Elisabeth
La domanda mi immobilizza, poiché non so se è più consono mentire e scappare dalla realtà, oppure affrontarla e salvarla. Alla fine, non sono felice di essermi allontanata da Ray. Non sono orgogliosa di essere scappata un'altra volta dai giochetti di mia madre. Non sono fiera di essere una fuggitiva, ma purtroppo, non ho il lusso di scegliere cosa fare.
"Penso che allontanarsi da una persona a cui abbiamo voluto bene sia brutto e basta." rispondo freddamente, cercando di risultare insensibile all'argomento.
"Capisco... Vuoi parlarmi d'altro?" penso che persino lei abbia capito che l'amicizia tra me e Ray è come un campo pieno di mine: non sai quale sia la strada giusta, vai solo avanti sperando di non fare un passo sbagliato.
"Sinceramente non ho nulla da raccontare. Vita monotona la mia." mento come meglio posso.
"Beh dai, almeno sei tranquilla... Prendo il tè." mi informa, mentre si alza per afferrare la teiera.
L'odore di frutti di bosco è ovunque e il rumore dell'acqua che bolle è una carezza per l'udito. Mi sembra di essere avvolta da un cappotto in una giornata fredda, mi sembra di essere abbracciata.
"Aspetta, prendo... pren... pr..." le parole muoiono sulla sua bocca e improvvisamente il suo corpo cede alla forza del suo peso. Afferro il busto, facendo attenzione che la testa non sbatti da nessuna parte.
"Oh, mio Dio! Aiuto! Aiutatemi!" urlo, cercando di catturare l'attenzione di chiunque. Trascino il corpo verso il soggiorno, cercando di adagiarla sul divano. Non so minimamente cosa fare.
"El-elisa..." mormora, facendomi intuire che è ancora cosciente.
"Sono qui! Sono qui! Cosa devo fare!?" domando impanicata. Prendo dei cuscini e li appoggio dietro la sua nuca, cercando di farle circolare il sangue. Cascate di sangue.
Tutto quello che stava uscendo dalla sua bocca erano cascate sangue.
"CAZZO!" cerco il cellulare attorno a me per chiamare i soccorsi "Cosa devo fare?!"
Dove. Diavolo. È. Ray.
"Puntura. Casset-to." bisbiglia, provando a farsi sentire. Afferro velocemente l'informazione, fiondandomi nella cassettiera a fianco alla porta. Nell'ultimo cassetto vedo una siringa con all'interno un liquido azzurrino.
"Dove devo inserirla?!" chiedo ancora con il panico che mi schiaccia le costole, inginocchiandomi davanti al suo corpo, senza toccare il suo sangue rigurgitato. Le sue forze per parlare sono ormai svanite e consumate.
È capace solo di alzare la manica del maglione, mostrandomi il suo avambraccio nudo.
C'è un puntino rosso, circondato dal classico colore violaceo dei lividi. Penso debba inserirlo lì.
"Qui?!" chiedo prima di procedere in una mossa assolutamente azzardata.
"Si." mormora, mentre le palpebre provano a combattere la stanchezza, dichiarando guerra all'impulso di chiudersi per cadere in un sonno profondo ed eterno. Tiro la pelle rugosa e morbida, e buco il suo braccio con la siringa.
Mi sembra che i suoi occhi si stiano veramente per chiudere.
"Cosa cazzo ci fai qui?!" Ray è tornato.
Ray
Non ho più le libertà di una persona normale. Non posso assentarmi nemmeno venti minuti per fare una passeggiata per buttare l'immondizia, che mi ritrovo la mia collega di lavoro in ginocchio che infilza mia madre con un ago.
"Chi cazzo ti ha dato il permesso per entrare?! Togliti!" sposto il suo corpo da mia madre, finché non mi accorgo che è successo ancora: vomita ancora sangue. Si sta indebolendo. Ancora. Si sta consumando internamente. Ancora. Sta morendo. Ancora.
"Porca troia..." sussurro. Come ho fatto ad essere così stupido da allontanarmi da casa per tutto questo tempo? Come ho osato pensare fosse una buona idea prendere una boccata d'aria fresca? Come ho fatto a credere che cancellare i miei problemi per venti minuti mi avrebbe fatto bene?
Devi essere forte Ray.
"No-non, non so cosa ho fatto. Me l'ha chiesto lei. Non sapevo che fare... Io-"
"Esci." ordino duramente, senza accettare un "no" come risposta.
Elisabeth
"Esci." mi ordina con un tono che non vuole sentire obiezioni. Il suo sguardo è tagliente, protettivo e diffidente. Sembra che abbia davanti un mostro. Il mostro che ha salvato sua madre.
"Va bene, esco... Chiamo prima un'ambula-"
"Esci da qui cazzo! Esci!" urla, sbattendo la mano sul tavolo. Spaventata dal boato, decido di eseguire l'ordine, d'altronde non volevo fermarmi tanto, né prima né tanto meno ora.
Afferro la sciarpa e l'abbandono sul tavolino che ci separa.
Il corpo di Ray trema come una foglia, sembra terrorizzato come un bambino. Si inginocchia, afferrando la mano di sua madre, ed appoggiando la sua testa a fianco al suo cuscino.
"Scusa R-"
"Porca puttana esci da casa mia! Esci dalla mia vita cazzo! È difficile!? Va via!" grida, sputandomi tutto lo schifo che in questo momento so che lo sta strozzando, senza nemmeno provare a nascondere le lacrime di cui si è sempre vergognato. Ha sempre odiato farsi vedere mentre piange.
Non rispondo al suo ordine ma lo eseguo direttamente, e senza opporre resistenza, mi dirigo verso la porta d'uscita.
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Il Riflesso Di Una Bugiarda
RomanceUn posto di lavoro e due criminologi pronti ad ottenerlo. Una bugiarda professionista e un uomo intenzionato a scoprire la verità. Daphne White colpisce come un proiettile ma è fragile come una rosa. La Volpe Nera la cerca con fame e bramosia, atte...
