il labbro inferiore nella collera. Tirò fuori un calzino minuscolo e bianco dalla tasca dei pantaloni... lo aveva comprato come portafortuna in un negozio di maternità sulla strada di casa. Ma nel farlo, la scatolina di velluto era caduta in terra e l'anello era rotolato accanto al piede nudo e freddo di Katsuki.

«Non mi vuoi più sposare?».

Eijiro dischiuse le labbra ma non una parola ne uscì. Come poteva parlare così tranquillamente quella persona che gli sostava dinanzi e che ora teneva in bilico l'anello tra di due dita? Katsuki gliel'allungò dinanzi.

«Fammi la proposta».

A un fragoroso tuono, l'Alpha esplose. Afferrò i polsi di Katsuki, lo sbatté contro il divano ma per quanto avrebbe voluto riversare su di lui la soffocante collera che provava e traboccava dal suo cuore pieno di crepe, gli urlò addosso solo l'agonia mentre singhiozzava.
L'Omega rimase immobile, insensibile di fronte a quell'Eijiro che mai aveva visto. Non sentiva nulla, esattamente come quando aveva fatto il test di gravidanza. Il suo Alpha era stato felicissimo ma lui non aveva percepito gli stessi amore o gioia. Era stato solo un percorso non programmato che aveva deciso di troncare per il bene della sua carriera.

«Hai ucciso un bambino!» singhiozzò Eijiro. «Come hai potuto?! Non hai neanche avuto un briciolo di compassione quando ti hanno fatto sentire il battito del cuore?!».

«Era un maschio».

Eijiro trattenne il fiato e lo guardò. Katsuki era apatico: continuava a dire cose più dolorose di una coltellata al cuore. Come riusciva a parlare di una cosa così grave con una gelida ed inquietante naturalezza?
L'Alpha si rialzò in piedi, l'Omega si sedette.

«Imperdonabile».

Il rosso marciò in camera da letto; raccolse in un borsone i pochi indumenti che aveva e gli oggetti personali. Katsuki si era alzato e guardava i frammenti di cristallo sul pavimento del salotto. Fuori la tempesta era ormai potente come un uragano.

«Dove stai andando?» chiese in un fil di voce.

L'Alpha lo guardò per un'ultima volta e lo lasciò da solo. La porta non sbatté neppure nel richiudersi. L'Omega si afflosciò sulle ginocchia, una mano volò sulla pancia. Il cucciolo di cui si era liberato, no... che aveva ucciso senza pietà non c'era più.

«Amavi di più tuo figlio che me?» sussurrò.

Katsuki pianse. Le lacrime si trasformarono in singhiozzi mentre la pioggia batteva contro i vetri del salotto. Il dolore veniva fuori e con esso anche la consapevolezza, anzi, la realizzazione, di quello che aveva fatto.
Non aveva solo ucciso Eijiro.
Ma anche suo figlio.
Katsuki Bakugo era un mostro.
Il suo sogno di diventare importante, con l'uomo che amava più della sua stessa vita al proprio fianco si era infranto. L'anello che mai avrebbe messo al dito era dinanzi a lui. Katsuki Bakugo appoggiò la fronte sul pavimento, incurante di ferirsi, incurante di ogni cosa.

«Non mi ami più?» chiese con voce lamentosa. Premette ancora la mano sulla pancia. «Non nascerai mai più, piccolo mio?».

Il singhiozzo divenne risata e poi di nuovo pianto. Forse era meglio così, sentì sussurrarsi nell'orecchio, con un tono canzonatorio. Sarebbe stato una pessima mamma.
Katsuki Bakugo era un assassino.
Per inseguire il suo sogno di una vita perfetta, aveva sacrificato tutto il suo mondo felice.


The End



Angolo di Watchie

Perché porti sempre storie strazianti? Perché io credo che bisogna sperimentare sempre. Questa idea mi è nata durante una conversazione con  Hanami_Girl e di conseguenza non potevo lasciare il racconto solo nella mia testa. (Un po' di crediti a lei, grazie!). Quindi mi prenderò la responsabilità di asciugare le vostre lacrime. Prossimamente pubblicherò altre One-Shot molto Spicy; quindi da R-18 perché è da parecchio che non porto contenuti che ci fanno da vaso-dilatatore, ovvero che il cuore batte a mille. Detto ciò, alla prossima domenica con la BakuDeku!
Plus Ultra!

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