39. Ospiti

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Elisabeth

Parcheggiata la macchina, il mio unico pensiero è quello di stendermi nel mio caldo letto, per sprofondare nel silenzio e nell'oscurità dei miei pensieri e dei miei ricordi.
Apro la porta del mio appartamento. Getto via la giacca ed appoggio la borsa all'entrata. Tolgo le scarpe e raccolgo i capelli in un comodo e disordinato chignon, preparandomi definitivamente ad andare a dormire. Sorpasso quella stanza orribile che cerco sempre di dimenticare, e mi fiondo davanti alla porta della mia stanza. Apro la porta, mi giro per chiuderla e l'unica cosa di cui mi accorgo è che non sono sola.
"Mi eri mancata stronzetta..." mi confessa Trevor, puntandomi una pistola sulla fronte. Riconosco la canna gelida e pesante che mi sfiora il cuoio capelluto e riconosco il rumore della ricarica.
"Sono passati anni, da quando ti ho vista l'ultima volta." già. Da quella volta.
"Cosa vuoi Trevor?" domando senza lasciarmi ingannare dal tono vibrato e spaventato della mia voce. Non posso mostrare debolezza, altrimenti sono ufficialmente finita.
"Uh, mi fai così maleducato? Pensi che voglia sempre qualcosa da te, dolcezza?" lentamente una sua mano scivola sulla mia vita, costringendomi a voltarmi e a guardarlo nei suoi perfidi occhi.
"So che ci siamo salutati male, l'ultima volta, ma ti giuro che rimedieremo, va bene?" mi promette, sfiorandomi delicatamente la guancia con le sue sporche mani. Vorrei soltanto scappare.
"Comunque... Non sono qui solo per rivederti, ma bensì per portare un messaggio da tua madre." un demone peggiore dell'altro. Io sono solo l'anima innocente da torturare. Io sono il loro stupido topolino ficcanaso. Un debole e semplice topolino che loro non vedono l'ora di schiacciare e mettere a tacere per l'eternità.
"Cosa mi vuole dire?" chiedo abbassando lo sguardo sulla sua mano destra, dove tiene l'arma dannata.
"Mary mi ha detto di comunicarti che devi porre maggiore attenzione sulle tue prossime mosse, perché non vorrebbe mai che qualcuno a te importante venisse... ferito." conclude quella mostruosa minaccia come se nulla fosse. Come se mi avesse fatto una semplice richiesta o mi avesse chiesto un cordiale favore. So per certo, che Mary si sta riferendo a Ray, e so anche che me la farà pagare. D'altronde Mary altro non è che questo: un mostro affamato che si ciba della sofferenza e delle disgrazie altrui. Ancora meglio se è lei stessa la carnefice di tutto quel dolore.
"Bene. Dille che ho ricevuto, ed esci." ordino, cercando di assumere un tono autorevole.
"Mi cacci via così in fretta? Pensavo di divertirmi un pochino sai..." accorcia le nostre distanze con passo lento, come se lui fosse un predatore ed io la sua preda.
"Ci siamo lasciati male... Voglio rimediare." sussurra sul lobo del mio orecchio, abbassando così le difese. Approfitto di quel breve momento di distrazione per tirare una forte ginocchiata sulle sue parti intime, dandomi così la possibilità di scappare.
"Ah! Lurida troia!" urla, cadendo in ginocchio. Lo oltrepasso, ed esco velocemente dalla mia stanza, scappando così dalle sue grinfie. Cerco di aprire la porta di ingresso con scarsi risultati poiché avevo furbamente chiuso a chiave.
"Non puoi fuggire per sempre Daphne! Mio padre e tua madre avevano un patto!" le sue terribili grida sono come un brivido sulla schiena. Come una carezza del diavolo.
Cerco disperatamente le chiavi sulla borsa, ma udendo i suoi passi avvicinarsi, prendo un'altra via d'uscita, cercando così di fuggire dalla finestra. Afferro la maniglia, la spalanco e cerco di fiondarmi fuori, ma il rumore assordante di uno sparo mi paralizza. Mi giro, ed incrocio lo sguardo arrabbiato e subdolo di Trevor, che mi punta di nuovo quell'arma addosso.
"Ora tu farai come ti dico io... Chiaro!?" urla, facendo partire un altro colpo a qualche centimetro dal mio viso. Forse avrei preferito che quel proiettile mi colpisse, ponendo magari una fine alla mia sofferenza.
"Chiaro Daphne?!" un altro colpo vicino alla mia guancia mi gela il sangue.
"Si, si! Si Trevor!" affermo, facendo fuoruscire tutte le mie lacrime in un pianto disperato.
"Bene... Ora asciugati quelle lacrime. Non voglio vederti piangere. Andiamo!" mi ordina. Velocemente passo i dorsi della mano sulle mie guance, trattenendo il nodo alla gola e pregando silenziosamente che tutto questo finisca il prima possibile.
"Ottimo... Ora mettiti davanti a me, lentamente." eseguo il suo ordine, rimanendo in silenzio.
"Ora andiamo in camera tua."
Con il passo di una condannata a morte, sposto il peso da un piede all'altro, obbligando il mio corpo a dirigersi verso la mia povera ed inutile stanza, che, se fin quel momento era il mio posto sicuro, ora con Trevor all'interno, era diventata la mia cella.
"Ora siediti sul letto e togli il maglione."
Mi siedo sul letto, togliendo frettolosamente il maglione, rimanendo così in reggiseno. "Ti prego Trevor, fa in fretta." prego nel silenzio dei miei rumorosi pensieri.
"Cazzo Daphne... Non sai quanto io ti abbia bramata in tutti questi anni, sai?" mi racconta, accarezzandomi delicatamente il collo con la punta della pistola. Trevor uccidimi, per favore.
Con un veloce scatto, ricaccia la pistola nella sua cintura, avvicinando il suo caldo corpo al mio. Con una carezza sfiora il mio seno, fino a segnare dei piccoli cerchi. Sento il suo ripugnante tocco salire, fino ad arrivare al mio mento.
"Sarà bellissimo te lo prome..." un'improvvisa esplosione, irrompe quella rumorosa quiete. Trevor è sdraiato a terra, in un lago di sangue, con entrambe le mani che mettono pressione su un punto specifico sul suo fianco. Gli hanno sparato.
"Il pavimento sporco del tuo sangue, questo è bellissimo stronzo!" urla Ray che è appena entrato nella camera con una pistola in mano puntata sulla testa di Trevor.
"Chi cazzo s-sei!?" domanda Trevor con tono sofferente.
"Il tuo peggior incubo, brutto figlio di puttana!" esclama senza distogliere il suo sguardo dagli occhi di Trevor. La sua anima racchiude così tanta rabbia dentro di sé che non ha neanche notato che io, in questo momento, sono qui ad osservarlo.
"Re-Ray..."sussurro, riportando la sua attenzione sulla mia presenza. I suoi occhi racchiudono talmente tanta amarezza, che non riesco nemmeno a trovare Ray nel suo stesso sguardo. Proprio quando noto le sue pupille dilatarsi e bagnarsi, distoglie la vista, ricomponendosi. Ha sempre odiato farsi vedere debole, esattamente come me. E in questo momento, lo siamo entrambi.
"Ho chiamato un'ambulanza e la polizia. Vestiti ed usciamo subito..."

Il Riflesso Di Una BugiardaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora