35. Recita

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Ray

Accompagno Elisabeth verso casa sua, per poi scambiare le ultime parole della serata difficile appena trascorsa.
"Grazie tante. Sei stato molto gentile."
"Figurati." rispondo. Il suo sguardo si muove dalla parte opposta, rivolgendolo alla sua dimora dietro le sue spalle. Esteticamente è molto trasandata: l'erba alta, i muri sporchi, l'intonaco sbriciolato e le grondaie intasate.
"Ehm... La casa in realtà era di mio padre. Io non abito qui, o almeno, è moment..."
"Non mi devi alcuna spiegazione Elisabeth. Non ti giudicherei mai per una cosa del genere. Stai serena." mi affretto di rassicurarla. Chissà quanta forza si cela dietro un'anima che ha sofferto silenziosamente per così tanti anni.
"Bene... Allora buonanotte e grazie ancora."
"Buonanotte."
Gira i tacchi, intraprendendo il vialetto per entrare nella porta principale. Barcolla un po' a causa dell'alcool in circolazione, ma nonostante questo riesce ad arrivare a destinazione.
"Elisabeth?"
"Si?"
"Sta attenta per favore." affermo sicuro, cercando di risultare deciso.
"Lo sono da 27 anni, Ray. Sono abituata a guardarmi le spalle."

***

Spalanco le porte dell'ufficio, accorgendomi che Elisabeth non è ancora arrivata. E se fosse successo qualcosa? Mi affretto a guardare nei bagni e nei corridoi, finché non la vedo con il passo spedito e deciso nella mia direzione.
Le do le spalle, ed entro nel nostro studio. Mi siedo e sistemo tutto il mio occorrente.
Dopo poco tempo, fa la sua entrata, rivolgendomi un breve saluto accompagnato da un sorriso.

Elisabeth

Sono consapevole che la mia rivelazione della sera precedente abbia traumatizzato Ray. Sono conscia del fatto che dal preciso momento che ho parlato, non solo ho trovato un alleato nell'ambito lavorativo, ma ho creato anche una nuova vittima per la Volpe Nera.
Solo l'idea dei pericoli che Ray e sua madre potrebbero passare per causa mia, mi fa venire la nausea. Il senso di colpa per essermi sfogata mi schiaccia il petto, togliendomi il respiro. So che dovremmo parlarne e approfondire meglio le informazioni che posseggo sulla Volpe Nera, ma in questo preciso momento, io mi trovo senza prove concrete: l'unica arma che custodisco sono i miei ricordi e le mie cicatrici, nulla di più. Inoltre, non devo dimenticare che Mary, attualmente, è la compagna del capo di questa azienda investigativa. Sono certa che lo abbia manipolato come una vera professionista, e se avesse anche cancellato le prove, non mi stupirebbe. Tipico di Mary.
Faccio un respiro profondo, e decido che per oggi, solo per oggi, posso permettermi di assaporare un briciolo di normalità, anche se niente di tutto questo lo è.
"Segretario, avresti una penna nera?" domando, provocando lo sguardo contorto di Ray.
Dopo la cena di ieri, desidero solo un po' di sana e dovuta pace.
Ray mi osserva, tramutando lentamente la sua espressione in un ghigno divertito. Ray capisce sempre.
"Preferisco bruciarla piuttosto che darla a te." risponde con un'espressione compiaciuta. Senza pensarci gli tiro una gomma addosso, che però lui afferra al volo, scrivendoci qualcosa sopra con la penna.
"Hey! Mi rovini la gomma! Fermo!" esclamo, mentre osservo le incisioni afflitte alla mia povera e innocente gomma. Quando finisce di scrivere, la riguarda per un secondo, per poi rilanciarmela.
Afferro al volo il bottino, e leggo curiosa ciò che ha scritto.

Bambina bella

Un battito si ferma, ed il mio respiro rallenta. Alzo lo sguardo rivolgendogli un sorriso affettuoso. Non vuoi proprio che io non mi affezioni a te, vero?
"Da quando sei passato dall'essere stronzo e bastardo all'essere dolce e premuroso? Sei bipolare?"
"Ti ho rovinato la gomma con un pennarello indelebile a punta fine. E poi ho scritto anche dietro. Non è abbastanza da 'stronzo' per te, Milady?" chiede, inclinando il collo da un lato.
Divertita giro la gomma, e ne leggo il retro.

