Ray
C'erano poche certezze in quella serata: la musica faceva schifo ed Elisabeth era ubriaca fradicia.
Aveva iniziato a bere da quando eravamo entrati, scolandosi minimo sette bicchieri di champagne. Il mio sguardo era fisso su di lei per controllare che non facesse danni. Perché ha voluto perdere il controllo, così, di punto in bianco?
Mi metto a qualche metro da lei, ad una distanza tale da poter sentire ciò che dice senza essere notato.
"Amo ballare! Questa musica è stupenda!" si mette a urlare, catturando così lo sguardo di un uomo abbastanza alto, biondo e di bell'aspetto, che coglie la sua felicità come un invito per strusciarsi addosso a lei. Questo non te lo lascio fare, stronzo.
Accelero il passo, dividendo i due corpi.
"Scusami amico, qualche problema?" mi domanda, barcollando. Puzza di alcool.
"Uno: io e te non siamo 'amici'. Punto secondo: smamma da lei, grazie." ordino, facendogli intuire che non avrei accettato alcuna opposizione.
"Dai amico, ci stiamo divertendo! Domani dimenticheremo tutto. Fammi dare una botta alla tua amichetta e poi la lascio. Non se ne accorgerà." un brivido mi immobilizza, facendomi ribollire il sangue e contorcendo le mie viscere. Razza di coglione.
Eseguo quel singolo passo che ci separava, costringendolo ad un vero e proprio scontro faccia a faccia.
"Se solo ti vedo toccarla, giuro che ti faccio uscire da qui a calci in culo. Ci siamo capiti?" sussurro, assorbendo il timore nei suoi occhi. Fortunatamente il mio tono sicuro e la mia stazza lo terrorizzano, facendolo sparire dalla mia vista.
"Ray guarda come si muove il mio vestito sotto le luci!" mi urla Elisabeth, costringendomi a voltare le spalle.
"Si Elisabeth, ho visto. Ora che ne dici se torniamo a casa?"
"Casa? Quale casa? Io mi sto divertendo da matti!" mi sottolinea, iniziando a girare come una trottola, senza accorgersi di star spalancando la scollatura. Velocemente mi affretto nell'abbracciarla per coprire il suo seno che a breve sarebbe uscito del tutto.
"Oh, grazie che mi abbracci! Io amo essere abbracciata dalle persone buone. Hai un buon profumo sai?" grida, stringendomi a sé.
"Elisabeth alza la scollatura per favore, ti si vede tutto." le faccio notare, chiamando tutte le mie forze per non far cascare l'occhio.
"Fallo tu." risponde spavalda.
"No Elisabeth, non lo farò. Avanti, copriti."
"Uffa." goffamente afferra la scollatura, sistemandola come prima e dandomi il permesso così di staccarmi.
"Sei molto dolce e carino Ray, è un peccato averti conosciuto." mi confessa, mettendosi a braccia conserte.
"Un peccato?" domando incuriosito. Solitamente l'alcool dovrebbe renderci onesti, perciò forse non sprecherò del tutto questa occasione.
"Si, perché mi fa più male starti lontano, poi." risponde, rivolgendo il suo sguardo al pavimento.
"E perché dovresti starmi lontana?"
"Perché la Volpe Nera non lo vuole. Mi distruggono sennò." il sangue mi si gela, obbligandomi a stare in silenzio. Cosa c'entra la Volpe Nera?
"Scusate, tutto bene qui?" domanda con finta preoccupazione Mary che ci ha appena raggiunti.
"Oh, in realtà penso porterò Elisabeth a casa. Non sta molto bene." dico, cercando di tagliare corto la conversazione.
"Ho notato. È stato impossibile non vedere come si è ridotta. Mi sono permessa di prendere dal bar questo tè alle erbe, così starà meglio dopo tutto l'alcool che ha assorbito. Assicurati che lo beva tutto." mi raccomanda, con uno sguardo affilato come un felino.
"Certamente, grazie. Ora perdonaci, ma la riporto a casa." Prendo Elisabeth per mano, costringendola a seguirmi verso l'uscita della sala.
Ci sediamo sulle poltrone dell'ingresso principale, dove finalmente regna il silenzio e la pace.
"Tieni. Mary ti ha or..."
"Non voglio soffrire o dormire." afferma guardandomi dritto negli occhi e mettendo su uno strano broncio disgustato. Il suo sguardo cela una sofferenza talmente profonda da sembrare oscura ed infinita.
"Elisabeth, nessuno ti vuole far soffrire. È un semplice tè." la rassicuro, porgendoglielo.
"No. Sono sicura che c'è il sonnifero o del veleno. Non lo voglio. No." ribadisce, mettendo in chiaro le sue intenzioni. Come dovrei farglielo bere adesso? Via flebo?
Stranito dalla situazione, non posso fare altro che assecondare la sua richiesta; perciò, verso tutto il tè nel terriccio della piantina che si trova di fianco a noi, rimanendo scioccato da ciò che ne sussegue: il terriccio, dopo essere bagnato dal tè fatto da Mary, crea una patina bianca che successivamente evapora in una piccola nuvola di fumo.
"È il veleno. Lo sapevo. Ce l'ha ancora quel mostro." confessa Elisabeth portandosi una mano sulla bocca. Mary voleva avvelenare Elisabeth, e la cosa che mi spaventa di più è che Elisabeth lo sapeva.
"Elisabeth perché tua madre voleva avvelenarti!?" esclamo, perdendo ad ogni secondo un battito cardiaco. Non ci posso credere.
Elisabeth distoglie lo sguardo, lasciando che i suoi occhi vengano bagnati da un fiume di lacrime.
"No, no... Elisabeth guardami." afferro il suo viso, obbligandola a guardarmi in faccia.
"Non piangere per favore, sono qua ok? Dimmi solo perché tua madre ha cercato di avvelenarti."
"Perché la Volpe Nera odia le spie." terrorizzato, inizio a tremare anche io. Qual era il nesso? Cosa stava accadendo? Come dovevo agire?
"Elisabeth... cosa c'entra la Volpe Nera?" domando impanicato dalla sua risposta.
"Mia madre è la Volpe Nera."
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Il Riflesso Di Una Bugiarda
RomansaUn posto di lavoro e due criminologi pronti ad ottenerlo. Una bugiarda professionista e un uomo intenzionato a scoprire la verità. Daphne White colpisce come un proiettile ma è fragile come una rosa. La Volpe Nera la cerca con fame e bramosia, atte...
