UN'IRRAGIONEVOLE CONVERSAZIONE parte prima

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Anche questo capitolo è più lungo del solito, quindi ho deciso di dividerlo in due. Pubblicherò la seconda parte non appena lo avrò terminato.

Buona lettura.

Finalmente il Dottor gigolò è arrivato, il suo crossover è parcheggiato in un angolo poco illuminato della strada per non dare nell'occhio quando Gaia raggiungerà l'auto e fuggirà via con lui. Il suo amante.

Amante. Che brutta parola. Sa di scorrettezza, di slealtà e di proibizione.

«Giù, grazie per avermi fatto compagnia.» Gaia ha gli occhi che brillano di gioia e di euforia, un po' quello che succede al primo appuntamento con un uomo.

«Di niente. Potevo lasciarti sola?»

Forse è proprio questa la forza di una relazione clandestina: l'effimerità. La passione sfuggente e proibita della quale puoi scorgere l'inizio ma non la fine, perché la fine potrebbe avvenire in qualsiasi momento. L'instabilità di certe relazioni può determinarne il successo o l'insuccesso, e nei flirt extraconiugali è sinonimo di passione, perché non c'è nulla di più erotico del non sapere quanto durerà, come continuerà e quando perirà.

La macchina del dottor Longo riparte mentre io cammino in direzione della mia, dall'altro lato del parcheggio; intanto fiumi di giovani si dirigono verso l'entrata del Paz. Spingo il pulsante di apertura degli sportelli e mi fiondo sul sedile, avvio il climatizzatore, accendo lo stereo e sfrego le mani l'una contro l'altra nel tentativo di scaldare le membra intorpidite dal freddo. Quando la temperatura nell'abitacolo inizia ad aumentare, ingrano la retromarcia. Un secondo prima di premere il piede sull'acceleratore mi blocco.

Qualcuno bussa sul vetro del finestrino.

Alzo la testa e vedo quella faccia da schiaffi di Gabriel Sala.

Vorrei sbuffare, ma per qualche strano motivo non lo faccio. Controvoglia abbasso il finestrino.

«Buonasera, Giù.»

«Ciao», il mio tono è più piatto di un elettrocardiogramma in fase di asistolia.

«Vai via?»

«Sì. Sai com'è... è mezzanotte e mezza.»

«Puoi smetterla di essere sempre così acida con me?»

«Non sono acida, ho solo voglia di tornarmene a casa.»

Estrae dalla tasca del giubbino un pacchetto di Marlboro. «Sigaretta?»

«Mi dispiace, non fumo più da anni.»

Dall'espressione che ha assunto in viso sembra stupito della cosa.

«Sul serio?»

Alzo gli occhi al cielo spazientita. «Sì. Sul serio, e se ti sposti magari riesco a uscire dal parcheggio.»

Prende l'accendino, la fiamma si avvicina alla sigaretta e la scia del fumo espirato da Gabriel mi colpisce in viso.

«Mi fai compagnia? Giusto il tempo di fumarla, giuro.»

«Ma non hai niente di meglio da fare stasera? Nicole ti starà aspettando a casa.»

Santo cielo, l'ho detto sul serio?

Nicole ti starà aspettando a casa.

Ok, sono ufficialmente fuori di testa. Spingo più forte sull'acceleratore senza lasciare il piede dalla frizione, il rombo del motore della mia auto fa sorridere Gabriel senza, tuttavia, farlo indietreggiare di un solo centimetro.

«Vuoi passarmi sopra?» domanda sardonico.

«Sì, se non ti sposti ti passerò sopra.»

«Ammettilo che muori dalla voglia di farlo!»

L'attesaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora