Capitolo 46

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"Che cosa voleva quella pazz-" Ally bloccò appena in tempo Dinah e ci trascinò con un sorriso rassicurante fuori dal palazzo, invitandoci nella sua casa, poiché si trovava in quella zona della città.
I genitori di Camila rifiutarono ringraziandola, avevano un 'diavoletto' da recuperare e  non volevano scomodare troppi i vicini.
Salutarono la figlia con un caldo abbraccio promettendole di esserci anche per la seconda seduta del tribunale, ringraziarono le sue amiche e con un cenno della mano si allontanarono verso il parcheggio.
Nessuno dei due aveva una vaga idea di come reagire alla possibilità che Lauren Jauregui fosse lasciata libera nella società. Non conoscevano quello che era successo, ma si domandavano che cosa ci faceva, allora, la ragazza in una casa di cura mentale.
Decisero, quindi, di lasciare la questione nelle mani della giustizia e pregarono solo che la loro figlia non nè risentisse.

La giovane in questione, mentre Ally e Dinah decidevano cosa fare per il resto del pomeriggio, vide Lauren avvicinarsi con un poliziotto al suo fianco:

"Salve signorina Cabello..." la sua voce era formale, ma il suo sguardo tradiva una certa malizia. Passò una mano tra i capelli, scuotendo la chioma scura come la notte, e lasciò che il suo sorriso conquistasse la bella psicologa.

-Oh, Lauren, mi fa piacere vedere che stai bene.- ed ecco che arrossì come la donna dagli occhi verdi si aspettava. Adorava vedere le sue guance colorarsi di un rosso tenue e osservare come i suoi occhi si illuminavano ma restavano timidi.

"Grazie... volevo chiederle se le andrebbe di parlare sa... mi dispiace tanto di averla coinvolta e vorrei scusarmi in qualche modo." lasciò che la sua voce prendesse una nota più roca ma in modo che solo Camila potesse percepirla.

-Certo... se ti fa star meglio.- la cubana sorrise all'uomo per fargli capire che non temeva la donna davanti a sé.
Tutt'altro che timore stava provando in quel momento...

Si voltò verso le sue amiche che capirono subito la situazione: Ally ammiccò con un sorriso malizioso -  cosa che rese molto confusa la cubana- e Dinah la rimproverò con lo sguardo.
La polinesiana stava cercando di accettare la situazione, ma le riusciva difficile credere a tutto quello che aveva potuto udire.
Nonostante i recenti eventi, anche lei capiva che Lauren non era stata una santa in passato, si preoccupava giustamente che questo passato sarebbe tornato a tormentarla e avrebbe inghiottito anche la sua cara ed amica.

"Mi fido di te Mila... ma fa attenzione." Disse con un tono di voce sereno ma pur sempre preoccupato e guardò decisa Lauren, quasi per farle capire che bastava un passo falso per non vedere mai più la sua ragazza.
Contava molto per la cubana che Dinah stava cercando di accettare almeno i sentimenti che provava nei confronti di Lauren: era un grande inizio.

Si salutarono sapendo che si sarebbero viste presto e Camila si avviò verso la sua auto per condurre la donna a casa sua: molto probabilmente con la libertà vigilata non sarebbe stato permesso che si avvicinassero al palazzo Jauregui, ma non importava a nessuna delle due dove sarebbero andate... bastava essere insieme.

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"Signorina resterò qui fuori dall'abitazione, ma se avrà bisogno accorrerò subito in suo soccorso."

Il poliziotto ammiccò alla psicologa e quest'ultima vide Lauren irrigidirsi al suo fianco.
Sorrise contenta della sua reazione e congedò l'uomo ringraziandolo con un sorriso, quello che rivolgeva per educazione a ogni persona non conoscesse.

Appena entrate in casa, Camlla non fece in tempo nemmeno a girarsi per parlare che si ritrovò con il corpo schiacciato contro il muro: aria calda solleticava il suo orecchio e la sua schiena era in contatto con il seno della corvina.
Sentiva una certa eccitazione salire all'idea di averla fatta ingelosire.

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