Capitolo 42

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Fisso il grande orologio sopra la testa del dottor Michael, battendo il piede per terra ripetutamente.

Sento il sto sguardo addosso mentre aspetta una risposta da parte mia.

<<Come potrei perdonarla?>> chiedo a mia volta. Il dottor Michael crede che il tempo mi aiuterà a perdonare Monica. Mi ha chiesto se fossi disposta ad andare avanti, perché secondo lui è importante il perdono per stare in pace con me stessa.

Crede anche che dovrei perdonare gli uomini che mi hanno rapita. Come se fosse facile perdonare un atto del genere sopratutto il tentato stupro.

<<L'abbandono ti ha creato una ferita invisibile che ti ha creato dolore giorno dopo giorno. La ferita dell'abbandono va curata soprattutto imparando a perdonare, a liberarsi dell'odio che si ha nei confronti della persona che ci ha abbandonati.>>

<<Anche se dovessi perdonarla, non significa che riuscirò mai ad avere un rapporto con lei.>> ammetto mordendomi il labbro inferiore. <<Forse sarà più facile perdonare quegli uomini che mi hanno rapita, piuttosto che perdonare Monica.>>

Potrà sembrare esagerato visto che sono stata picchiata, legate e quasi stuprata, ma essere stata ferita da una persona che ho sempre venerato durante tutta la mia vita, è più doloroso.

Avevo sempre pensato che fosse perfetta, che mi avesse amato fino a quando ne avesse avuto la possibilità, ma la verità è che non si è persa i miei primi passi, le mie prime parole, i primi giorni a scuola, il diploma, i momenti tristi e felici per cause di forze maggiori come la sua morte, ma non l'ha fatto solo perché ha deciso di arrendersi, di abbandonarci.

<<Davvero lo credi?>> domanda perplesso <<Mi hai detto che questo accaduto ti ha segnata. Che hai allontanato il tuo ragazzo perché hai avuto dei flashback della sera precedente.>>

<<Sì, proprio così.>> confermo cercando di scacciare il senso di colpa. <<So che quando li prenderanno starò meglio. Sto solo cercando di capire per quale motivo mi hanno preso.>>

<<Ti hanno fatto capire che l'hanno fatto per qualcuno che ti è vicino. Hai idea di chi potrebbe essere?>>

<<Sinceramente potrebbe essere chiunque.>>

Parliamo per altri venti minuti che sembrano volare e quando mi alzo per uscire, il dottor Michael mi incinta a stare serena e mi rassicura rendendosi disponibile telefonicamente per qualsiasi motivo, in ogni momento della giornata.

Raggiungo Mason in macchina che saluto con bacio e dopo qualche minuto ci ritroviamo a viaggiare verso il campus. Mi sembra di non tornarci da mesi, ma in realtà ero lì fino alla mattina precedente.

<<È andata bene? Ti senti meglio?>> chiede premurosamente Mason attento a non distogliere lo sguardo dalla strada.

<<Sì, grazie. Sto molto meglio.>> rispondo posando la mano sulla sua gamba. Parlare con il mio psicologo è stato liberatorio e sorprendentemente rilassante, anche se in certi momenti avrei avuto voglia di scoppiare a piangere e buttare tutto contro il muro.

Forse ha ragione su quella stronzata del perdono e prima o poi mi lascerò alle spalle questa storia con Monica, ma per adesso ho bisogno di tempo.

Per quanto riguarda il rapimento e il tentato stupro, mi sono sentita dire frasi del tipo <<Non è stata colpa tua.>> e <<Ora sei al sicuro.>>, ma so che solo con Mason mi sento protetta.

Anche se stamattina durante la doccia l'ho respinto non significa che io abbia paura di lui. È stato un gesto spontaneo, è stato come se il mio corpo fosse ancora sulla difensiva e credo sia del tutto normale. Non sono passate nemmeno ventiquattro ore. È stato quello che mi ha detto il dottor Michael.

I'm scared to love againDove le storie prendono vita. Scoprilo ora