Capitolo 39

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 Gary si appoggiò al telaio della porta dell'ospedale, sentiva il respiro più libero, come se l'ossigeno che entrava nei polmoni avesse un sapore diverso. Il gesso alla gamba era un peso che sembrava più leggero all'aria aperta, ma il cammino fino all'auto si fece comunque incerto. Appena vide la macchina di suo padre parcheggiata, un piccolo sollevo gli attraversò il corpo. Non si era dimenticato di lui.

Il padre lo vide avvicinarsi e abbassò il finestrino, non un sorriso, solo un cenno di testa. << Vedo che stai meglio, eh? >> disse con voce piatta, guardando l'orologio. << Ti vedo in piedi, almeno. >> Gary si sistemò lentamente sul sedile, con un movimento che tradiva la stanchezza. <<Sì >> rispose con fatica, stringendo le mani sul bracciolo, cercando di non mostrare quanto ancora facesse male. << Un po' meglio. >>

Terence non rispose, avviò subito l'auto. Il motore della berlina iniziò a vibrare. Il silenzio che li avvolse era pesante, rotto solo dal rumore delle gomme sull'asfalto. Gary guardava fuori dal finestrino, i paesaggi familiari che si susseguivano, Grove town era bella così come la ricordava.

<< Dovresti camminare un po' di più >> disse il padre, senza distogliere lo sguardo dalla strada. <<Non fare il pigro >> La frase veniva pronunciata con una leggerezza che non nascondeva alcuna preoccupazione, forse una presa in giro, o solo una critica che sembrava obbligatoria. Gary abbassò lo sguardo verso la gamba, il gesso risultava scomodo da infilare tra i sedili in pelle. Non aveva voglia di rispondere, ma Terence lo guardò brevemente dallo specchietto retrovisore interno, come a voler verificare se avesse sentito la sua affermazione.

Quando arrivarono a casa, il padre si fermò davanti al cancello e si girò verso di lui. << Fai il bravo >> disse, come se stesse dando una direttiva più che un consiglio. << Ci vediamo stasera >> Non aspettò una risposta, si limitò ad aspettare in auto. Gary si staccò dal sedile con lentezza, le gambe ancora goffe, e si diresse verso la porta. Ma prima di entrare, si fermò a guardare il padre che già si allontanava nel traffico ad andatura veloce. Il rumore dell'auto che si allontanava svanì lentamente, lasciandolo con il silenzio del cortile di casa.

      Flia arrivò qualche poco dopo, la porta si aprì con un lieve cigolio e il suo profumo di lavanda e zenzero si mescolò all'aria di casa. Gary, seduto sul divano, fissava lo schermo spento, le stampelle appoggiate al lato, quasi dimenticate. La gamba ingessata era poggiata su un cuscino, e lui si sforzava di sembrare a suo agio, ma il corpo parlava da solo. Ogni piccolo movimento sembrava pesante, un lento accumularsi di stanchezza. << Come stai? >> chiese lei avvicinandosi a lui. Si sedette accanto, accoccolandosi nel suo spazio, la testa appoggiata sulla spalla. Gary si lasciò andare, le braccia che si adagiano con pigrizia sul bracciolo del divano, il respiro più profondo. << Non c'è molto da fare >> disse, più per rompere il silenzio che per altro. Camminare con le stampelle, anche solo spostarsi dalla finestra al divano, sembrava troppo faticoso. Stare fuori sarebbe stato frustrante. << Un film, allora? >> chiese Flia, il tono dolce e rilassato.

Gary annuì, senza aggiungere altro. Il telecomando fece un piccolo scatto nelle sue mani, e la stanza fu invasa dalle luci soffuse dello schermo, mentre fuori, la giornata continuava senza fretta. Flia arricciò leggermente il naso appena vide il titolo sullo schermo. 

<< Di nuovo questo? >> mormorò, quasi più a se stessa che a Gary. La sua voce, morbida ma ferma, tradiva una leggera irritazione. Mentre Gary si sistemava nel cuscino, lei incrociò le braccia e si appoggiò allo schienale con un'espressione che sfidava l'idea stessa di relax << Non capisco come tu possa guardare queste cose >> disse con un sorriso ironico, ma non privo di un po' di disappunto. << Sono solo una serie di battute stupide e situazioni ridicole. Non ti annoia? >> Gary scrollò le spalle, senza darle troppa importanza. << Non è questione di noia, è solo... leggera. Non voglio pensare a niente per un po' >> Flia sbuffò, guardava il televisore come se stesse affrontando una tortura. << Io adoro i polizieschi >> alzò lo sguardo verso di lui. << Un buon film deve essere impegnato. Analizzo ogni dettaglio. La trama, i dettagli, tutto ciò che un regista mette lì per farti riflettere. Ogni scena è un indizio, Non posso semplicemente sedermi e far finta che sia tutto un gioco >> Gary la guardò per un momento, notò la serietà con cui parlava. Era un modus operandi che Flia metteva in ogni cosa che faceva, anche in qualcosa di apparentemente banale come un film scelto a caso. Gary sospirò, poi guardò lo schermo con un sorriso stanco. << Possiamo almeno provare a guardarlo insieme?" disse, un po' scherzando, ma con un'inclinazione a fare un piccolo compromesso. Lei si rassegnò con un sorriso << Solo perché sei tu quello zoppo >> la sua espressione si ammorbidì mentre si sistemava per guardare lo schermo, nonostante le sue preferenze.

Dopo il film, .Flia si stava preparando per tornare a casa. Doveva pranzare con sua madre << Amore, io devo andare, tu fai pranzo da solo?>>  il viso di Gary si rannuvolò << Sai bene che i miei genitori non ci sono mai durante il giorno >>

 << Perché non hai  chiesto ad Adam di pranzare con te? >>

<< Perché speravo di pranzare con te >>

<< Ti avevo avvertito che non potevo, non ti arrabbiare >>

 Gary sperava di convincerla facendole provare pietà per la sua povera situazione. << Devo incontrare Adam oggi pomeriggio, al Blu Bush bridge, anche se tu mi hai già raccontato tutto >> rise. << Comunque, da qualche settimana ho notato che non indossi più il cappuccio, è merito mio? >> Flia fece finta di essere indaffarata a cercare il cellulare nella borsa, non pensava che Gary se ne fosse accorto, effettivamente era merito suo, la faceva sentire più al sicuro, più aperta con il mondo, ma si vergognava troppo ad ammetterlo al fidanzato. Accettare che una persona avesse il potere di influenzarla a tal punto la spaventava. Ragionò in fretta alla prima risposta sensata che le venisse in mente << Non gongolare, il motivo è che fa davvero caldo questi giorni >> Dovette girarsi di spalle per nascondere a Gary il suo imbarazzo causato dalla risposta banale, per lei Gary era diventato molto importante. Raccolse con fare impacciato la borsa caduta poco prima e si diresse alla porta. Gary la salutò mandandole un bacio con la mano << A dopo amore >> Flia simulò la ricevuta del bacio. Aprì la porta di casa  e prima che quest'ultima si chiudesse aggiunse  << Ciao amore, Ti amo! >> Realizzò un attimo dopo quello che aveva detto, sbatté la porta e corse di sotto per le scale, non poteva aspettare l'ascensore, Gary avrebbe potuto richiamarla per chiederle spiegazioni. Non aveva sentito se gli avesse risposto né la sua reazione, avevano deciso di comune accordo di non fare passi avanti nella relazione prima di vedere se il loro rapporto sarebbe sopravvissuta alla distanza. Flia con quell'ultima frase aveva involontariamente infranto gli accordi. Decise di tornarsene a casa, non ne voleva parlare sul momento, non era in grado. Prese il pullman, una vecchietta seduta al suo fianco la fissò per tutto il viaggio, Flia non sembrò nemmeno accorgersene, si dimenticò perfino di obliterare il biglietto, rimuginava a quello che era successo, al modo e alla leggerezza con cui aveva detto ti amo, non era il momento opportuno, voleva dire quelle due parole in una situazione migliore, sicuramente più romantica. Si chiedeva come Gary avesse reagito, magari anche lui avrebbe preferito un altro momento, in più, non aveva nemmeno ascoltato la sua risposta per codardia. Tra mille pensieri rientrò a casa, si sdraiò sul letto e prese il cellulare, nel display comparì un messaggio inviato da Gary; probabilmente il fidanzato voleva delle spiegazioni sul suo comportamento di poco prima, si preparò mentalmente a rispondere e lesse il messaggio

-Ti amo anche io.

Sfumature di giovinezzaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora