Elisabeth
Rimango qualche secondo in più a scendere dall'auto, perché non credo di avere il coraggio di entrare in quella casa.
Solo la terrazza abbandonata mi ha riportato ai pomeriggi di giardinaggio trascorsi con mio padre.
Ogni stanza, ogni briciola, ogni crepa mi ricorda lui. Mi riporta al mio passato, rammentandomi che per un breve periodo della mia vita sono stata felice.
Apro la porta di ingresso, e la prima cosa a saltarmi addosso è una nuvola di polvere e una grande puzza si muffa. Appoggio la valigia e ammiro il soggiorno: tutto è esattamente come l'ho lasciato. Il divano rosso su cui mio padre ed io ci sedavamo per guardare le partite di hockey. La libreria dove abbiamo collezionato tutti i nostri libri preferiti.
Sorpasso il soggiorno, ed entro nella mia stanza: una camera abbastanza piccola, con un armadio di legno noce, un letto morbido e una scrivania piccolina su cui ho studiato tutto ciò che so sulla criminologia.
Insomma, alcune parti staranno pure crollando, mangiate dalla muffa, ma una cosa è certa: questa casa ha visto tanto amore, e l'ha assorbito completamente, trattenendolo con sé. Anche se la Volpe Nera è riuscita ad avvelenare anche questa mia protezione. Non mi farà bene stare rinchiusa nella casa in cui vidi mio padre morire, anche perché... Non ho ancora aperto quella stanza. Mai più lo farò.
Dopo aver sistemato il guardaroba, mi sdraio sul letto, ed inizio a rimuginare sul pomeriggio che ho trascorso a casa di Ray.
Non credevo che sua madre stesse così male. Avevo capito che dietro lo sguardo gelido di Ray si racchiudesse qualche scheletro nell'armadio, ma non credevo questo. Tutti nascondiamo i demoni, perché tutti noi abbiamo paura di essere considerati pazzi o fragili per i nostri dolori. Soprattutto perché, una volta svelato il motivo della nostra sofferenza, gli occhi altrui non vedranno più noi, ma il nostro problema vero e proprio. La battaglia che staremo combattendo sostituirà l'immagine di noi stessi. Nessuno ci guarderà più, perché vedranno sempre il tuo problema prima di te.
Ray
Sono stato un intero pomeriggio seduto sulla scrivania della stanza di mia madre, ad aspettare il suo risveglio. Finché, non ho visto quei grandi occhi aprirsi e guardarmi.
"Oh tesoro..." sussurra, con occhi semichiusi infastiditi dalla troppa luce del lampadario.
"Mamma... Come stai?" chiedo immediatamente, pregando che questi terribili sintomi spariscano il prima possibile.
"Come sempre, figlio mio." mi risponde con un filo di voce quasi impercettibile.
"Posso fare qualcosa?" domando, mettendomi a sua completa disposizione.
"No figliolo, no, tranquillo." mi rassicura, scaldandomi con il suo solito dolce sorriso.
Mi alzo per imboccarle le coperte e aprire leggermente le finestre, così da far passare un po' d'aria fresca autunnale. Ormai il caldo ci ha salutati e il freddo è arrivato a braccia aperte.
"Ray..." mi chiama mia madre.
"Si?"
"Forse puoi fare qualcosa..." dice, scrutandomi curiosa come se dovesse studiare la mia reazione o la mia successiva risposta alla sua richiesta "Dimmi tutto mamma."
"Parla con Elisabeth." sembrava una richiesta, ma data la decisione nella sua voce, percepisco più un ordine.
"Mamma, io ed Elisabeth siamo adulti, tranquilla, sappiamo cavarcela. Domani le spiegherò la situazione e la finiremo lì."
"Va bene, ma mi prometti che le parlerai? Perché ho parlato con quella donna e ha gli occhi buoni Ray." cerca di convincermi. Talmente buona che si è fatta detestare dal primo momento in cui ha messo piede nel nostro - prossimamente mio - ufficio.
"Questo non te lo so dire, mamma..." rispondo, non essendomi dimenticato della sua orribile menzogna sulla sua identità e della sua terribile scelta - presa solamente ieri - di non rivolgermi più la parola come una semplice persona rispettabile.
"So che ce l'hai con lei, anche se non so il motivo. Ma sappi, che i chiarimenti e il perdono non si negano a nessuno. Lei mi ha salvato Ray, non metterlo in secondo piano."
"Salvata? È sgattaiolata a casa nostra! Così! Di punto in bianco. Ha ficcanasato nella mia vita!" mi lamento, assaporando ancora la rabbia che non ho dimenticato.
"Se lei non avesse 'ficcanasato' io non sarei qui, Ray. Potevo sbattere la testa oppure non prendere la medicina in tempo."
"Perché mi dici questo mamma? Cos'è tutto questo interesse, adesso, nei confronti di Elisabeth?"
"Non so, tesoro... Chiamalo intuito." davanti alle sue parole non ho dato segni di dissenso, perché su una cosa aveva ragione: Elisabeth aveva salvato mia madre, e io l'avevo trattata come una ladra. Una ladra di emozioni. Elisabeth era la reincarnazione di una ladra di emozioni: mi aveva rubato la felicità, quando la conobbi all'età di quattro anni. Mi aveva rubato la tristezza quando capii che era scappata via da me, lasciandomi solo come una cane abbandonato. Mi aveva rubato l'empatia, quando da bambini, mi mostrò un piccolo frammento della sua fragilità che avevo sempre intuito essere molto forte. Mi aveva persino rubato l'orgoglio di avere il mio dannatissimo posto di lavoro. Cosa voleva ancora rubare da me?
"Il mio è solo un consiglio Ray. Sei un adulto, puoi intraprendere qualsiasi scelta tu pensi sia corretta." mi spiega mia madre, mentre ispeziona il mio sguardo. Chissà cosa ci vede.
"Dici che sono stato troppo stronzo con lei?" domando con l'ingenuità di un bambino perso.
"Dico che eri spaventato Ray... È legittimo avere paura." risponde, accarezzandomi il viso dolcemente, per poi lasciarmi un tenero bacio sulla fronte.
"Non sono pronto a lasciarti andare mamma. Non credo di essere ancora pronto per vivere in completa solitudine..." penso, chiudendo gli occhi.
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Il Riflesso Di Una Bugiarda
RomanceUn posto di lavoro e due criminologi pronti ad ottenerlo. Una bugiarda professionista e un uomo intenzionato a scoprire la verità. Daphne White colpisce come un proiettile ma è fragile come una rosa. La Volpe Nera la cerca con fame e bramosia, atte...
