41. Paura

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Ray

Dopo alcune informazioni scambiate con la polizia, ci hanno ordinato - a me e ad Elisabeth - di dormire in un hotel vicino la stazione di polizia, questa notte. Staranno nei paraggi dell'abitazione di Elisabeth e alcuni poliziotti si fermeranno a casa mia per proteggere mia madre.

La conversazione avuta con Elisabeth mi ha scombussolato parecchio, tanto che non riesco ad essere lucido mentre guido. Penso solo a lei.

Mi ha posto una domanda difficile, non scontata, che da un'ora intera mi tormenta. "Vuoi stare a fianco a me, Ray?"

Non un criminologo, non un agente di polizia, non un collega, ma Ray Clark.

Elisabeth vuole che io le stia accanto, come quando eravamo bambini e ci legava una complicità unica. Solamente che adesso, la mia presenza nella sua vita mette in pericolo la mia e quella di mia madre. Forse, se fosse solo per me io...

"Ray?" la voce di mia madre al telefono mi riporta alla realtà. Mi ero scordato persino di averla chiamata in questi cinque minuti.

"Ciao, mamma. Tutto bene?" mi interesso all'istante, mentre aspetto che il semaforo rosso diventi verde.

"Si amore, adesso sì. Tu, invece? Dove sei andato per tutto questo tempo?" mi domanda con tono preoccupato. Ero dalla persona che ci ha attirato una mafia in casa, mamma.

"Ero andato da una persona... Mi aveva chiamato e mi aveva detto che non stava bene. Perciò ci ho fatto un salto."

"Mh, capisco. E cosa ti ha spinto ad abbandonare la casa e me per fiondarti a casa si questa persona senza battere ciglio... Ray?" ho capito, questa sera sarebbe stata la sera delle domande difficili.

"Non lo so, forse il mio istinto altruista." rispondo provando a lavarmene le mani.

"Certo..." non ci crederebbe nemmeno sotto tortura.

"Mamma?"

"Dimmi" prendi coraggio Ray. Chiediglielo.

"Tu staresti accanto ad una persona che ti mette in pericolo costantemente?" chiedo a bruciapelo, senza neanche pensare.

"Dipende. Questa persona può occupare quel vuoto incolmabile? Può farti stare bene per sempre?" prova ad aprirmi gli occhi, mentre la strada verso l'hotel mio e di Elisabeth si accorcia.

"Non saprei." accorcio, eliminando le vere dinamiche.

"Capisco... La tua risposta è un vero 'non saprei' o è un 'non voglio ammettere a me stesso le mie emozioni'?" purtroppo questa non è una domanda difficile, ma nonostante la risposta sia così semplice ed intuitiva, decido di stare zitto, e cadere lentamente nel silenzio.

"Ho capito... Fai la scelta che tu reputi giusta Ray, ormai sei adulto e sai farlo, ma sta attento. Il cervello non potrà mai sostituire il tuo cuore, e spesso, la razionalità non porta a scelte sagge. Chiaro?"

"Mh-mh" annuisco, mentre parcheggio l'auto accanto a quella della polizia.

"Va bene... Buonanotte Ray."

"Buonanotte mamma, ti voglio bene sappilo." le ricordo.

"Lo so, lo so Ray... Ah! Ray?" mi blocco nel chiudere la chiamata, rimanendo con il dito in aria "Si?"

"Ricordati che chiunque sia, lei ha tutta la vita da offrirti. Io non resisterò ancora per lungo."

Schifoso e meraviglioso sesto senso materno.

"Chiaro, mamma."

"Notte Ray."

E così, ho chiuso finalmente la telefonata più interessante e complicata che io abbia mai avuto.

Elisabeth

Con un giubbotto della polizia addosso, prendo la chiave della mia stanza e mi sistemo sul letto. La vita di una fuggitiva, questa è l'essenza della mia esistenza. Per quanto cerchi di aggrapparmi ad un briciolo di normalità, tutto viene spolverato e riazzerato da Mary - mia madre. La donna che in qualche modo mi ha cresciuta e che dovrebbe darmi le sue braccia per accogliermi in un abbraccio usa le sue mani solo per uccidermi.

Penso ancora a Ray e al discorso patetico - anche se sincero - che gli ho sputato addosso qualche ora fa. Come hai fatto ad essere così stupida e credulona Elisabeth? Sinceramente non so nemmeno spiegarlo. So solo che la mia anima ha bisogno di Ray in qualche modo. Andare in guerra con lui al mio fianco mi spaventa di meno. La sua battuta sempre pronta e servita mi distrae dai demoni che mi pugnalano ogni millisecondo della mia vita. Il suo corpo accanto al mio mi protegge dagli artigli di Mary e dei suoi scagnozzi. La sua razionalità mi porta sempre alla realtà, rendendomi lucida e cosciente all'istante. Lui migliora tutto questo casino.

Toc, toc.

Il rumore alla porta mi costringe a fuggire dalla mia malinconia. Mi dirigo all'entrata, la spalanco con tutta la sicurezza di trovarmi davanti un poliziotto, quando in realtà ricevo solo la sorpresa di trovare Ray, con uno sguardo perso e pieno di rammarico.

"Ciao... Posso aiutarti in qualche modo?" domando, godendo della sua presenza per quei pochi e semplici istanti. Dopo non sarà più così, scapperà anche lui dalla mia oscurità maligna.

"So che spesso sono un bambino e che scappo da tutte le mie emozioni..."comincia. Dove vuole andare a parare?

"So anche che spesso posso risultare patetico e superficiale, ma non lo faccio di proposito, è solo un meccanismo di difesa, Elisabeth. Te lo giuro." rimango in silenzio, lascio il palco completamente a lui.

"E so che, per quanto io possa negarlo, qualcosa ci lega. Ed Elisabeth, io... non voglio più nascondermi. Non voglio più giustificare la mia voglia di proteggerti costantemente solo perché ho paura che qualcuno possa farti di nuovo del male. Non voglio più giustificare tutto il bene che provo nei tuoi confronti. Non lo voglio fare più Elisabeth." mi confessa, trattenendo il fiato e attendendo una mia risposta.

"E cosa vuoi, Ray?" sussurro, senza distogliere gli occhi dalle sue pupille piene di sentimento e anima.

"Voglio starti accanto Elisabeth. Io, voglio starti accanto. Ray Clark vuole."

"E se mettessi in pericolo di nuovo la tua famiglia?"

"Non succederà, starò pronto a tutto."

"E se dovessero ferirti e perseguitarti per questa tua scelta?"

"Fa niente. Guarirò."

"E se dovessi pentirti?" metto in considerazione. Questa può essere una delle tante penitenze nello starmi accanto: fare la scelta sbagliata.

"Mai." mormora quell'ultima parola con una semplicità innata. Come se non avesse appena firmato un patto col diavolo. Come se non si fosse messo addosso un mirino per la Volpe Nera. Come se stare con me non sia un vero pericolo.

Sento la sua fronte appoggiarsi lentamente sulla mia. Un tocco così intimo e personale, che mi lascia senza fiato nei polmoni. Successivamente, percepisco un leggero calore delle sue labbra sulla mia tempia.

"Hai detto che mi vuoi 'bene'?" punzecchio, con un ghigno.

"Sta zitta..." risponde lui, con un leggero sorrisino imbarazzato. La verità verrà a galla un giorno, ma fino a quel giorno, mi basta anche solo avere Ray a fianco.

Il Riflesso Di Una BugiardaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora