42. Superare

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Elisabeth

Mi sveglio dal rumore continuo di qualcuno che sta bussando alla mia porta con fretta. Che fosse successo qualcosa?

Con la camicia da notte, corro alla porta e la spalanco senza nemmeno pensare. Fortunatamente trovo solo il solito Ray.

"Buongiorno Supergirl, dormito bene?" mi chiede mentre è inchiodato davanti a me, con la camicia stretta, i pantaloni stirati, le spalle possenti e le mani stanche in tasca. Spero di essere presentabile e di non avere il solito nido in testa.

"Diciamo. Cosa ti porta qui? Hai notizie?" domando mentre sciolgo quello chignon disordinato.

"Ti ricordi quello che ti ho detto ieri, no? Oggi iniziamo con il primo passo verso la vittoria: devi sapere sparare." si impunta.

"No." sto per chiudergli la porta in faccia, ma la sua forza pone opposizione, costringendomi a lasciarla aperta.

"Elisabeth, stiamo andando incontro ad una mafia organizzata e armata fino ai capelli. Devi almeno sapere usare la pistola o un coltello." mi spiega.

"Ray, non userò mai quella cosa orribile. Mai. Scordatelo." cerco di chiudere la porta una seconda volta, ma questa volta Ray mette direttamente una gamba all'interno della mia stanza, entrando all'interno con facilità.

"Ah prego, fa come se fossi a casa tua..." borbotto silenziosamente.

"Devo andare avanti Elisabeth. Non è una cosa da poter prendere sottobraccio, parliamo della tua salute e della tua protezione."

"Ray, io non voglio usarla e non riuscirai a convincermi." confermo, ponendomi esattamente alla sua altezza e sfidandolo con lo sguardo. Per qualche secondo, i nostri occhi osservano anche il particolare più nascosto delle pupille. I nostri profumi si mischiano e il nostro respiro si ferma.

"Vorresti per caso distrarmi, bambina bella?" ammette a bassa voce.

"E come?" sussurro, mentre rimango ipnotizzata dalla forma perfettamente geometrica delle sue labbra.

"Con il tuo corpo scoperto, genia." afferma, quasi frustrato. Non mi ero accorta che la camicetta da notte, oltre ad essere corta, era anche scollata. Un'arma a doppio taglio.

"Non riesci a resistermi Ray?" mormoro.

Per un attimo, un ghigno divertito sfugge dalle mie labbra, un ghigno tanto innocuo che Ray non si è fatto sfuggire. Taglia le nostre distanze con un passo, costringendomi ad arretrare. Un altro passo ancora. Lui avanti, io indietro. Continua a procedere finché non mi trovo appiccicata al muro, con il suo corpo robusto che blocca ogni mia via d'uscita. Forse è meglio così, non volevo scappare questa volta.

Avvicina la sua fronte a qualche centimetro dalla mia. Siamo così vicini...

"Chi non riesce a resistere a chi?" sussurra ad un soffio dalle mie labbra.

"Forse siamo pari." rispondo, senza allontanarmi da quell'avvicinamento.

"Pari? Tu credi, bambina bella?" domanda, mentre si allontana lentamente dalle mie labbra.

"Non so, non è così Ray?" provoco mentre riprendo quei pochissimi centimetri che ci separavano.

È estremamente corto il tempo in cui percepisco la sua attrazione. Dopo poco Ray si costringe ad allontanarsi ufficialmente dal mio corpo tentatore, riprendendo così un'aria più seria e decisa.

"Tra un'ora ci vediamo giù. Tu imparerai a sparare oggi."

"Ray..." pronuncio quel nome con tutta la mia poca volontà. Non voglio farlo.

Sento le sue mani calde che in un attimo stringono dolcemente il mio viso, costringendomi ad incrociare il suo volto un'altra volta.

"Capisco che sarà difficile, ok? Lo capisco, davvero... Ma sono stufo di vederti costantemente amareggiata e indifesa, perché cazzo Elisabeth..." il silenzio profondo della pausa, è come acqua bollente sul mio corpo. Un insieme di sensazioni piacevoli e dolorose. "Sono stato tutta la notte a pensare costantemente a cosa ti sarebbe successo se io non fossi entrato in casa tua. Ho immaginato un incubo che non voglio si realizzi per nulla al mondo." afferma, senza perdere la presa delle sue mani sulle mie guance.

"Impara ad usare quella dannata pistola non per uccidere, ma per difenderti. Ci siamo intesi?" le sue parole e la sua ansia nei miei confronti mi accarezzano il cuore, risanando ferite aperte che lui non ha causato.

Annuisco, poiché pensando con un pochino di logica, comprendo che non ho altre scelte se ci tengo a rimanere in vita.

Non posso più rifugiarmi nei miei traumi.

Ray

Dopo aver discusso con i poliziotti per lasciarci andare a fare una "passeggiata rilassante in totale solitudine" per qualche minuto, io ed Elisabeth ci sediamo nella mia macchina e partiamo.

Ogni tanto risorge la scena di Elisabeth seminuda, con una pistola puntata sulla fronte, causandomi ondate di rabbia incontrollata.

"Perché acceleri?" domanda Elisabeth in totale tranquillità.

"Scusa..." dico, mentre cerco di calmarmi. Quel dannato figlio di puttana.

"Elisabeth, posso farti una domanda su ieri sera?" chiedo, cercando di essere il più neutrale possibile: non deve sentirsi obbligata a rispondermi, e non è costretta a ricordare.

"Tanto me la faresti lo stesso, Ray. Perciò spara."

"Chi era quell'uomo? Perché ce l'aveva particolarmente con te?" domando, mentre stringo con forza il volante tra le mie mani.

"Lui è Trevor Red. È il capomafia dell'attuale 'Regina', una mafia conosciuta ma non temuta quanto la 'Volpe Nera'." chiarisce immediatamente ogni mio dubbio.

"Logico. Mi ero dimenticato che in questo momento siamo una calamita per ogni mafia possibile e immaginabile." sbotto, lamentandomi della situazione. Non potevamo essere semplici colleghi? Magari a quest'ora potevamo camminare in un parco, bere un caffè e parlare un'ora intera sul fatto che non ci sono più i programmi televisivi di una volta. Invece siamo qui, verso un campo abbandonato, per poter sparare senza che nessuno ci senta.

"Perché era così tanto preso da te?"

"Anni fa mia madre ha ucciso un membro importante della 'Regina' e, per farsi perdonare, lei ed il padre di Trevor hanno fatto un patto: Mary aveva promesso che sarei stata futura moglie di Trevor." la sua spiegazione mi stringe un nodo alla gola, dandomi un peso tremendo alle spalle. Tutto ad un tratto comprendo quanto sia stato fortunato nella mia vita.

"Fantastico, un'altra testa di cazzo..." mormoro, mentre conto ogni secondo del tempo che passa per calmare la mia ira. Perché tutto questo a lei? Perché tutto questo a me? Perché tutto questo?

***

Parcheggio l'auto e apro la portiera ad Elisabeth.

"Che galantuomo... Che fine ha fatto l'uomo stronzo che avevo conosciuto mentre mi urlava di andare veloce in macchina?" ribadisce, riportandomi a quel nostro famosissimo incontro in autostrada.

"Oh, tranquilla, è ancora qui. Non parla perché semplicemente non ti ha rivisto ancora alla guida." rispondo, facendo il suo gioco e sciogliendo quella tensione.

"In effetti è vero. Ormai ho il mio tassista personale, no?"

"Non approfittarti di me, dolcezza. Posso sempre lasciarti in questo campo e andarmene."

"Non ne avresti la forza."

"Non tentarmi." ammicco, mentre chiudo la macchina.

Il Riflesso Di Una BugiardaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora