Elisabeth
Mi dirigo al buffet che ormai inizia a scarseggiare: solo venti portate di carne, venti portate di pesce, due tavoli di dolci, quattro banconi di antipasti ed infine due tavoli sia per i primi e sia per i secondi. Hanno invitato tutta l'America?
Senza pensare inizio a riempire il piatto con antipasti freschi di ogni tipo. Non mangio da ieri sera per poter entrare perfettamente in questo vestito; perciò, nessuno ora deve disturbarmi dal mio cibo. Ogni prelibatezza viene catturata dai miei artigli e adagiata nel mio piatto che dopo delizierò con calma.
"Non puoi mangiare così tanto." Un'accoltellata in pieno petto mi oltrepassa, facendomi cadere il piatto e catturando l'attenzione di tutti i presenti.
"Sc-scusate..." sussurro rivolgendo le mie più sincere scuse ai camerieri che dovranno pulire il mio disastro.
I suoi occhi perfidi mi analizzano le iridi, scavando la mia oscurità per trovare spazio alla sua crudeltà. Non è cambiata in questi otto anni. Cattiva era, e cattiva è rimasta.
"Ciao Daphne... Va tutto bene? Pensa tu che coincidenza vederti qui, in un'agenzia investigativa... Buffo, no?" il suo mormorio sembra un agghiacciante urlo che mi rimbomba nelle orecchie. Ho perso le parole. Ho perso il coraggio e la forza di catturare un ultimo respiro.
"Mi chiedevo prima: cosa ci farà mai il mio sgorbietto preferito in un'agenzia del genere, come criminologa?" domanda, mentre avvicina un passo felino nella mia direzione. Rimango in totale silenzio, come se la mia bocca fosse stata cucita. L'unica cosa che posso fare è sforzarmi a non tremare davanti ai suoi occhi.
"Il mio compagno, nonché il tuo capo, mi ha detto che state lavorando su un caso che mi sta particolarmente a cuore, non è così, Daphne?" un altro passo accorcia la nostra distanza, accelerando il mio tremolio. Sono così dannatamente debole.
"Ascoltami, Daphne. Osa dire una parola di troppo su questa cosa e ti ritroverai a dover tacere per sempre. Hai capito?"
"S-si..." sussurro a malapena. Un ghigno malefico spunta dalle sue labbra. Sa di aver vinto già in partenza.
"Ho conosciuto il tuo collega. Strano pensare che sia proprio lui, vero Da..."
"Perdonatemi l'intrusione..." una mano calda e familiare si poggia delicatamente sulla mia schiena. Ray è qui.
"Mi chiedevo di cosa steste parlando di così interessante, poiché girando qua e là l'unico argomento che ho riscontrato è solo lavoro, lavoro e lavoro." spiega, senza staccare la mano.
"Oh Ray, stia sereno. Stavo chiedendo alla vostra collega quali fossero i suoi progetti futuri, anche perché in questa agenzia non ci sarà spazio per tutti e due, vero... Daphne?" una lacrima fuggitiva scappa via dal mio occhio, costringendomi a voltare le spalle e correre verso la via d'uscita più vicina. L'ha sempre vinta lei.
L'avrà sempre vinta lei.
Ray
"Ho detto qualcosa che non va? Che strano..." domanda perplessa Mary, fingendo uno sguardo preoccupato. Che falsità.
"Non glielo saprei dire..." ammetto, guardando il corpo di Elisabeth scappare verso la terrazza.
"Credo che Daphne sia un po' debole per questo lavoro. Guardi lei stesso: è scappata da una semplice conversazione lavorativa... È sempre stata così timida?" chiede, come se non fosse sua parente.
Tu lo sai benissimo com'è, non fingere di non sapere chi hai davanti.
"No, anzi, credo che sia la donna più determinata che io abbia mai conosciuto, è molto brava e precisa nel suo lavoro." Affermo, puntando adesso tutta la mia attenzione sulla sua espressione fintamente dispiaciuta e stranita. Persino a chilometri di distanza si potrebbe vedere la maschera compiaciuta che sta nascondendo. L'unico dubbio che mi tormenta è: per quale motivo dovrebbe godere del disagio di Elisabeth?
"Interessante." mormora, cercando di voltarmi le spalle per mettere un punto alla conversazione.
"Ah! E per la cronaca, signora Mary..." la richiamo, costringendola a voltarsi un'ultima volta.
"Si chiama Elisabeth e non è debole."
Elisabeth
Seduta sugli scalini dell'uscita dell'edificio, sfogo tutta la mia rabbia con delle deboli lacrime che bruciano il mio viso come lava rovente, mentre il fresco della sera accarezza la mia pelle. Come posso solo pensare di poterla sconfiggere se lei riesce a spaventarmi solo con uno sguardo?
È un mostro che si ciba di paure e debolezze, nonché tutto ciò da cui sono composta: paure e debolezze. Sono il suo carburante. Sono la sua fonte preferita di energia. Si nutre delle fragilità di tutte le persone che ha in pugno. Se solo volesse potrebbe frantumare la mia vita con un semplice atto. Sa ogni mia debolezza, ogni mia fragilità, ogni mio pensiero. Sono la sua bambola di pezza preferita. Il suo giocattolo prezioso.
Mi sento stupida solo a pensare che fino ad un'ora fa credevo di poterla sconfiggere una volta per sempre, ma evidentemente, ho sopravvalutato la mia forza.
"Hai fame, Wonder Woman?" la sua voce riprende a correre nelle mie orecchie, facendomi dimenticare per un attimo dell'accaduto.
Giro il capo, trovandomi Ray in piedi, con un piatto con sopra tutti gli antipasti che avevo selezionato prima di gettare il vassoio a terra. Si avvicina a me, sedendosi ad un metro di distanza ed appoggiando il piatto in mezzo a noi.
"Grazie..." bisbiglio stupita, afferrando il piatto.
"E di che?" il suo volto è concentrato ad analizzare le stelle che questa notte brillano più del solito.
Il silenzio sostituisce ogni rumore, accudendo questa serenità.
"Per la cronaca... Domani dobbiamo riprendere a scannarci?" domanda con tono sarcastico.
"Come da routine, signor Ray."
"Bene... Sarà meglio godersi questa notte, allora." afferma senza distogliere lo sguardo dal cielo stellato.
"Mh- mh" annuisco. La calma ritorna padrona della situazione, costringendo le nostre bocche a non emettere più un suono. Vorrei mettere in pausa la mia vita e lasciarmi abbracciare da questa tranquillità per il resto dei miei giorni.
"Vuoi che ti vado a prendere qualcos'altro?" chiede premurosamente.
"No, grazie tante." concludo, evitandogli il fastidio di alzarsi un'altra volta a prendere altre scorte.
"Ottimo."
"Ray?"
"Si?"
"Amo il nomignolo che mi avevi dato da bambina. Sono onorata, sappilo." confesso con una punta di coraggio. Sono Elisabeth White, la donna che non si fece problemi a scrivere "Vaffanculo" sul finestrino dell'auto di uno sconosciuto, ma che in questo momento si imbarazza persino di respirare troppo rumorosamente.
"Mi fa piacere, e sai una cosa? Sarò molto onorato di chiamarti così quando sarai la mia segretaria." gli tiro un pugno scherzoso sulla spalla, strappando ad entrambi una risata. Quanto vorrei che questa pace durasse solo una notte in più.
"Elisabeth?"
"Dimmi."
"Perché ti sei fatta chiamare Daphne da quella donna?" un colpo al cuore.
"Perché lei odia Elisabeth." non dovrei dargli certi dettagli sulla mia vita privata, ma in qualche modo, sento come se i miei segreti con Ray fossero al sicuro.
"È tua madre...vero?" sbianco in una frazione di secondo, alzandomi alla velocità della luce. Lui non può saperlo.
"Stai tranquilla, sei la figlia della moglie del capo. Non penso che tu sia una raccomandata. Non hai pregiudizi con me." se solo sapesse che il reale problema è che sono figlia del peggior capo mafia di tutti i tempi.
Con delicatezza, lo vedo inginocchiarsi afferrando il mio piatto vuoto e rialzandosi puntando gli occhi a me. Ray per favore, non voglio affezionarmi a te.
"Perché mi hai aiutata Ray?" penso ad alta voce, provocandogli un impercettibile sorriso.
"Perché..." guarda l'immenso giardino di fronte a noi per poi tornare con lo sguardo su di me "Forse Daphne non lo ammetterebbe, ma tutti noi abbiamo bisogno di aiuto...E in quel momento, ho sentito la tua chiamata d'aiuto, Elisabeth." rivela senza preoccuparsi delle conseguenze. Ray se fai così, mi obbligherai a pretendere altro affetto che non posso chiedere o meritare.
"Perché sei venuto?"
"Perché tempo fa avevo promesso ad una bambina bella di starle accanto."
"Quella bambina non c'è più, Ray..."
"Non ne sarei così sicuro, bambina bella..." alzo il mento, costringendo le mie pupille a perdersi nelle sue. Una tensione ci lega, ma entrambi sappiamo che è proibita. Per questo non ci azzardiamo a fare il passo successivo. Lui non sa cosa nascondo ed io non voglio che lo scopra.
"Ora ti faccio io una domanda." si impunta, abbassando timidamente lo sguardo sul pavimento.
"Perché non mi avevi detto fin da subito che eri tu?"
"Perché non volevo sporcare l'immagine della bambina bella. Meritavi di conservare quel ricordo senza che venisse macchiato da me." entrambi non muoviamo un passo, lasciando tempo alle nostre anime di guardarsi e conoscersi.
"Scusate, ma stiamo facendo un brindisi, vi unite?" un uomo sulla cinquantina apre la porta, facendo fuoriuscire il baccano che stava richiudendo all'interno, portandoci così alla realtà.
"Certo." afferma Ray entrando con passo svelto. Ora è finita la magia. Domani ritornerà tutto come prima.
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Il Riflesso Di Una Bugiarda
RomanceUn posto di lavoro e due criminologi pronti ad ottenerlo. Una bugiarda professionista e un uomo intenzionato a scoprire la verità. Daphne White colpisce come un proiettile ma è fragile come una rosa. La Volpe Nera la cerca con fame e bramosia, atte...
