Apro gli occhi, ma non vedo nulla. Provo a muovermi, sperando solo di essere nella mia camera e di aver fatto un brutto sogno, ma non ci riesco. Qualcosa mi copre gli occhi.
Ho i polsi legati, forse in una sbarra e sono quasi sicura di essere seduta a terra. Il pavimento è freddo sotto di me, l'aria è fredda... tutto quello che mi circonda è freddo.
<<Aiuto.>> urlo, ma in realtà esce solo un flebile mormorio. Mi sento stanca, senza forza. Sono sicura che mi hanno drogata perché non ricordo nulla dopo che mi hanno trascinata in quella macchina.
<<Non ti sforzare, qui non ti sente nessuno.>> dice una voce maschile poco distante da me.
<<Cosa vuoi da me?>> domando con la voce rotta. Cerco di non scoppiare a piangere per la paura, ma mi risulta difficile.
<<Hai fame? Ti ho preparato un sandwich.>> dice ignorando del tutto la mia domanda.
<<Voglio solo sapere cosa vuoi da me.>> insisto dimenandomi. La corda che mi stringe i polsi mi da fastidio, mi brucia la pelle.
<<Qualcuno che conosci si è comportato male e vogliamo fargli capire cosa significa mettersi contro di noi.>> ammette finalmente l'uomo.
<<Chi?>> domando confusa, ma lui mi infila qualcosa in bocca che mi impedisce di parlare. Sembra un calzino sporco dal sapore e mi viene un conato di vomito al solo pensiero.
<<Così ti stai un po' zitta.>> sbotta appoggiandomi qualcosa accanto, probabilmente il sandwich di cui ha parlato. <<Parli troppo, ma quando ti calmi mi fai un cenno così ti faccio mangiare.>>
Allungo il piede e tiro un calcio a vuoto sperando di colpire quel maledetto sandwich, ma fallisco e l'uomo scoppia a ridere.
Provo ad insultarlo con le parole, ma dalle labbra mi esce solo un lamento a causa del calzino che ho in bocca.
Capisco che è arrivato il momento di tranquillizzarmi, di pensare e di smetterla di fare la pazza.
Sicuramente qualcuno si accorgerà che manco, sopratutto Dakota. Quando non mi vedrà comparire con la sua auto darà di matto e mi riempirà di chiamate e penserà che sia strano che io non risponda, quindi avvertirà mio padre che verrà a cercarmi.
E anche Mason se ne accorgerà. Dovevamo vederci, passare il pomeriggio insieme. Si insospettirà se non arrivò, sopratutto dopo che gli ho scritto che stavo arrivando.
<<Ora facciamo una bella foto e la mostriamo all'interessato.>> dice schiarendosi la voce.
Passano pochi secondi prima che io senta il "click" della macchina fotografica del telefono.
Mi chiedo chi sia questo interessato e le uniche due persone che mi vengono in mente sono mio padre e Mason.
Mio padre è uno sceriffo e ha arrestato molti criminali, anche membri di gang importanti di Princeton, mentre Mason... lui fa lavori illegali, ma non ho idea di cosa si tratti.
Droga? Armi? Furti? Che cosa potrebbe fare di tanto brutto da poter scatenare la furia di qualche stronzo?
I miei pensieri vengono interrotti dalla suoneria del mio cellulare. Ho un tuffo al cuore sentendolo.
<<Ti sta chiamando questo Mason.>> dice silenziando il telefono. Spero che abbia chiuso la chiamata. Non lo farei mai, io rispondo sempre, quindi si renderà conto che c'è qualcosa di strano.
<<Ora facciamo una cosa. Mandiamo un messaggio a Mason e gli diciamo che non possiamo parlare e che lo richiameremo presto.>>
Lo sento digitare le parole sul mio cellulare e spero con tutta me stessa che Mason si renda conto che c'è qualcosa che non va, nonostante quello stupido messaggio.
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I'm scared to love again
Teen FictionTrovare la persona giusta non è mai facile e lo stesso era stato per Charlotte Ortega, solare, socievole e gentile con tutti. Una ragazza con la testa sulle spalle, con l'obbiettivo di laurearsi e passare il resto della sua vita con Trevor, il suo r...
