Sbarco in Sicilia il giorno seguente, stanca come se avessi attraversato a piedi il deserto del Namib. Imposto il navigatore sull'indirizzo della mia nuova casa a Cefalù, e alle dieci e trenta di mattina mi ritrovo davanti al cancello di una villetta a due piani che affaccia su un mare scintillante. Mi sento stordita e curiosa, eccitata e spaventata, ma è tempo di reagire e prendere di petto la condizione che sto per affrontare.
Ad attendermi c'è una deliziosa vecchietta; a occhio e croce avrà ottant'anni. Si chiama Maria, un visetto vispo e raggrinzito, la carnagione olivastra, gli occhi scuri come il petrolio e sulla testa sottili fili d'argento raccolti all'indietro in una crocchia ordinata.
Mi saluta con affetto, come fossi una nipote venuta da lontano. Reggendosi a un vecchio bastone di legno, claudicando un po' con la schiena incurvata, mi invita a seguirla, mostrandomi ogni pertugio dell'appartamento. Un gran bell'appartamento, a essere sincera. I muri bianchi sono leggermente a buccia d'arancia, tende candide di lino fluttuano davanti a finestre ampie e soleggiate. Il mobilio è spartano, da seconda casa destinata a vacanze estive; la cucina è in muratura con sportelli bianchi costellati di sottili venature grigie e un massiccio tavolo dello stesso colore al centro. Il divano a piccoli fiorellini troneggia nel soggiorno e un vecchio canterano grigio perla ospita sulla sua superficie una radio Belle Époque di legno chiaro. Questo arredamento dal gusto un po' shabby chic è delizioso.
Al piano di sopra la camera da letto ha un balconcino che guarda il mare. C'è un letto d'ottone bianco, un armadio a muro e un comodino ricavato in una nicchia nella parete.
«Questa casa è... bellissima.»
L'entusiasmo lascia sfumare tutte le sensazioni contraddittorie, e spesso angoscianti, che hanno accompagnato l'intera nottata di viaggio. La mente comincia a posizionare nuovi oggetti da arredamento, quelli che occorrono a rendere lo spazio totalmente a misura mia: uno specchio basculante da terra nella stanza padronale, torrette di libri di narrativa sul canterano in soggiorno, cuscini bianchi sopra il divano, qualche fiore profumato qui e lì, e stampe naturali appese al muro.
«Venga, venga a vedere il bagno, dottoressa.»
La porta azzurra con qualche intarsio si apre e mostra un bagno semplice, con una vasca dai piedini in metallo, molto retrò e altrettanto invitante. Mi ci immergerò stasera, tanto per cominciare a prendere confidenza con gli spazi.
«Lei che dottoressa è?» mi chiede poi la signora, scrutandomi con occhi enfi di curiosità.
«Un medico genetista» rispondo disattenta insistendo a rubare con lo sguardo gli angoli intorno a me, riempendo con la fantasia ogni spazio vuoto, ogni muro spoglio.
«Ah, quei malanni complicati, vero?»
«Come... cosa? Ah, be', in un certo senso sì... malanni complicati.»
Sorride seguendo il mio incessante curiosare ovunque, poi mi allunga le dita deformi sul braccio, arrestando momentaneamente il flusso dei pensieri. Mi chiede con tono fiducioso se sono in grado di curarle l'artrite.
«Nel suo caso sarebbe più opportuno un reumatologo» dico affabile.
Maria resta un tantino rammaricata dalla risposta, però si riprende subito non appena ricorda di dovermi ancora mostrare "la parte più bella di tutto".
In un angolo del corridoio si arrampica verso il soffitto una scaletta a chiocciola, talmente stretta che temo possa passarci solo la minuta fisicità dell'adorabile vecchietta. Un gradino dopo l'altro, mi ritrovo ad aprire una porticina che mi costringe ad abbassare il capo per superarla. Una volta fuori, raffiche di aria salmastra mi schiaffeggiano il volto ma ciò che subito dopo si apre ai miei occhi lascia sprofondare in secondo piano tanto insopportabile vento. Da questo terrazzino puoi vedere l'intero promontorio montuoso che scende sul mare ed è uno spettacolo a cui i miei occhi non sono abituati.
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L'attesa
RomanceTerzo romanzo della serie -Il paradigma dell'amore- Sono passati quattro anni, Giuditta è una specializzanda nella facoltà di genetica medica ora. Trascorre le sue giornate divisa tra il laboratorio, i turni ospedalieri e la convivenza con F...
