37. Piano

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Elisabeth

"Fammi capire 'genio'...Dato che credi che la Volpe Nera venga questa sera a riprendersi l'ostaggio, vuoi che rimaniamo una notte intera nel nostro ufficio ad aspettarla?!" ora svengo. Ne sono sicura. Ora cado a terra e svengo.
"Quell'uomo è troppo sicuro di sé e non la racconta giusta. Avanti Elisabeth! Il 'linguaggio del corpo' non te l'hanno insegnato all'università?"
"Ray ti scongiuro, dimmi che hai bevuto in mia assenza. O che ti sei drogato. Qualsiasi cosa che mi confermi che tu non sia completamente deficiente!" esclamo in un suono strozzato, evitando di farmi sentire da orecchie indiscrete.
"Non ho detto che dobbiamo attaccare, ok? Ma almeno analizzare le loro mosse! Vedere i volti! Il piano d'attacco! Così avremo una base!" ora lo strozzo. Lo prendo per quel collo e lo strozzo.
"La smetti di fare l'eroe? Qui non siamo in uno di quegli stupidi film Marvel o DC che ti vedi! Siamo nella vita reale!"
"Allora. Punto uno: i film Marvel non sono stupidi, e se affermi una cosa del genere, allora devo rivalutare il tuo quoziente intellettivo..." forse si è prima ubriacato e poi fatto di qualche sostanza forte. "Punto due: voglio solo fare il mio lavoro." afferma, portandosi entrambe le mani sui fianchi.
"Puoi farti ammazzare, lo capisci?!" sussurro con un tono di voce leggermente più alto e isterico. Se potessi gli urlerei in faccia tutta la mia disapprovazione.
"Non può succedere... Ho questa." mi spiega, tirando fuori dalla giacca una pistola calibro 9, nera lucida. Arma maledetta.
Sposto immediatamente lo sguardo, scappando da quell'orribile ricordo che si stava intersecando nella mia mente.
"A proposito..." prende parola Ray, mentre riposiziona la pistola nel nascondiglio della sua veste.
"Perché hai avuto quella reazione quando hai usato la pistola?" mi domanda, riferendosi all'attacco di panico che mi ha strozzata settimane fa.
"Se sei figlia di una mafiosa e ti opponi ad utilizzare una semplice pistola, allora tutto ti verrà contro. Non puoi permetterti il lusso della scelta... mia madre ha saputo farmi soffrire con la giusta dose, permettendomi di non morire."
Ray inclina leggermente il capo, osservandomi il viso per analizzarne l'espressione. In qualche modo, senza dirmi alcuna parola, mi incita ad andare avanti, porgendomi il massimo della sua attenzione.
"Spesso mi portava in una stanza che si trovava nel corridoio sotterraneo della casa. Lì, mi posizionavano davanti ad un tavolo, consegnandomi tra le mani una pistola. Sul tavolo c'era sempre un animale innocente incatenato: conigli, cani, gatti, scoiattoli... Qualsiasi animale le era facile trovare..." prendo un profondo respiro, trattenendo le lacrime "Dopodiché... Mi obbligava a sparare un colpo secco sulla bestiola, costringendomi a togliergli la vita. Io mi opponevo, dimostrando che Mary non aveva alcun potere su di me. Tutto era diventato un ciclo: io mi opponevo, lei mi picchiava, ed infine... sparava all'animale che fino a quel momento mi stava implorando di lasciarlo andare." Inspiro ancora una volta e finisco una volta per tutte il discorso "Non ho paura delle pistole, solo che quel giorno era la prima volta che ne toccavo una dopo tutti quegli anni. Certo, non la metterei come porta chiavi, ma capisco che è utile per il nostro lavoro."
Il silenzio cala ed il freddo gelato di quel ricordo mi avvolge in una nuvola di incubi. Sono passati anni, ma la piccola Elisabeth chiede ancora aiuto e pretende di essere salvata.
Ray abbassa lo sguardo, probabilmente per immaginarsi ed immagazzinare la crudele scena.
"Se posso permettermi, chi ti ha fatto quelle ferite sulle braccia? Come te le sei procurate?" mi domanda focalizzando la sua attenzione sulle mie braccia coperte dal maglione.
"Alcuni sono segni di pizzicotti che ogni tanto mi do per calmarmi quando sono nervosa." mentre prelevo tutte le frecce che mi hanno trafitto, spoglio i miei avambracci, mostrando la parte più intima di me.
"La maggior parte sono segni delle sigarette che Mary spegneva sul mio corpo." non so nemmeno perché glielo sto dicendo.
Gli occhi di Ray si alzano velocemente sui miei, trasmettendo la sua massima sorpresa. Accorcia la nostra distanza di un passo, ed afferra delicatamente un avambraccio. Con una mano accarezza dolcemente la pelle nuda.
"Ti fidi ancora di me, bambina bella?" domanda con sicurezza, causandomi un senso di vertigini.
"Non ho mai smesso." confesso con un lieve sussurro.
Con delicatezza, Ray stringe la manica del mio maglione e la fa scivolare lentamente verso il basso, ricoprendomi e nascondendo le braccia.
"Niente bugie tra noi due, da oggi. Va bene? Niente Daphne. Solo Elisabeth."
"Posso promettertelo, criminologo."
"Per te Ray, grazie" risponde con un ghigno. Non c'è emozione più bella di un sorriso completato da due metà.

Ray

Io ed Elisabeth ci nascondiamo dentro lo sgabuzzino di Philip, senza il suo permesso. Speriamo non debba pulire proprio adesso.
"Se ti ribadisco che è una cosa completamente inutile, quella che stiamo facendo, per caso cambi idea?" domanda Elisabeth spazientita, incrociando le braccia per assumere autorità.
"Parli talmente tanto che tra poco cambierò idea veramente..." la minaccio, sapendo che non sarei credibile nemmeno sotto pagamento.
"Ottimo, per quanto tempo devo ancora infastidirti?"
"Shh sta arrivando qualcuno!"
"Come?! Esci allora!"
"Uscire? Così faccio la parte del coglione?"
"Sarebbe realistico."
"Parla per te... Piuttosto esci tu. Sfoggia un po' le tue doti da predatrice e distrai l'uomo che sta arrivando." Distrai l'uomo, ma non impegnarti troppo.
"È un uomo? Da cosa l'hai capito?"
"Intravedo della spalle larghe... Anche se basse..."
I passi rimbombano nel silenzio del corridoio, avvicinandosi sempre di più alla nostra porta.
"Si sta avvicinando, viene verso di noi..." sussurro, cercando di spostare leggermente la tenda per osservare il soggetto.
Non è vestito formale, ha un paio di pantaloni grigi della tuta e sembra avere un piede molto piccolo. Converse nere. Felpa - credo - nera.
Non è un nostro agente. Non lavora qui.
"Cazzo, sta per entrare! Sta far..." sussurra Elisabeth, cercando di trattenermi per un braccio. Ottima idea il contatto fisico.

Elisabeth

Ray afferra la mia vita con forza, spingendomi verso il muro per coprirmi con la sua stazza.
Appoggia la sua fronte alla mia, per coprire il mio viso da chi entrerà e per proteggere la mia identità.
La porta si spalanca.

Ray

"Oh ehm... Ho interrotto qualcosa?" dopo questo spavento, posso dirlo? Vaffanculo Philip.
Incrocio lo sguardo di Elisabeth, buttando fuori tutta la pressione e l'ansia che avevo imprigionato. Rimango fisso davanti alle sue pupille, perdendomi nel bosco dei suoi occhi, mentre il suo profumo mi soffoca.
Se solo non fosse così pericoloso starle accanto...
"Philip! Scusaci! Ma sai... stando insieme tutte queste ore... Avevamo dei bisogni." la voce di Elisabeth mi porta alla realtà, costringendomi a staccarmi e a riprendere un po' di sano autocontrollo.
"Va bene! Va bene! Non voglio sapere altro! Io non ho visto nulla! Nulla! Fate quello che dovete fare ma sparite dallo sgabuzzino entro dieci minuti perché devo chiudere le porte di sicurezza...Ora sparisco. Ehm... Vado."
Le porte si richiudono ed il sipario cade. Scena finita.
"Se avevi tutta questa voglia di mettermi le mani addosso, prima chiedimi almeno di uscire, piccolo Ray." mi sgrida, con un ghigno divertito e soddisfatto. Neanche un briciolo di imbarazzo.
"Non mi sembra che tu abbia opposto resistenza però..." rispondo incrociando le braccia al petto per guardarla dall'alto verso il basso
"Non volevo far perdere di credibilità il tuo fantastico scenario, Ray."
"Contento che tu l'abbia definito 'fantastico' Elisabeth..."
"Contenta della tua felicità, Ray..."

Il Riflesso Di Una BugiardaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora