Ray
Torno a casa, ripensando a quanto sarebbe semplice la mia vita in questo momento se non avessi mai conosciuto Elisabeth.
Mi sarei risparmiato tante ripercussioni: il dolore del suo addio quando ero solo un bambino, l'ansia di avere alle costole una mafia specializzata e anche... vabbè, forse era solo confusione.
"Mamma sono a casa!" esclamo, dirigendomi in camera sua, ma quando, durante il mio percorso, incrocio un leggero dettaglio, mi irrigidisco all'istante. La porta è socchiusa.
Chiudo sempre la porta, ogni giorno, così da riuscire a riscaldare la sua stanza. Il bagno si trova dentro la sua camera e la colazione glielo ho appoggiata sul comodino questa mattina; perciò, non ha avuto bisogno di alzarsi per uscire.
Nel dubbio, afferro la pistola. Devi essere forte Ray.
Prendo fiato, dandomi solo cinque secondi di tempo per essere lucido. Solo quattro secondi per riprendere fiato. Solo tre secondi per tremare dall'ansia. Solo due secondi per calmarmi di nuovo. Solo un secondo per entrare. Solo zero secondi per calciare la porta.
La finestra è spalancata e il gelo della sera mi investe. Mia madre è completamente scoperta, senza nemmeno una coperta a coprirla dal freddo. Ha i pomi rossi e trema come una foglia. Mi fiondo a chiudere la finestra, per poi prendere mia madre in braccio, per portarla nel mio letto.
Trattengo tutta l'ansia e la preoccupazione, concentrandomi solo sulla salute di mia madre.
"M-mettila via..." sussurra, mentre la copro con un centinaio di coperte.
Avevo ancora la pistola tra le mani, perciò la nascondo nella tasca della giacca, anche se sapevo che appena avessi avuto il nome del colpevole di questo scherzo, l'avrei ritirata fuori senza pietà.
"È entrato qualcuno? Chi mamma? Chi è? Quando?!" la interrogo, portando la sua pelle gelata ad una temperatura più umana.
"Era un uomo, giovane, credo. È successo qualche minuto prima che tu arrivassi..." Qualche minuto prima. Perciò è nei paraggi lo stronzo.
"Descrivimelo. Mamma descrivimelo con attenzione e precisione."
"Non l'ho visto bene... Ave-aveva una tuta nera, ed una maschera nera in viso. Ho visto solo gli occhi blu... Te lo gi-giuro Ray... Non so chi sia!" mi rivela con voce tremante, scoppiando in lacrime.
"Va bene, va bene. Ti credo mamma. Perché era qui? Cosa ha fatto?" domando, lasciandole il tempo di regolare il respiro.
"Ero- ero nel letto, e ad un certo punto ho sentito un rumore piccolo e corto provenire dalla finestra. Era lo stesso rumore che senti quando sblocchi la serratura. Improvvisamente un uomo è entrato... P-puntandomi una pistola addosso, e chiedendomi ripetutamente dove tu fossi..." devi essere forte Ray. Devi essere forte Ray. Devi. Essere. Forte. Ray.
"Gli avevo detto che non lo sapevo e che non glielo avrei detto. Perciò ha preso una penna ed un foglio, ed ha scritto qualcosa. È scappato in cucina, ed ha lasciato, credo, il foglio lì. Poi è ritornato da me, mi ha buttato le coperte fuori dalla finestra e mi ha puntato di nuovo la pistola sulla fronte... Minacciandomi di premere il grilletto se io avessi chiamato la polizia. E-e poi è uscito..." sbiancai. Se solo fossi stato qui piuttosto che in ufficio a fare la spia, questo non sarebbe accaduto.
Forse lo avrei preso. Forse lo avrei catturato se solo fossi stupidamente ritornato dal mio solito orario lavorativo.
Sentivo le guance bagnarsi e la vista sfocarsi sempre più.
"No Ray. Non devi nemmeno pensarlo." mi rassicura mia madre. Mi impongo soltanto di coprirmi gli occhi dalla vergogna.
"Ray, non è co-colpa tua. Non permetterti nemmeno di pensarlo. Siamo intesi?" non rispondo. Mi limito a stringere i denti e serrare la mandibola per trattenere la mia crisi in arrivo.
"Ray..." con tono dolce, cerca di riportarmi alla realtà, quando non sa che in questo momento non so nemmeno come distinguerla da tutta questa follia.
Mi alzo di scatto, dirigendomi con passo svelto in cucina.
Come volevasi dimostrare, un foglio bianco e candido mi aspettava sul tavolo.
Con fretta mi getto ad afferrarlo per leggerlo. Furbamente, chiunque avesse scritto quel foglio, aveva utilizzato uno stampatello particolare, che riempiva perfettamente i lati di ogni singolo quadretto, così da non poter riconoscere la scrittura.
"Noi odiamo le spie.
Se continuerai a non darmi ascolto. Tutte le promesse che ti ho fatto si realizzeranno.
Volpe Nera."
Il mittente doveva essere sicuro un elemento della Volpe Nera con cui avevo già avuto a che fare.
Uomo. Occhi azzurri. Con cui ho già avuto un colloquio.
Doveva essere l'uomo che avevo interrogato. L'uomo che aveva ballato con Elisabeth. Ero quasi sicuro che fosse quel bastardo. Ma se allora fosse stato lui... Chi lo aveva fatto uscire dalla prigione?
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Il Riflesso Di Una Bugiarda
RomansaUn posto di lavoro e due criminologi pronti ad ottenerlo. Una bugiarda professionista e un uomo intenzionato a scoprire la verità. Daphne White colpisce come un proiettile ma è fragile come una rosa. La Volpe Nera la cerca con fame e bramosia, atte...
