Elisabeth
"Dammi una ragione. Una sola per cui ho accettato di venire con te in un campo abbandonato pieno di insetti, piante maledette e serpenti!" urlo mentre osservo le mie gambe arrossate a causa del tocco di un'ortica.
"Perché al giorno d'oggi, principessa, non è normale sentire degli spari in pieno centro." mi spiega Ray, mentre solleva dei tronchi di legno già tagliati. Li posiziona in modo rettilineo davanti a me, appoggiando, ad altezze diverse, dei piccoli e stupidi bersagli: una bottiglia d'acqua, una scatola di cereali, un flacone di bagnoschiuma ed una piccolissima boccetta di profumo.
"Sai già come impugnare la pistola? Devi praticamente stringerla nei bordi, per evita..." cerca di spiegarmi, mentre sparo quattro colpi secchi, mirando perfettamente le mie finte vittime.
"Scusami?!" esclama Ray, scioccato dalla perfezione del mio tiro.
"Ho detto che non volevo sparare. Non che non lo sapessi fare. Credi che in dodici anni di pratica obbligatoria, non abbia preso la mano?" domando portandomi il mirino della pistola alla bocca per soffiarne via il fumo, esattamente come nei film cowboy.
"Tu mi stai dicendo che mi sono fatto chilometri su chilometri, portando tronchi pesanti di legno, bisticciando con la polizia per farci andare... Per niente?!" domanda adirato. Ops.
"Non è 'per niente', grazie a te oggi ho ritrovato la forza di prendere una pistola tra le mani. Positivo, no?" faccio chiarezza, mentre cerco di schiacciare quella punta di orgoglio personale nell'essere riuscita a riprendere una pistola dopo anni.
Ray sbuffa irritato, sedendosi a peso morto su uno dei tanti tronchi che erano stati usati come sostegno per i bersagli.
"Vuoi che pongo fine anche alla tua sofferenza?" chiedo, posizionandomi davanti a lui e provando a sciogliere la tensione.
"Tu non capisci, ho lasciato mia madre da sola per venire con te, qui! Come fai ad essere così fottutamente superficiale?!" forse non avevo tenuto conto di questo piccolo e importante particolare. In un secondo, quella che era la mia aria giocosa e divertita si trasforma in un'agonia.
"Scusa, me ne ero completamente dimenticata..." mi giustifico, cercando di mostrargli il mio reale dispiacere.
"Certo, tanto a te che cosa importa..." afferma con tono amareggiato, mentre si alza dandomi una leggera spinta alla spalla per spostarmi e dirigersi dentro il bosco.
"Mi importa di tua madre, e ti ho chiesto scusa. Cos'altro vuoi che faccia?" le mie parole però vengono ascoltate solo dal vento, poiché Ray è già entrato nell'oscurità della foresta. Spero che ritorni velocemente da me, perché di certo i miei sensi di colpa non sono così pesanti da costringermi a correre lì dentro, solo per fare pace con lui. Non ci andrò, Elisabeth White non insegue nessuno, nemmeno la sua stessa ombra.
D'altronde sono passati solo due minuti, non mi lascerà qui da sola, è costretto a ritornare. Non ci sarà rimasto così male da andarsene arrabbiato via da me per l'eternità.
Ma mentre cerco di autoconvincermi di essere nella ragione - o almeno di avere un torto minimo - i miei piedi sono già direzionati verso quella spaventosa foresta. Fanculo l'orgoglio, sono stata un'idiota.
Passo dopo passo, raggiungo velocemente l'inizio del bosco: qui la luce è molto fioca, ma nonostante questo riesco comunque ad ammirare la bellezza dei possenti e robusti alberi che crescono gloriosi fino in cima. Il silenzio è il rumore della pace.
Abbandono quella quiete e proseguo con camminata spedita alla ricerca di Ray, di cui però non vedo tracce. E se fosse veramente scappato?
"Ra..." cerco di pronunciare il suo nome per richiamarlo, ma la mia voce viene troncata da un'improvvisa mano che tappa la mia bocca, tirandomi all'indietro.
Un corpo robusto maschile mi immobilizza tra le sue braccia, obbligandomi a rimanere muta e ferma.
"Vuoi farci sentire?! Stai zitta!" mormora terrorizzato Ray.
"Ci hanno inseguito?" sussurro, dopo che le mie labbra sono state liberate.
"Non so, ho visto soltanto tre uomini con un fucile, incappucciati e vestiti di nero, che cercavano qualcuno." mi mette in allerta.
"Avevano una cintura di seta in vita?"
"Che cazzo ne so, mica ho analizzato il loro outfit!" risponde con tono infastidito.
"Idiota! I membri della Volpe Nera, per riconoscersi, portano una cintura di seta nera in vita! L'hai vista sì o no?!" domando ancora una volta.
"Forse uno di loro l'aveva, gli altri non lo so, non ci ho fatto caso. Ora puoi stare zitta?" il silenzio cala, mentre la tensione cresce costantemente. Il rumore di alcuni rami spezzati rimbomba nelle mie orecchie: sono veramente qui.
"Hai un piano?" si informa Ray, mentre mi tiene ancora ancorata a sé.
"Ci sto pensando." una marea di pensieri e folli idee turba la mia razionalità, finché uno dei piani più stupidi della storia mi viene in mente.
"Ti ricordi dove hai messo la macchina?" mi assicuro.
"Certo." risponde Ray con sicurezza.
"Ottimo, allora corri." con agilità, mi libero dalla sua presa, correndo verso Est fino ad arrivare al tronco più lontano e massiccio. Sono completamente fuori di testa.
Sparo un colpo, attirando così la Volpe Nera a me: tre uomini corrono nella mia direzione, urlando ordini in codice.
Giro lo sguardo verso Ray, che ha iniziato a correre, urlando come un dannato: vuole attirare le guardie verso sé stesso.
Corro all'impazzata, mentre sento i colpi di fucile dietro il mio cammino: giro il bacino velocemente per guardarmi dietro le spalle, finché noto che dietro Ray c'è un uomo con un fucile piantato dietro la sua schiena. Sparo senza pensare al mio atto. Senza pensare a ciò che sto realmente facendo. Sparo e basta, ferendo così la gamba del nemico.
Ray
Sento lo sparo dietro le spalle, mi giro solo per notare che l'uomo che mi stava inseguendo, ora è a terra ferito, con una gamba sanguinante: Elisabeth l'ha colpito.
Corro senza fiato ai polmoni, fino ad arrivare alla mia macchina. La apro e mi metto al riparo. Accendo il motore senza partire, aspettando solo che Elisabeth arrivi velocemente.
"Parti! Parti ora!" ordina, dopo essersi appena fiondata nel sedile passeggero. Schiaccio l'acceleratore, mentre numerosi colpi si fiondano nel vetro antiproiettile.
Ce l'abbiamo fatta.
"Tutto bene? Stai bene?" chiedo preoccupato mentre cerco di riprendere fiato.
"Mi hanno colpita alla gamba, cazzo!" esclama mentre mette pressione con le mani sulla sua coscia. Aumento la velocità e mi dirigo di fretta verso l'ospedale, pregando silenziosamente che tutto questo finisca.
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Il Riflesso Di Una Bugiarda
RomanceUn posto di lavoro e due criminologi pronti ad ottenerlo. Una bugiarda professionista e un uomo intenzionato a scoprire la verità. Daphne White colpisce come un proiettile ma è fragile come una rosa. La Volpe Nera la cerca con fame e bramosia, atte...
