Capitolo 7

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La cosa che mi spaventava di più in quel momento era la sensazione di star percorrendo ogni singolo dettaglio del mio sogno. Notai, però, una sostanziale differenza: non avevano messo le manette alla mia criminale: questa scoperta aumentò la mia agitazione e il timore di quello che sarebbe potuto succedere nella stanza.

Dopo che Lauren fu entrata nello studio appoggiai il mio corpo teso alla porta ormai chiusa.

"Chi te l'ha fatto quello?" Cominciai a tremare per l'agitazione, le mani erano strette attorno alla maniglia della porta e non c'era ragione di staccarle.

'È come nel mio sogno...'

Il sangue defluì dalle mie guance mentre mi facevo forza per rispondere volgendo però le mie attenzioni al pavimento. Non potevo sostenere il suo sguardo inquisitore.

-Cosa?-

"Mi hai sentita benissimo Camila."

La tensione era palpabile e per un attimo pensai di fuggire da lì, senza voltarmi indietro.

Mi costrinsi a guardarla in faccia per dire con decisione quello che pensavo:

-Non dovrebbe interessarti.- Si soffermò a scrutare i miei occhi ancora per qualche secondo, come se cercasse di capire a cosa pensavo, poi con un sospiro di frustrazione girò attorno al tavolo di metallo e si sedette.

"Hai ragione, non dovrebbe."

La imitai cercandola con lo sguardo invano, si era soffermata sui nuovi fascicoli che avevo in mano.

-Mi dispiace Lauren non avrei dovuto reagire così a una tua genuina preoccupazione.-

Restava in silenzio senza darmi la minima attenzione.

-Si è trattato di uno sbaglio comunque... non doveva capitare, è stata colpa mia.-

"Colpa tua?" Dopo un periodo di silenzio riprese la parola e riportò i suoi bellissimi smeraldi su di me.

"Oggi non ho visto quel poliziotto che ti segue come un cagnolino. È stato lui?"

-No... non proprio. - Lei alzò un sopracciglio e portò una mano fra i capelli per domare la sua chioma scura.

"Che cosa vuol dire non proprio? È stato lui sì o no?"

Non capivo cosa volesse ottenere da questa discussione e la sua insistenza mi metteva ancora più in confusione.

Le raccontai tutto quello che era successo evitando naturalmente la parte in cui mi scatenavo senza pudore... forse non avrei dovuto nemmeno parlare.

"E lui sarebbe un poliziotto?!" Non sa neanche zittire un ubriaco! Io non gli avrei mai permesso nemmeno di avvicinarsi. Non dovresti uscire con tipi come lui."

Abbassai lo sguardo sui miei appunti, riflettendo su quello che mi aveva detto Lauren alzando la voce: mi sentii male al pensiero di averla fatta arrabbiare.

Non capivo perché provassi questi sentimenti che s'insediavano in me e li sentivo ormai radicati.

Temetti per la mia vita, per il futuro che avrei avuto davanti se queste emozioni si fossero appropriate della mia libertà, perché questo era sbagliato.

Sapevo che erano paure infondate ma il solo pensiero mi fece provare una frustrazione tale da farmi dimenticare di tutto in quei pochi minuti. Strinsi con forza le gambe del tavolo, le nocche si facevano bianche e sentii una lacrima percorrere il mio viso.

All'improvviso la sua mano sfiorò delicatamente il mio zigomo, mi accarezzò e col pollice asciugò lacrime che cominciavano a scorrere.

Mi alzò il mento e mi persi nei suoi occhi, in quell'universo di colori.

Damaged LoveDove le storie prendono vita. Scoprilo ora