Capitolo 11

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In un luogo non precisato...

3 Novembre, 2010

Intorno a lei c'era solo il buio.

Non si udiva nessun suono, neanche il più piccolo ed effimero rumore; niente di niente.

Silenzio mortale...definizione quanto mai azzeccata, visto il luogo in cui era prigioniera.

Faceva freddo lì, ovunque fosse, e si sentiva sporca ed esausta, come se avesse corso la Maratona di New York due volte di seguito senza sosta.

Eppure, era certa di non aver fatto nulla del genere. Quindi perché si sentiva così debole? Perché le doleva ogni fibra del suo corpo? Non sapeva darsi una risposta; riusciva solo a lasciarsi andare ad un pianto carico di paura e disperazione. In un movimento che le venne molto naturale, si portò le ginocchia al petto, vi piegò la testa contro e pianse senza curarsi di essere vista o sentita.

"Ovunque voi siate, signor Cassius, vi prego, salvatemi!" si disse, disperata ed ignara del fatto che, il suo caro signor King, era momentaneamente "fuori servizio".

***

Harbin, Regione della Manciuria, Cina

3 Novembre, 2010

Cassius stava riposando, quando la voce di Nina risuonò nella sua mente, chiara e precisa come se fosse lì al suo fianco. Sgranò gli occhi, destandosi di soprassalto, la bocca dischiusa come in cerca di ossigeno.

Erano le quattro del pomeriggio ed il sole iniziava, ormai, a tuffarsi dietro la linea dell'orizzonte regalando, però, ancora qualche sprazzo di luce rossa.

Il signor King si alzò a sedere e si tolse le coperte di dosso. Sopprimendo le fitte di dolore che gli attraversavano il corpo, scese dal letto e fece un passo in avanti, venendo colto da un forte senso di vertigine.

Sarebbe caduto senza il repentino intervento di Damian.

Il giovane dagli occhi di smeraldo stava entrando nella camera di suo zio proprio in quel momento e fu abbastanza veloce da afferrarlo prima che sbattesse la testa contro il piccolo comò.

-Lasciami andare...- farfugliò l'uomo, mentre veniva sollevato e rimesso a letto.

-E, di grazia, dov'è che vorresti andare?- gli chiese suo nipote, rimboccandogli le coperte -Devi stare a riposo, zio.-

L'uomo abbozzò un sorriso, pensando a quanto si fossero invertiti i ruoli. Quando Damian era piccolo e lui lo metteva a letto, si premurava di rimboccargli le coperte a dovere. E quando stava male (molto di rado), passava ore al suo fianco a leggergli qualche libro, misurargli la febbre e fare il necessario affinché stesse meglio. Ora, invece era Damian ad occuparsi di lui, costretto a letto dalle ferite riportare contro Gadorian. -Lei...- iniziò venendo, però, interrotto da un colpo di tosse.

Damian lo fece bere, reggendogli il bicchiere. -Va meglio?- gli chiese, poi, posando il bicchiere.

L'altro annuì, deglutì e respirò a fondo, come se fino a quel momento non avesse fatto altro che trattenere il respiro. -Lei...è...qui...-

Il barista aggrottò le sopracciglia. -La dottoressa Vargas?- gli domandò, non sapendo di chi stesse parlando.

Cassius mosse la testa in una risposta negativa e, suo nipote, capì.

Stava parlando di Nina.

***

Tre giorni prima...

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