-Vuoi morire tesoro?-
Sorrisi divertita quando vidi passare una scintilla di terrore nei suoi occhi.
"Nn-o. No."
Gli sferrai una ginocchiata nello stomaco, facendolo inginocchiare davanti a me. Non lo feci finire neanche di tossire che prendendolo per i capelli riportai il suo sguardo nei miei occhi.
-Dov'è?!-
"Ulti-mo pia-no, ultima..."
Tossì per poi continuare.
"...Porta."
-Vedi non era difficile...-
Lo accarezzai prima di metterlo al tappeto con un secondo pugno.
Sospirai e iniziai a uscire dal bagno per dirigermi all'ultimo piano.
Dopo aver scavalcato il corpo dell'uomo robusto, raccolsi il manganello e mi affacciai nel corridoio.
Nessun rumore.
In poco tempo raggiunsi le scale e con solo due rampe ero arrivata all'ultimo piano.
Come prevedevo c'erano due uomini armati fuori dall'ultima porta, ma non sarebbero stati un problema.
Brandii la mia arma segreta dalla tasca sorridendo.
Avevo chiesto al chimico di Lauren di farmi un piccolo favore: dei dardi sonniferi che potevo usare al posto dei proiettili normali.
Li aggiunsi al caricatore e mi preparai all'azione.
Afferrai il manganello in una mano e la pistola nell'altra, poi con uno scatto uscii allo scoperto.
"Merda!"
Sorpresa, nervosismo, rabbia.
Lanciai con velocità il bastone contro uno di loro distraendolo mentre sparavo all'altro.
Nessuno dei due poté evitare i miei colpi e in un attimo ero contro la mia povera vittima ancora incolume.
Lo disarmai con un gesto fulmineo delle mani e girai il suo braccio dietro la sua schiena.
Lo spinsi contro la porta e sussurrai nel suo orecchio:
-Chiama il tuo capo.-
Dovevo sapere quali pericoli mi attendevano.
"Che cos-?"
Lo pressai con più forza stringendo il suo braccio. Emise un gemito di dolore e iniziò a chiamarlo.
"Capo! Aiuto!"
Che debole.
"Che cavolo succede la fuori!"
Sorridendo vittoriosa puntai la pistola alla tempia della mia vittima sentendo la porta aprirsi.
Comparve un uomo esile con gli occhiali, non sembrava per niente il capo di questo covo di gatti.
-Salve. Sono qui per ritirare un pacco.-
Sghignazzando contro l'orecchio dell'uomo che tremava sotto le mie mani.
"Possiamo trovare un accordo."
L'uomo con gli occhiali mi fece segno di entrare nel suo piccolo ufficio illuminato da una singola lampada posta sulla scrivania.
Era un posto piccolo e disordinato proprio come l'aspetto dell'uomo.
Annuii pensierosa mentre stendevo l'ennesima delle guardie di questa topaia.
Avevo colto un luccichio strano negli occhi del tipo ma al momento non lo vedevo come una minaccia.
Mi accomodai su una sedia accavallando le gambe e guardandomi attorno mentre lui si sedette nervoso dietro la scrivania.
-Voglio quei dati.-
Dissi decisa passandomi una mano fra i capelli irritata. Sarei stata sempre io quella in vantaggio e nulla mi preoccupava.
"Dimmi chi sei non ti ho mai vista. Sei nuova di queste parti? Potrei avere qualcosa che ti interesser-"
-Troppe chiacchere.-
Gli puntai la pistola contro e aspettai una sua reazione.
Sussultò sulla sedia, guardandomi nervoso.
Deglutì un paio di volte e tirò fuori dalla tasca un dischetto blu.
"È qui. Non bisogna essere violenti."
-Come posso fidarmi di te?-
Sempre guardandomi timoroso prese il suo computer inserendo il dischetto e facendomi vedere i file.
Trattava delle posizioni dei mercati neri d'armi e di persone.
A cosa le serviva?
"Signorina non deve mai abbassare la guardia."
Sollevai lo sguardo e vidi l'uomo con gli occhiali puntarmi una revolver contro sorridendo vittorioso.
Rise soddisfatto e mi chiuse in faccia il computer togliendo il dischetto.
Adesso sì che ero arrabbiata.
Tremore, nervosismo, agitazione.
-Io non abbasso mai la guardia.-
"Ora voglio che te ne vai. Mi hai già fatto passare abbastanza guai!"
La sua voce si ruppe alla fine facendo trasparire le sue paure ed io sorrisi: ancora una volta avevo vinto io.
Mi alzai dalla sedia non distogliendo mai lo sguardo da lui e lentamente avvicinai la mie testa alla canna della pistola.
-E se non lo faccio?-
"Vuoi morire pazza?!"
-Spara.-
Lui sbarrò gli occhi e deglutì ancora una volta. Strinse l'impugnatura della pistola fino a far diventare le gnocche bianche.
Respiro accelerato.
-Fallo.-
Premette il grilletto.
Lui mi guardò con shock ed io risi divertita.
Gli tolsi la pistola dalle mani e la buttai per terra.
"Come hai-?"
-Non l'avevi caricata.-
Sul tavolo davanti a me c'era una scatola di proiettili piena e quando ero entrata nella stanza, avevo visto l'uomo nascondere la pistola ancora vuota.
Questo era stato un colpo di fortuna.
Lo tirai per la cravatta facendolo sbattere contro il legno e bloccando i suoi urli per chiedere aiuto, poi presi dalle sue mani il dischetto.
Emise dei suoni strozzati chiedendomi perdono ma io non lo ascoltavo, ero girata a guardare la finestra.
Nel cortile c'erano stati movimenti e probabilmente si erano preoccupati a causa dei rumori.
Avvistai un cavo che dal tetto del palazzo in cui stavo, arrivava fino a quello adiacente: l'unica via di fuga che avevo.
"Vuoi impossessarti della nuova merce, non ci riuscirai..."
Mi avvicinai e in una mossa gli tolsi la cintura dei pantaloni, poi lo scaraventai contro il pavimento.
Presi il suo computer e lo spaccai buttandolo per terra.
Se avessi avuto tempo, gli avrei spaccato anche l'ufficio.
-Sono esseri umani non merce stronzo.-
Disperato raccolse i pezzi.
Lo fulminai con lo sguardo e aprii la finestra per iniziare la scalata per il tetto. Quando arrivai in cima, sentivo già le urla degli uomini del tipo con gli occhiali.
"Prendetela!"
Allacciai la cintura al cavo e riuscii ad atterrare sull'altro edificio senza problemi.
Ormai il sole era sparito e nel buio della notte scappai silenziosa.
Superata la scala d'emergenza entrai nel bosco per raggiungere la mia prossima destinazione, lasciando dietro di me solo confusione.
- - - - - - - -
Un locale vicino alla periferia era il punto d'incontro col mio contatto.
C'erano varie persone che bevevano e ballavano in pista, gruppi che si drogavano e persino spogliarelliste.
In mezzo a tutta quella gente non sarebbe stato facile trovarlo.
Mi avvicinai al bancone del barman che era in una posizione sopraelevata rispetto al resto del locale.
Da lì avrei avuto una vista migliore e fortunatamente lo avrei trovato subito.
Lucy mi aveva fornito qualche informazione sulla sua apparenza: alto, vestito scuro e con un cappuccio sulla testa.
Poche informazioni ma sarebbero bastate in questa situazione.
Lo avvistai tra la folla di persone, posto in una zona strategica nella penombra della stanza.
Che cosa avrebbe fatto di questi dati?
All'improvviso non ero più tanto sicura di quello che stavo facendo.
Ma quella sera non furono i miei dubbi e indecisioni che mi avrebbero impedito di raggiungerlo.
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Pronte per il prossimo capitolo?😉
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Damaged Love
FanfictionL'amore tossico che cambierà la vita della Dott.ssa Camila Cabello ha un nome molto conosciuto. Si ritroverà immersa in un mondo totalmente estraneo, ma è proprio in quel mondo che si perderà per poi ritrovare la strada di casa. E non si sa mai che...
