34. Viaggio

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Ray

Il sangue mi si gela, ed il mio corpo si trasforma in una statua di ghiaccio. In quella sala c'era uno dei principali soggetti della Volpe Nera, nonché la mafia più temuta del paese, ed Elisabeth era una di loro. Era contro o era una spia? Ora capisco tutte le sue informazioni dettagliate, anche se tante incertezze mi mettono in dubbio. Perché la chiama Daphne? Chi è Daphne?
"Per favore, sta zitto. Te l'ho detto vero? Ho fatto una cazzata, ci scommetto!" urla Elisabeth nella sua versione più ubriaca. È pur sempre Elisabeth.
"Va bene, calma..." le sposto i capelli dalla faccia e afferro delicatamente il viso, rassicurandola che ci sarei stato per lei in quel momento di poca lucidità "Domani però voglio i dettagli."
"No, no! Tu non devi sapere! La Volpe Nera uccide!" esclama allarmata, guardandomi con occhi spalancati dallo spavento.
"Che ci provino." affermo.
Mi alzo, portando Elisabeth verso il marciapiede per aspettare un taxi che la riporti a casa sana e salva.
Finalmente ne troviamo uno disponibile velocemente.
"Dove vi porto signori?" domanda il tassista dopo aver abbassato il finestrino.
"Elisabeth dov'è casa tua?"
"Oh eh- Via Hellfire 292, anzi no. Via Shakespeare 53 o forse..."
"La signorina ha bevuto? Non sa dove abita?" beffeggia, leggermente spazientito.
"Avanti Elisabeth. Capisco che avrai minimo tre attici diversi, ma riesci a ricordarti una via?"
"No. A casa mia non ci vado!"
"Scusi ma io sto perdendo tempo."
"Come sarebbe a dire che 'non ci vai'? Elisabeth non fare la capricciosa: sei ubriaca fradicia e non puoi rimanere alla festa." mi impunto non accettando un 'no' come risposta.
"Tu rimani?" mi chiede incrociando le braccia al petto. Dannata scollatura.
"Forse." rimango vago, non sapendo dove voglia puntare.
"Bene. Allora se ci sei tu, posso rimanere." conclude allontanandosi dal taxi, che non perde tempo per abbandonarci lì, sull'orlo della strada.
"Ecco, ora dovremo aspettare venti minuti per un altro!" le faccio notare. Pensare che per questa serata l'unica cosa che volevo veramente era mettermi a guardare "Mission Impossible" mangiando patatine fritte. Invece sono qui, con la figlia di una mafiosa che altro non è che la mia collega, che ho scoperto essere la mia migliora amica dell'asilo. Tutto secondo i piani, sicuramente.
"Ray ho sonno. Mi porti tu a casa?"
"Elisabeth avevamo un taxi letteralmente tre minuti fa!" grido, trattenendo l'impulso di sbattere la testa sul muro fino ad addormentarmi.
"Ah, era un taxi? Pensavo fosse uno scherzo." prossima cosa da segnare nella lista del "Non fare mai più": non fare mai bere alcool ad Elisabeth White.
"Avanti, vieni in macchina."
Sconsolato e svogliato, sono costretto a portare Elisabeth nella mia auto per poterla riportare a casa al sicuro.
La faccio sedere sul sedile passeggero e le allaccio la cintura, controllando che sia ben salda. Mi siedo nel posto guida ed inizio a uscire dal parcheggio.
"Dove devo andare?"
"Segui questa strada per undici chilometri. Poi ti dico..." sussurra, accomodandosi sul sedile.
"Quanto stiamo per arrivare?"
"Venti, venticinque minuti..." ripete a stento
Seguo la strada dritta che Elisabeth mi ha assegnato, perdendomi nei pensieri e riordinando ogni mia preoccupazione: ho conosciuto Mary Doon. Mary Doon è la moglie del nostro amministratore delegato Andrew Ford. Mary è la madre di Elisabeth. Mary fa parte della Volpe Nera. Elisabeth è figlia di una mafiosa e, infine, hanno tentato di ucciderla.
Direi che tutto sommato è stata una serata tranquilla.
"Devo girare a destra o a sinistra, tra poco?" domando rivolgendo il mio sguardo sulla strada.
"Elisabeth?" la richiamo, ottenendo solo un grandissimo silenzio tombale. Mi fermo al semaforo per girarmi a guardare cosa stia facendo per non rispondermi: dorme. La scuoto un po' cercando di svegliarla.
"H-ho sonno..."
Ed ora come faccio a riportarla a casa?

