30. Aiuto

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Elisabeth

Domani ci sarà la cena di gala dell'agenzia, e per l'occasione, sto provando alcuni dei vestiti da poter indossare per la fatidica serata.
Un tailleur? No, poi sembra mi debba laureare. Un vestito corto con le paillette? Sì, se voglio che a 23.59 venga fatto il conto alla rovescia.
Devo puntare qualcosa di più semplice.
Mi spoglio, togliendomi un'altra volta l'ennesimo capo, delusa dal fatto che non trovo nulla di "elegant chic".
Il mio corpo nudo sfiora la superficie gelida dello specchio che si trova alle mie spalle. Leggeri brividi di freddo invadono la mia corazza, facendomi tremare dal gelo. Osservo la mia armatura, danneggiata da una serie di cicatrici sparse su tutte le braccia. Mi ricordo ogni storia di ogni crepa che il mio corpo porta. Questi li ho avuti quando mia madre mi spegneva le sigarette sui miei avambracci. Questi invece sono i piccoli lividi che mi faccio pizzicandomi la pelle, per punirmi di qualcosa. Di una bugia per esempio. Questa grande cicatrice, me la sono procurata imparando a maneggiare il coltello per difendermi di nascosto da mia madre.
Forse è meglio che punto per un abito lungo con le braccia coperte. Meglio coprire certe debolezze o ferite. Letteralmente.

Ray

Una volta fatta addormentare mia madre, ed essermi accertato che abbia mangiato tutta la cena, mi dirigo nella mia stanza e mi butto a peso morto sul letto, rivolgendo il mio sguardo al soffitto.
Tante idee, tanti momenti circolano all'interno della mia mente. Ma solo una tra questi è dominante: Elisabeth mi ha abbracciato.
Quante volte nella vita sono stato abbracciato? Tante. Quante volte ho sentito che quell'abbraccio era sincero e spontaneo? Solamente tre volte, da tre persone diverse: mio padre, mia madre e adesso, anche Elisabeth.
"Ray, guardati, sembra che nessuna donna ti consideri. Sembri un disperato!" mi dice la mia paranoia. La verità è, però, che molte donne mi hanno corteggiato. Spesso, magari, erano proprio loro a scegliere di fare la prima mossa nei miei riguardi, ma con Elisabeth è tutto diverso.
Quell'abbraccio non era una scusa per toccare il mio corpo. Quell'abbraccio non era stato sfruttato per provocarmi o corteggiarmi. Quell'abbraccio non era neanche una richiesta di perdono.
Quell'abbraccio era una richiesta d'aiuto.

Ventitré anni fa...

"Cosa disegni di bello?" domando invidioso, nel vedere che il disegno di Elisabeth è decisamente molto più bello del mio. Ho provato a disegnare una macchinina, ma il suo aspetto ricorda di più quello di un insetto brutto e viscido.
"Un coniglio..." mi risponde la bambina bella con tono triste e privo di energie.
"Ti piacciono i conigli?" chiedo, instaurando una conversazione.
"Si, diciamo. Anche se non penso di volerne avere..." risponde, poggiando lo sguardo perso sul suo disegno colorato e molto preciso.
"Come mai?"
"Non so, credo che alla mamma non piacciano. E poi, ne ho avuto uno, ma poi è morto."
"Capisco... Qual è invece un animale che non ti piace?"
Elisabeth rimane di pietra, come se avesse visto un mostro. Non capisco il motivo, ma spesso si immobilizza a certe domande che mi sembrano semplici e chiare. Io credo che l'animale che non mi piace è l'insetto che ho appena disegnato per sbaglio.
"Elisabeth ho detto qualcosa che non va?" mi preoccupo, mettendole una mano sulla spalla come fa mio padre per farmi capire che è con me e che mi ascolterà, qualunque cosa io dica.
"No Ray, no... Penso la volpe, comunque." mi risponde, riprendendo a colorare.
"Seriamente? Le volpi sono bellissime! Sono così intelligenti! Eleganti! Furbe! Perché non ti piacciono?"
"Le volpi sono così solo nelle favole... Le volpi che conosco io sono cattive." mi spiega, stringendo con forza il pennarello rosso che tiene tra le mani.
"Conosci delle volpi? Come sono?"
"Orribili Ray. Sono perfide, si cibano degli animali più deboli, per avere forza ed energia. Sfruttano la loro intelligenza solo per cacciare e uccidere, uccidere e cacciare. Non servono a niente! Odio le volpi!" si sfoga gettando quel pennarello sul tavolo e lasciandolo rotolare lungo la superfice liscia del banco.
Una mano attorciglia costantemente una ciocca di capelli, mentre l'altra viene nascosta da sotto il tavolo. Speriamo solo non si stia dando dei pizzicotti
"Ray... Sai perché odio le volpi?"
"Spiegamelo."
"Perché le volpi uccidono i conigli."

Oggi...

Solo una domanda si interseca nella mia mente senza andarsene: da quanto tempo Elisabeth chiede aiuto?

Il Riflesso Di Una BugiardaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora