Ray
"La paziente ora è cosciente, se vuole può entrare e parlarle." mi informa l'infermiera, dopo quasi due ore e mezza di attesa in cui sono stato costretto ad ammirare i muri e il soffitto.
Busso, finché non sento il debole vociferare di Elisabeth che sussurra un "entra".
"Ti hanno presa Cat Woman. Bisogna rivedere la tua agilità." ironizzo, appena entro nella stanza.
Una grossa fasciatura copre la sua gamba ferita, mentre i suoi capelli disordinati e l'aria stanca da "ragazza appena sveglia" mi fanno notare solo quanto sia bella nonostante le abbiano sparato tre ore fa.
"Come stai?" domanda con voce debole, come se non fosse lei quella veramente ferita.
"Io vivo. Tu?"
"Esisto." afferma mentre distoglie lo sguardo dai miei occhi. Forse ogni tanto necessità di scappare dal mondo.
"Che differenza trovi tra 'esistere' e 'vivere'?" chiedo mentre mi siedo accanto al suo lettino.
"Quando esisti, sei solo un essere vivente nel mondo. Quando vivi, invece, tu, sei il mondo." un concetto così basilare, ma a cui spesso non pensiamo. Effettivamente, viviamo o esistiamo?
"Pensi di tornare a vivere un giorno?"
"Se troverò un motivo per farlo, si." sussurra, ritornando con lo sguardo verso di me. Lentamente sento la sua mano che afferra la mia, concedendomi il lusso di poter sfiorare la sua pelle calda e candida. Per un attimo, quel semplice tocco che mi àncora a lei mi permette di essere libero.
"Troveremo un motivo per riportarti in vita, ok?" la informo, dandole tutto il mio ottimismo.
"Mh-mh" ammette, con un leggero colpo del capo.
"Ti hanno detto quando questa gamba tornerà come prima?" domando per ritornare alla realtà dei fatti.
"Mi hanno comunicato che non è grave, mi hanno dovuto solo fare qualche punto. La ferita dovrebbe cicatrizzarsi tra meno di una settimana." spiega. Abbiamo sette giorni in cui la Volpe Nera piò prenderci alle spalle.
"Riesci a camminare?"
"Teoricamente sì, ma i medici mi hanno seriamente ordinato di stare ferma: non vogliono che i punti si riaprano."
"Certo... Perciò chi dovrà scarrozzarti da una parte all'altra dell'ospedale per questi giorni?" chiedo, come se non sapessi già la risposta.
"Ovviamente il mio Batman." alla sua battuta, mi sfugge una leggera risata, che funge da calmante alla situazione.
D'altronde, non c'è cura migliore di una risata con la persona giusta.
Ventitré anni fa...
Ho semplicemente spinto la stupida Serena a terra, perché lei mi aveva tirato i capelli, e per questa stupidaggine devo finire in punizione solo ed esclusivamente io. Spesso non capisco le femmine. Tranne Elisabeth, sono tutte antipatiche e viziate. Si vestono sempre di rosa e giocano solo con quelle stupide bambole. Che senso hanno? Non corrono, non si sporcano, non sono elettroniche. Perché giocare con un gioco stupido? Poi alle femmine, non piacciono nemmeno i robot o mangiare la pizza con il tonno. Come fanno ad essere così schizzinose? Non le capirò mai!
"Ciao Ray!" mi saluta la bambina bella, intrecciando le dita in grembo.
"Ciao El, come stai?"
"Molto bene Ray. Perché sei solo? Sei in punizione?" mi domanda mentre gioca con la manica del cappotto. Spero solo che non la stia tirando verso il basso solo per nascondermi le sue ferite.
"Si, quella antipatica di Serena mi ha tirato i capelli, e per vendetta io l'ho spinta, ma la maestra ha messo in punizione solo me." spiego, mentre metto su il broncio in automatico.
"Quindi non posso stare con te?"
"No... Vai a divertirti con gli altri, almeno tu puoi. Io aspetterò la fine della ricreazione qui." tanto non volevo giocare con le macchinine, mi va bene stare seduto e fantasticare sulla forma delle nuvole.
"Ok, aspetta..." non so cosa voglia fare, ma sta di fatto che Elisabeth è appena corsa via da me. Mi ha lasciato solo anche lei, adesso. D'altronde chi vuole stare vicino a un bambino che tira i capelli alle altre bambine? Forse ho sbagliato ora che ci penso, ma Serena mi ha fatto veramente arrabbiare. Cosa dovevo fare? Era da sfigati andare dalla maestra a frignare come faccio sempre. Per una volta ho voluto farmi giustizia da solo. Anche se forse non era giusto...
"Rieccomi!" Elisabeth questa volta si avvicina a me, sedendosi sul muretto dove sono seduto io.
"Elisabeth, che fai? Le maestre non vogliono che tu stia con i bambini in punizione. Devo stare solo!" le dico, cercando di essere convincente.
"Lo so! Proprio per questo ho tirato i capelli a Serena. Almeno adesso siamo insieme, solo io e te, in punizione. È più divertente se siamo in due, no?" mi fa notare con tanta felicità.
"Si, hai ragione El." se sono con la bambina bella, tutto diventa sempre più colorato. Le cose brutte smettono di esserlo, se lei è con me.
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Il Riflesso Di Una Bugiarda
RomanceUn posto di lavoro e due criminologi pronti ad ottenerlo. Una bugiarda professionista e un uomo intenzionato a scoprire la verità. Daphne White colpisce come un proiettile ma è fragile come una rosa. La Volpe Nera la cerca con fame e bramosia, atte...