Viziata e fastidiosa.

"Hai una mira di merda comunque..." commento, continuando a sorridere come un'ebete.
"Devo leggere prima il nomignolo carino o l'insulto?" chiedo.
"Dipende da te. Vuoi prima il bello o prima il brutto?" che domanda da infiniti significati e punti di vista.
"Ray, Elisabeth. Subito nel mio ufficio." afferma il capo che è appena entrato spalancando le porte del nostro studio, facendoci prendere un dannato infarto.
Io e Ray ci guardiamo, per un attimo, spaventati, per poi dirigerci con passo spedito verso il suo ufficio.

Ray

Entriamo nella stanza, ed entrambi ci posizioniamo davanti alla scrivania di Andrew.
"Qualche problema?" domando leggermente impaziente.
"Molti problemi..." risponde un'agente alle nostre spalle. Grazie, ora mi sentirò sicuramente a mio agio.
"Cos'è successo?"
"La Volpe Nera ci sta attaccando."
Il mio sguardo si getta verso quello di Elisabeth, che chiude gli occhi, stringendo i pugni e cercando di reprimere qualsiasi emozione.
"Come lo sapete?" mi interesso, provando a non distrarmi dalla sua presenza al mio fianco.
"Ieri sera, alla cena di gala, un uomo è stato trovato nei nostri uffici, mentre stava cercando qualcosa nella mia scrivania."
"Come sappiamo che è stata la Volpe Nera?" domanda Elisabeth, portandosi una mano sul petto.
"Perché prima di arrivare ai nostri uffici, ha ammazzato due uomini, incidendo il simbolo della Volpe Nera su entrambi gli avambracci. Evidentemente voleva lasciare il segno - come sempre - ma fortunatamente siamo riusciti a catturarlo in tempo...Vorremmo che voi faceste delle domande."
"Adesso?"
"Si. Prima che si tolga la vita per mantenere il silenzio." afferma, uscendo dalla porta insieme all'agente e direzionandosi verso la stanza degli interrogatori.
Ancora una volta, rivolgo l'attenzione ad Elisabeth, che osserva un punto sul pavimento senza fare domande.
Mi avvicino, sfiorandole dolcemente il braccio con una carezza per svegliarla dal suo stato di trans.
"Andrà bene. Non sei sola." sussurro.
I suoi occhi spaventati si focalizzano nei miei per qualche secondo, per poi scappare verso la sala dell'interrogatorio.

Elisabeth

Camminiamo per i corridoi, finché un dubbio mi affligge.
Afferro il braccio di Ray per fermarlo e bloccarlo dalla sua camminata.
"L'uomo potrebbe riconoscermi! Loro sentirebbero tutto!"
"Cazzo è vero... Cosa facciamo?"
Penso velocemente, trovando la prima mossa sensata da afferrare per scappare da questo pericolo. Pensa, pensa, pensa.
Creo improvvisamente un'infinità di idee finché un lampo di genio nasce nella mia mente. Menti Daphne, menti.
Mi accascio all'indietro, fingendo uno svenimento. Le mani di Ray si bloccano sulla mia vita, stringendola, per poi sollevarmi e prendermi in braccio.
"Mossa geniale, Wonder Woman..." mormora al mio orecchio, mentre nascondo il viso sull'incavo del suo collo. Ha sinceramente un buon profumo.

Ray

"Aspettate! Abbiamo un problema!" urlo, catturando l'attenzione degli agenti che camminavano spediti davanti a noi.
"Mio Dio, che succede? Sta bene?" domanda Andrew dopo averci raggiunto di corsa.
"Credo abbia un calo di zuccheri, non ha fatto colazione e ieri non ha mangiato... La metto sul divano del nostro ufficio e corro da voi per l'interrogatorio." spiego, mentre li ho rivolto le spalle.
Mi incammino nel corridoio in direzione del nostro ufficio, senza fare a caso agli occhi scioccati dei nostri colleghi.
"Che dici, ti metto giù?" sussurro a Elisabeth.
"Non ancora. Deve essere realistico, no?"
Furba.

Il Riflesso Di Una BugiardaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora