Capitolo 2

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Dakota aveva detto che avremmo fatto solo un giro e dopo saremmo andate via, invece sono già passati venti minuti da quando siamo arrivati e per me è anche troppo tempo.

Oltre al fatto di essere costretta a guardare gran parte delle ragazze strusciarsi con due sconosciuti contemporaneamente, ho così fame che sto per svenire. Il mio stomaco non smette di brontolare e la puzza di alcool è talmente forte che mi sta facendo venire la nausea.

<<Dakota, giuro che se non ce ne andiamo tra due minuti esco da questa fottuta casa, prendo la tua auto e me ne torno in stanza.>> sbotto avvicinandomi al suo orecchio per farmi sentire. Finalmente la smette di fissare Josh come una cretina e sbuffando, saluta il belloccio e ce ne andiamo.

La vedo camminare verso l'auto imbronciata con le braccia conserte, come una bambina quando non viene accontentata. <<Smettila di fare così, dai. Sapevi che non volevo venire.>> le ricordo salendo dal lato del passeggero. <<Inoltre siamo rimaste più del dovuto.>>

Mi sento un po' male per come le parlo, ma il suo comportamento mi ha davvero innervosito.

<<E va bene, scusami.>> mormora mettendo in moto l'auto. <<Lo sai che voglio portarmi a letto Josh da un sacco di tempo e stasera era l'occasione perfetta, ma ho comunque sbagliato. Non dovevo farti una cosa del genere.>> ammette senza smettere di guardare la strada.

<<La tua schiettezza mi sorprende sempre, anche se dovrei cominciare a farci l'abitudine dopo più di un anno che ti conosco.>> dico scoppiando a ridere. Adoro Dakota anche per questo. Non ha nessuna paura ad esprimere i suoi pensieri. Dice chiaro e tondo tutto ciò che le passa per la testa senza paura di essere giudicata.

<<Ma comunque che voleva quel tizio da te?>> domanda lasciando che le labbra si pieghino in un sorriso beffardo.

<<Non farti strane idee, non so neanche chi diavolo sia e non mi interessa.>> sibilo guardando fuori dal finestrino. Per fortuna non fa altre domande sull'accaduto e si concentra sulla strada. Ho sempre amato questa città e quando ho ricevuto una borsa di studio per l'Università di Chicago ho scartato tutte le altre opzioni per venire qui.

<<Peccato, secondo me era carino.>> afferma Dakota parcheggiando a pochi passi dal locale. Alzo gli occhi al cielo e la ignoro mentre scendiamo dall'auto. Ci rinuncio, non smetterà di rompermi le scatole facilmente. So che a modo suo vorrebbe farmi felice, ma non sono affatto contenta della bravata di stasera.

<<Ma se neanche si vedeva.>> mormoro scuotendo la testa, rassegnata.

• • •

Fuori nevica, secondo il mio cellulare ci sono -2 gradi e l'opzione di rimanere sotto le coperte tutto il giorno mi attira moltissimo. Nonostante la proposta mi alletti fin troppo, tornare finalmente a studiare e a seguire le lezioni mi interessa maggiormente. Non posso perdere altro tempo, voglio laurearmi il prima possibile e di questo passo ce la farei solo per i miei quarant'anni.

<<Hey, D>> urlo lanciandole il cuscino addosso <<cerca di svegliarti subito. Prima di andare a lezione voglio fermarmi in caffetteria.>> La sento lamentarsi mentre infila la testa sotto le coperte, ma con un movimento veloce mi alzo e gliele tolgo di dosso.

<<Oh merda, ma che palle.>> sbuffa lasciandosi sfuggire un gridolino. <<Ho troppo sonno.>> si lamenta sbadigliando.

<<Ieri abbiamo fatto un po' tardi, ma se ti muovi possiamo bere un litro di caffè prima di andare a lezione, così ti riprendi.>>

Ieri io e Dakota dopo aver cenato, siamo tornate a casa e siamo rimaste davanti la televisione fino alle tre del mattino e diciamo che il sonno si fa un po' sentire. <<Abbiamo dormito solo cinque ore, un litro di caffè non mi basterà, lo sai.>>

I'm scared to love againDove le storie prendono vita. Scoprilo ora