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THE MAN WHO CAN'T BE MOVED

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«Sul serio non si è ingelosito?»


«Gaia, te lo giuro. Io mi aspettavo un atteggiamento diverso. Avrei perfino apprezzato di più una reazione rabbiosa, del tipo: "se prendo quel tizio gli spacco il muso. Tu sei solo mia", o qualcosa del genere. Invece niente, apatia totale!»


Continuo a sfogliare il catalogo che la commessa dell'atelier, fin troppo gentile e stucchevole, mi ha esortato a consultare.


Ho le idee confuse, non ho la minima consapevolezza di come debba essere l'abito dei miei sogni.


«Signorina, vuole cominciare a indossare qualche modello?»


Gaia mi lancia uno sguardo che sembra dire "Alza il culo da quel pouf e rinchiuditi nel camerino!"


«Sì.»


Entro nella stanza di prova e, sotto il vigile sguardo di Gaia, inizio a spogliarmi; qualche istante dopo ci raggiunge la commessa con un lungo abito ancora avvolto nel cellophane. Con grande attenzione lo estrae dalla busta trasparente, liberando metri di tulle immacolato e un corpino impreziosito da una cascata di cristalli. Impiego svariati minuti per infilarmici dentro e il risultato finale è quello di avere l'aspetto di una meringa.


Alla vista di cotanta pomposità, Gaia storce il naso e invita la commessa a proseguire con il successivo.


Il secondo abito è decisamente meglio, la gonna arriva fino alla caviglia, sui lati si allunga per poi chiudersi in uno strascico, la parte superiore ha una sensuale trasparenza sulla schiena. Giro lentamente su me stessa per rimirarmi da ogni angolazione, la stucchevole commessa dell'atelier sembra estasiata, Gaia ha lo sguardo tipico di chi non è completamente convinto.


«Giù, ti piace?»


«Non lo so...»


Storco il naso indecisa. Più che altro ho la vaga sensazione che non sarà questo l'abito per il mio matrimonio.


«Allora non ti piace.»


«Non ho detto che non mi piace!»


«Sì, ma è lo stesso. Quando indossi l'abito giusto vedrai che non avrai la minima esitazione.»


Ne provo molti altri inutilmente, sono stanca e davvero demoralizzata; Gaia mi consola dicendomi che non sempre basta visitare un solo atelier per trovare l'abito dei propri sogni. Poi però, arriva l'ultimo, si chiama Ophelia, ed è amore.


«Giù, è il tuo...» cinguetta estasiata la mia amica. Sale sulla pedana di prova accanto a me, mi prende i capelli arrotolandoli morbidi poco sopra la mia spalla destra.


«Io ti vedo così, con un diadema tra i capelli e un trucco delicato... Sei bellissima, Giù.»


L'abito è in due pezzi, con una camicia che mi veste come una seconda pelle, lasciando le spalle coperte da un impalpabile velo trasparente, la gonna avvolge il punto vita con una fascia di tessuto alto, il resto della stoffa cade morbido sui fianchi, fino a terra.


L'attesaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora