Ray
La routine che mi segue da ormai un mesetto continua costantemente a viaggiare con me e - come da tabella di marcia - ora mi ritrovo nel mio ufficio, con Elisabeth.
I capelli ramati scompigliati le ricadono dolcemente sul viso, nascondendole alcuni dei suoi lineamenti. È molto bella, non potrò mai negarlo.
Sforzo la mia vista a distogliere lo sguardo, prestando attenzione a ciò che devo fare.
Dovrei parlarle? Dovrei lasciare le cose così, e aspettare che il tempo le faccia dimenticare l'accaduto? È così difficile pensare a una strada giusta da seguire quando il tragitto è continuamente trapassato da vie di fuga. Se mi stessi facendo solo delle paranoie? D'altronde, io ed Elisabeth non abbiamo tutto questo "grande rapporto", per questo se dovessimo perderci, non accadrebbe nulla di catastrofico. Vivevo bene prima di lei, e vivrei bene anche senza di lei.
"Sei stato uno stronzo, lei ha salvato tua madre. Sii riconoscente almeno." suggerisce il mio buon senso.
Okay. Va bene. Facciamolo.
Mi alzo dalla sedia e con passo deciso mi avvicino alla scrivania di Elisabeth. Speriamo solo non porti rancore.
"Hey..." mormoro. Anche se lei non si degna neanche di alzare lo sguardo verso la mia direzione. Ottimo! Partiamo sicuramente con il piede giusto.
"Senti... Mi dispiace veramente tanto per come ti ho trattato ieri a casa mia. Ma capiscimi, ero spaventato per mia madre. Non ho nulla contro di te, anzi, volevo ringraziarti per ciò che hai fatto e se..."
"Sei perdonato Ray." risponde con tono fermo, incrociando il mio sguardo.
"Ehm- grazie, ma... Non sono qui solo per chiederti scusa, be' io..." speriamo solo non mi rida in faccia per ciò che sto per dire.
"Volevo solo dirti che mi piacerebbe un giorno ricambiare il favore, ecco. Hai salvato mia madre Elisabeth, te ne sono veramente grato." ribadisco, ricevendo solo suoni muti ed espressioni disinteressate. Credo che, se avessi parlato con lo spazzino, mi avrebbe dato molta più soddisfazione.
"Bene. Non ti disturbo più..." giro le spalle, maledicendomi per le patetiche parole che mi sono uscite dalla bocca. Patetiche, ma sincere, anche se sembravo un ragazzino di dodici anni.
"Ray..." sento il suo richiamo, e istintivamente mi giro verso il suono della sua voce, ritrovandomela in piedi davanti a me.
Raggira la scrivania, posizionandosi a solo qualche centimetro di distanza da me.
"Volevi dir-" le parole muoiono sulle mie labbra a causa di uno stato di shock: Elisabeth mi ha abbracciato.
Le sue delicate braccia sono avvolte attorno il mio collo e il suo bacino sfiora il mio. I nostri corpi sembrano combaciare perfettamente, e il calore che mi avvolge sembra una carezza.
Preso dal panico del momento, poggio le mie braccia attorno alla sua vita, stringendo il suo corpo al mio e assaporando il suo profumo che invade clandestinamente le mie narici. Non so il significato dietro questo abbraccio, so solo che non sono mai stato abbracciato così.
"Grazie anche tu... Sappi che non ho dimenticato la tua vicinanza nel mio attacco di panico. Sappi anche che i miei sbalzi d'umore non sono dovuti a causa tua." e a chi sono dovuti? Chi ti costringe ad allontanarti così improvvisamente da me, Elisabeth?
Lentamente ci allontaniamo da quel contatto così intimo e amorevole e riportiamo la nostra attenzione sui nostri occhi.
"So che è difficile da capire Ray. Ma come tu hai dei problemi in famiglia, io ho i miei. Perciò, sappi solo che ciò che faccio non è mai stata colpa tua. Ed ora, per favore, concludiamo qui la conversazione." È snervante pensare di dover concludere così una conversazione che ha appena fatto da chiave a un'infinità di domande senza risposta.
"Ok. Lo accetto, tranquilla."
Elisabeth
Questo è proprio ciò che volevo fare.
Prima o poi le nostre strade si divideranno per sempre, costringendoci a perderci definitivamente. Per questo, prima di arrivare alla meta, ho voluto fermarmi e guardarmi in dietro, per osservare che non stavo abbandonando solo 'lo scorbutico brutto-stronzo Ray' ma anche 'il dolce e premuroso Ray'.
Volevo abbracciare quel bambino un'ultima volta, prima di voltargli le spalle per sempre.
"Vuoi perciò mettere un punto qui? Fermiamo la nostra conoscenza in questo istante, Elisabeth?" mi chiede Ray, lievemente amareggiato.
"Si. Sarebbe meglio per entrambi."
"Sarebbe meglio per te, Ray. Fidati, non vuoi cadere nella mia oscurità. Hai già i tuoi mostri da combattere." rifletto tra me e me.
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Il Riflesso Di Una Bugiarda
RomantikUn posto di lavoro e due criminologi pronti ad ottenerlo. Una bugiarda professionista e un uomo intenzionato a scoprire la verità. Daphne White colpisce come un proiettile ma è fragile come una rosa. La Volpe Nera la cerca con fame e bramosia, atte...