Elisabeth

Diciannove anni fa...

Gioco con la mia palla nel salone. Un salone molto molto grande con tanti vasi, divani e finestre. Al centro c'è un enorme televisore che però non viene mai usato per guardare la tv: Mary lo usa solo come proiettore ogni volta che i suoi colleghi vengono a casa nostra per un colloquio.
Afferro la palla, ed il mio gioco consiste nel calciarla lontano per poi prenderla prima che cada a terra. Ho deciso che mi divertirò anche senza amici.
Calcio il pallone ed inizio a correre velocemente per afferrarlo. Corro e seguo la traiettoria, accorgendomi che il pallone sta per colpire la statuetta a forma di sirena. Quella statuetta a forma di sirena.
Accelero il passo, sbattendo violentemente contro un mobile. Caccio via quella sensazione di dolore e continuo con passo spedito, prima che la palla arrivi. Ci sono quasi. Ora salto. Salto... ma non ci arrivo.
Il pallone colpisce con forza la statuetta, che cade frantumandosi in mille pezzi che si distribuiscono su tutto il tappeto.
"Cos'è stato!? Da..." Mary rimane bloccata sullo stipite della porta e osserva il grave danno che ho combinato. Senza dire una parola si avvicina a me, sbattendo i piedi con forza. Mi afferra per i capelli e mi trascina con sé.
"Questa non me la dovevi fare stronzetta. Questa non me la dovevi fare!" urla mentre cerco di staccarmi dalle sue manacce.
Arriviamo in un corridoio buio, molto largo e lungo, coperto da un tappeto rosso. Mary apre una porta e mi spinge con violenza dentro. Ad accudire la mia caduta è un'intera scalinata, su cui sbatto ripetutamente il mio corpo.
Arrivo a terra, con talmente tanti dolori da non riuscire ad alzarmi.
Urlo il nome di Mary, cercando di chiamarla per soccorrermi poiché penso di essermi rotta la caviglia e di star perdendo sangue. Se solo non ci fosse questo buio pesto forse riuscirei a medicarmi in qualche modo.
Sfioro delicatamente la mia faccia per cercare ipotetiche ferite, ma l'unica cosa che sento sono le guance bagnate dalle lacrime. Ho paura del buio.
Qualcuno mi tiri fuori da qui, per piacere.

Oggi...

Mi sveglio da un tocco leggero e tenero che mi sfiora la guancia.
"Perché piangi? Stai bene?" apro gli occhi, per accorgermi che Ray è seduto nel posto del guidatore e accarezza il mio viso, cercando di asciugare i miei zigomi.
La testa mi fa un male incredibile, è praticamente insopportabile.
"Scusa, è che..."
Perché mi trovo nella macchina di Ray? Cos'è successo?
Ripercorro lentamente la mia serata per cercare di fare mente locale: sono andata alla festa, lì ho incontrato quel mostro maledetto di Mary, sono uscita per piangere e Ray mi ha consolata. Fin qui credo sia tutto nitido.
Successivamente eravamo andati a fare un brindisi, avevamo bevuto molto, specialmente io. Ricordo di aver fatto tappa fissa al bar, con l'unico scopo di ubriacarmi per poter dimenticare la presenza di quell'essere spregevole.
Credo poi di aver ballato e che Ray sia venuto in qualche modo a soccorrermi dalle grinfie di Mary. Perché Mary voleva... uccidermi con il veleno.
Ray era con me. Ray ha assistito. Ray ha visto tutto. Io ho raccontato l'intera verità del mio incubo a Ray.
Esco velocemente dalla macchina, per prendere un po' d'aria e pensare.
"Elisabeth mi preoccupi ora. Stai bene?" mi domanda avvicinandosi a me.
"T-tu sai! Io ti ho detto tutto! Tu sai della Volpe Nera cazzo! Perché mi sei stato vicino!? Perché ti sei cacciato in questo casino" urlo mettendomi infine le mani nei capelli quando capisco che il mio danno era irreversibile.
"Eri in pericolo Elisabeth." rimango di ghiaccio, ripensando al fatto che è stato lui a salvarmi dalle parole acide di Mary. È stato lui a salvarmi dall'uomo ubriaco che mi molestava. È stato lui a salvarmi dal veleno. Mi è stato accanto tutta la serata per proteggermi.
"Io non so se tu sia una di loro o se sei una spia, e sinceramente non voglio saperlo, perché so che la situazione è più grande di tutti e due. Ma non darmi una colpa se oggi ti ho salvato."
"Perché? Ti chiedo solo... Perché?" domando, temendo la sua risposta.
"Lo hai fatto perché ti sentivi in debito per tua madre? Lo hai fatto perché- Non so. Magari ti piaccio? Lo hai fatto perché credevi che standomi a fianco saremmo ritornati migliori amici? Perché hai voluto fare tutte queste stronzate per una stupida sconosciuta che è in sfida con te dal primo giorno!" continuo a gridare, sentendo ad ogni respiro il panico crescere e impossessarsi del mio corpo.
"Tu non sei una sconosciuta Elisabeth. E no, non mi piaci anzi, non vedo l'ora che tu te ne vada da quella fottuta scrivania, lasciandomi il posto di lavoro. Non voglio neanche essere il tuo stupido migliore amico, perché ho una certa logica per capire che io e te siamo diventati cane e gatto. Non riusciamo nemmeno a passare una giornata di lavoro senza pugnalarci alle spalle, facendo gli occhi dolci al capo..." ogni sua verità viene sputata dalla sua bocca, chiudendo le mie labbra e condannandomi al silenzio.
"È solo che... Per quanto provi a convincermi di avere davanti una stronza a cui dovrei preservare solo odio, alla fine è tutto inutile. Non riesco più a vederti come una nemica."
"E come mi vedresti? Sentiamo."
"Ti vedo come 'Elisabeth'. Un essere umano fragile che cerca di fare la stronza solo per allontanare gli altri."
"Ray... Se ti avvicini a me, ti scontrerai solo con numerosi problemi. La Volpe Nera non è un gioco, nemmeno una sfida a chi ha la battutina pronta per primo. Tu non sai cosa rischi..."
"So benissimo cosa rischio. Per questo io non combatterò con te." dice in modo secco e freddo. Questo non me lo aspettavo.
"E allora perché oggi mi hai aiutato?"
"Perché questa sera hai abbassato ogni tua protezione. Eri fragile ed ubriaca. Ma so che domani non sarà così. La tua sfida è troppo rischiosa per chiunque. Non metterò in pericolo mia madre per delle mie scelte." annuisco, comprendendo la sua dura e razionale scelta. Ero già sola prima, perciò adesso non farà alcuna differenza rimanerlo.
Ci sediamo entrambi in macchina, rivolgendo lo sguardo verso il finestrino.
"Elisabeth..."
"Si?"
"Magari non ti starò vicino come 'Ray' ma sappi che sono dalla tua parte come 'criminologo'. Faremo giustizia."
"Speriamo tu abbia ragione.... Criminologo."

Il Riflesso Di Una BugiardaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora