Capitolo 15

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Il rombo del tuono raggiunse il seminterrato dove erano rinchiusi Tony e Lucy.

"Cos'era?" scattò la ragazza spaventata.

"Direi un tuono, la fuori dev'esserci una specie di tempesta" ansimò DiNozzo seduto in terra e con la mano sulla ferita sanguinante.

Lucy passeggiava nervosamente avanti e indietro, aveva provato ad aprire la porta, ma era chiusa dall'esterno e in quel luogo non c'era nulla che potesse usare per aprirla.

"Come facciamo a uscire di qui?" gli chiese scossa. Non riusciva a non togliergli gli occhi di dosso, era sciocco da parte sua e ne era pienamente consapevole, eppure nonostante tutto, trovava l'uomo davanti a lei terribilmente sexy in quella situazione: la camicia aperta sul largo petto villoso, le spalle larghe, il respiro affannoso. Scosse il capo scacciando simili pensieri e gli si avvicinò: "Tu come stai?" gli chiese rannicchiandosi accanto.

Tony abbozzò un sorriso: "Una meraviglia!" ansimò.

Lucy si tolse il giubbetto di jeans e lo posò sulla ferita di Tony che strinse i denti gemendo: "Scusa, è tutta colpa mia..." sospirò.

"Così ti si rovinerà" sussurrò lui, ma i suoi occhi trasmettevano gratitudine.

"Non m'importa nulla del giubbotto!" scattò lei irritata, "pensi che mi fregherebbe di una cosa del genere quando ho davanti una persona che sta morendo?" continuò con gli occhi pieni di lacrime.

"Andrà tutto bene, vedrai!" la rassicurò accarezzandole la testa, "dammi solo qualche minuto e poi..." tossì mantenendosi la ferita.

La ragazza avrebbe voluto poter fare di più, ma non sapeva cosa.

"Se solo avessi lasciato che parlassi..." mormorò posando entrambe le mani per comprimere la ferita e cercare di fermare l'emorragia.

"Non avresti mai consegnato Thomas a quelle persone" sussurrò, "e poi, se gli avessi detto dov'era, ora saresti già morta".

Lei lo guardò senza rispondere.

"Non l'hai ancora capito?" chiese sorridendo debolmente, "se gli avessi consegnato quello che volevano, saresti diventata a tutti gli effetti un testimone scomodo e quindi eliminabile" continuò posando la sua mano su quelle di lei, "ho solo evitato che tutto questo succedesse a te".

"Tu...tu hai fatto tutto questo per me?" scattò la ragazza, "per proteggere una completa sconosciuta che ti ha dimostrato ostilità dal primo momento?" continuò lasciandosi scappare una lacrima.

"Detta così suona davvero figa come cosa" ironizzò lui, "il bellissimo e magnifico agente che si sacrifica per la bella sconosciuta...mi piace!" rise debolmente.

A Lucy scappò un sorriso che Tony colse al volo, mentre col dorso della mano raccolse le lacrime che l'avevano sorpresa: "Prima di essere un uomo, sono un agente e il compito di un'agente è quello di proteggere le persone come te e Thomas" le sussurrò guardandola dritta negli occhi. Lucy gli si buttò tra le braccia: "Grazie..."sussurrò.

"Ops, ehi sono una porcheria, così ti sporcherai di sangue" scherzò accarezzandole i capelli, "e magari puzzecchio pure...non vorrai suicidarti proprio ora?". Lei rise continuando a tenere il viso nascosto nel suo petto.

"Guarda che se muori, mi sarò fatto pestare inutilmente e non è una cosa carina, sappilo" continuò il suo gioco. Percepiva il forte senso di colpa della ragazza che aveva tra le braccia e, nonostante lo sfinimento, non poteva esimersi dal provare ad alleggerire quella situazione nel migliore dei modi.

"Non puzzi!".

"Davvero? Eppure ultimamente al lavoro non mi accusano d'altro" sorrise imbarazzato ripensando a quante volte Ziva l'avesse messo in ridicolo con quella storia. Senti la giovane maestra inspirare profondamente la sua pelle: "Confermo, non puzzi! Probabilmente chi ti accusa è il primo a puzzare o è semplicemente una capra ignorante" gli sorrise guardandolo in faccia. Tony ebbe un flash di Ziva versione capra e scoppiò a ridere tenendosi la ferita, lei gli accarezzò il viso sudato: "Sai cosa dico sempre ai miei bambini? Non permettete a nessuno di insinuare il dubbio in voi, se siete sicuri di essere nel giusto, andate avanti a testa alta e con la schiena ben dritta!".

"Mi piace..." sorrise, "ma ora diamoci da fare..." continuò iniziando a slacciarsi la cintura dei pantaloni.

"Ehi, no... Aspetta!" scattò Lucy diventando rossa, "non mi sembra proprio il momento più adatto, sai?".

"Che hai capito? Guarda!".

"No, non voglio guardare!".

"Regola n.9: Non andare mai in giro senza un coltello!" sorrise Tony che aveva trasformato la fibbia della cintura dei pantaloni in un affilatissimo coltellino.

"Sei maliziosa per una che ha a che fare tutti i giorni con i bambini" la prese in giro con il suo solito sorriso sornione.

"Sei tu che sei ambiguo!" si difese lei, ma entrambi divennero subito seri quando, provando a mettersi in piedi, Tony urlò di dolore mantenendosi la pancia.

"Reggiti a me" scattò lei prendendolo da sotto una spalla. Lui si sforzò di sorridere: "Piccina come sei, verresti schiacciata dal mio peso" sussurrò ansimante, "resta dietro di me" concluse spostandola delicatamente.

A fatica salirono fino alla porta in legno e metallo. Tony la esaminò accuratamente, poi iniziò a giocare col coltello vicino la serratura. Dopo pochi istanti la serratura scattò e furono in grado di aprire la porta, ma quando misero il piede fuori, si trovarono davanti il loro sequestratore.

"Come diavolo avete fatto?" scattò scagliandosi su DiNozzo che riuscì a evitare i suoi colpi con estrema difficoltà. Non aveva più un gioco di gambe a causa della debolezza e del dolore, per non parlare della vista offuscata e dei giramenti di testa. Un pugno lo raggiunse al volto facendolo vacillare. "Non toccare il mio Tony!!" urlò Lucy saltando fisicamente sulle spalle del loro aggressore cercando di fermarlo, ma lui si dimenò con forza facendo sbattere la donna contro una parete. Lucy urlò di dolore mollando la presa, ma quando cadde in terra portò con sé anche la maschera dell'uomo scoprendo così il suo volto: "Joel?" mormorò la ragazza sconvolta.

Un piccolo angeloDove le storie prendono vita. Scoprilo ora