Ray
Uno sparo, dopodiché silenzio.
Per un attimo mi immobilizzo e sento cedere le gambe. Devo trattenermi alla parete per evitare di crollare. Ha preso Elisabeth?
"Ora tu farai come ti dico io...Chiaro!?" sento urlare quegli ordini da un uomo. Un uomo che se solo avessi davanti lo chiuderei in cella a marcire per il resto della vita.
"Si, si! Si Trevor!" nel sentire il tono spaventato di Elisabeth, mi rassereno immediatamente, anche se, al tempo stesso, mi crea un vortice di rabbia che mi invoglia ad ammazzare chiunque si trovi dentro.
Mi riprendo velocemente e riparto alla ricerca di un fottuta via d'entrata.
"Ora andiamo in camera tua." calma Ray. Mantieni la calma. Ray se ti lasci prendere dalle emozioni, oggi fai un omicidio.
Dall'esterno, trovo una piccola finestrella. Provo a scassarla con fretta, finché non sento il rumore dello sbloccamento della chiusura.
Sono dentro.
"Ora siediti sul letto e togli il maglione." sono già nella sua stanza.
Mi attacco alle pareti del corridoio e, con passo felpato, mi dirigo verso quella che sembrerebbe la camera di Elisabeth.
La vedo – finalmente – sana, anche se non è salva: seduta sul letto, senza maglia, con il volto della vergogna incorniciato sul viso.
"Sarà bellissimo te lo prome..."
Sparo un colpo secco sul fianco destro del nemico, obbligandolo ad allontanarsi dal corpo di Elisabeth.
"Il pavimento sporco del tuo sangue, questo è bellissimo stronzo!" ribadisco adirato. Vorrei solo ucciderlo molto, ma molto lentamente.
"Chi cazzo sei!?" domanda, serrando le palpebre per contenere il dolore.
"Il tuo peggior incubo, brutto figlio di puttana!" esclamo.
"Ray..." il suo tono fragile accarezza il mio udito, portandomi via dalla rabbia che mi stava consumando. Il suo corpo scoperto senza consenso. I suoi occhi che lentamente si stanno bagnando di lacrime amare. Forse anche i miei si stanno sfogando senza il mio permesso.
"Ho chiamato un'ambulanza e la polizia. Vestiti ed usciamo subito..." non riesco a vederla così. Non voglio che lei mi veda così mortificato. Non si merita di subire anche le mie debolezze.
***
La polizia mi ha incaricato di riprendere Elisabeth e di portarla in un hotel nelle vicinanze, così da allontanarla da casa sua per un po' di tempo, finché la zona non verrà resa più sicura.
Girovago per il giardino, finché non la trovo seduta su una panchina, impegnata a piangere. Volevo fare un passo nella sua direzione, ma alla fine ho deciso di opporre resistenza a quell'istinto protettivo.
"Non mordo tranquillo..." la sento mormorare alle mie spalle con un tono di voce impastato.
"Be' hai sempre gli artigli in caso." ironizzo, cercando di eliminare per dieci minuti l'avvenimento che è appena accaduto.
"Puoi stare con me?" mi chiede, alzando leggermente il viso per scrutarmi. Il suo naso arrossato dal freddo e gli occhi lucidi mi addolciscono all'istante.
"Credevo non volessi che gli altri ti vedessero piangere." sottolineo, sedendomi sulla panchina, al suo fianco.
"È così... Ma non ho voglia di stare sola con me stessa adesso." mette in chiaro, abbracciandosi il corpo con la coperta per scaldarsi.
"D'accordo..."
Il silenzio cala, portando con sé l'imbarazzo della prossima parola.
Mi sembra di essere ritornato bambino, quando io ed Elisabeth ci sedevano nel muretto della scuola a parlare, leggermente imbarazzati e impauriti nel dire la parola sbagliata. All'epoca, non capivo tutti i segnali di aiuto che Elisabeth tentava di mandarmi, ma oggi li capisco e non voglio più rimanere impassibile.
"Perché eri qui?" la sua voce mi risveglia.
"Perché è venuto Gerard a casa mia. Mi cercava. Mi voleva solo per minacciarmi della Volpe Nera, ma poiché non mi ha trovato, si è limitato a minacciare mia madre e mi ha lasciato un biglietto. Quando poi, ho preso il foglio, ho avuto come il timore che lui potesse essere venuto anche da te; perciò, ho preso l'auto e sono arrivato a casa tua. Fine della storia..." racconto, mentre osservo il continuo brillare delle stelle, che anche in una notte così buia, brillano di luce propria.
Chissà quante persone si nascondono dietro esse per spiare e proteggere noi comuni mortali.
"Grazie Ray di avermi salvata." sussurra, mentre una lacrima scivola via dai suoi occhi.
"Figurati. È il mio lavoro."
"No, non è vero." afferma, obbligandomi a regalarle la mia completa attenzione.
"In che senso 'non è vero'?" domando perplesso, inclinando il collo per scrutarla. Se solo...
"Spesso mi dici che mi aiuterai solo sotto ambito lavorativo e che non vuoi avere a che fare con me e con i miei problemi... Ma Ray, questo non è vero." mi limito solo a guardarla accigliato.
"Oggi sei venuto qui, per me. Hai lasciato tua madre a casa da sola, per venire a soccorrermi. Hai quasi ucciso un uomo prima."
"Non capisco..." ammetto, non comprendendo il suo filo logico della conversazione.
"Mi hai portata a casa quando ero ubriaca e ti avevo raccontato della mafia che ho alle costole. Mi hai salvata dal cocktail avvelenato. Hai mostrato opposizione a..."
"Cosa vuoi dirmi Elisabeth?" questa volta, il mio tono è leggermente infastidito, perché ho sempre odiato i giri di parole e ci tenevo ad arrivare al punto.
"Io voglio dire, che tu non sei mai stato con me un semplice criminologo. Tu sei corso da me come Ray. No come agente di polizia. Hai sparato a quell'uomo perché Ray lo voleva, non perché la legge te lo ha insegnato."
"Elisabeth..."
"Io dico solo che sono stanca di sentire le tue stupide giustificazioni ogni volta che mi salvi o mi stai accanto! Come se aiutarmi fosse un errore!" esclama, mostrandomi controluce le linee lucide disegnate dalle lacrime.
"Io... non so cosa dire." sono veramente senza parole.
"Voglio che tu mi dica se hai veramente voglia di starmi accanto, perché io non ho bisogno di un criminologo. Io ho bisogno di Ray Clark al mio fianco. Di un amico." l'ultima frase mi accarezza e mi uccide nello stesso momento.
Elisabeth è come una rosa. Ferisce chiunque osi toccarla con violenza e poca attenzione. Ti attira e ti invita a guardarla ogni volta che incroci il suo sguardo. Se sei fortunato, forse, si lascerà anche cogliere. Sennò, non potrai avere neanche l'onore di guardarla.
In questo momento, sono il fortunato che ha avuto la gentile concessione di poterla cogliere, e tenere tra le mie mani, ma purtroppo, le mie dita sono legate da infiniti rovi, e tenere quella rosa, sarebbe solo che dannoso per la mia pelle ed i suoi petali.
"Penso che dobbiamo andare..." mi limito a dire, mentre distolgo lo sguardo, rivoltandolo altrove.
"Ray, per favore." mi richiama, ma io percepisco solo un sussurro, poiché mi sono già incamminato a metri di distanza da quella panchina.
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Il Riflesso Di Una Bugiarda
RomanceUn posto di lavoro e due criminologi pronti ad ottenerlo. Una bugiarda professionista e un uomo intenzionato a scoprire la verità. Daphne White colpisce come un proiettile ma è fragile come una rosa. La Volpe Nera la cerca con fame e bramosia, atte...
