Dopo quasi due ore di auto, finalmente arriviamo davanti il mio dormitorio. Il viaggio è sembrato molto più lungo a causa delle raccomandazioni di mio padre che sembravano infinite.
Da quando ho perso Trevor quella notte, il suo istinto protettivo nei miei confronti è cresciuto molto di più forse perché al posto suo avrei potuto esserci io. Insomma, è sempre stato super protettivo, ma non voglio che si preoccupi così tanto.
Sono rientrata dalle vacanze natalizie un po' dopo rispetto agli altri, ma ho provato a mantenermi a passo con le lezioni grazie agli appunti che mi ha mandato ogni giorno la mia amica, compagna di stanza e di corso, Dakota.
Non la vedo da un po' e devo ammettere che mi manca più di quanto mi sarei aspettata. Dopo la morte di Trevor ha provato a consolarmi in tutti i modi, anche se non è potuta essere presente fisicamente.
<<Hija... mi prometti che farai del tuo meglio per riprenderti?>> domanda mio padre posandomi le mani sulle spalle. Mi guarda dritto negli occhi e leggo il suo dolore attraverso ad essi. Anche lui ha sofferto per la morte del mio ragazzo, ma a differenza mia sembra essersi ripreso del tutto.
Adesso soffre perché vedere me stare male, ma non voglio vederlo in questo stato a causa mia.
Sono passati poco più di due mesi da quel giorno e mi sembra che sia successo ieri. Ho ancora le immagini di quella notte che mi frullano nel cervello, minuto dopo minuto.
Ragazzi, uomini. Trevor a terra, loro che lo picchiano. Una pistola, sangue.
Ho avuto incubi quasi ogni notte per due settimane dopo la morte di Trevor. A volte mi svegliavo urlando e mio padre correva in camera mia, si sedeva al mio fianco e mi abbracciava fin quando non mi addormentavo. È stato la mia roccia.
<<Charlotte... hai capito cosa ho detto?>> chiede scuotendomi leggermente, interrompendo i miei pensieri.
<<Prometido, papá..>> rispondo ispirando una boccata d'aria fresca. <<Sai che sto meglio adesso, anche grazie allo psicologo, ma sai anche che è difficile riprendersi da... tutto quello che mi è successo.>>
<<Lo so, piccola mia.>> sussurra avvicinandosi a me per darmi un bacio sulla fronte. Mio padre è tutta la mia vita. Siamo così legati che lo considero un amico oltre che l'uomo che mi ha messo al mondo.
Ha cercato in tutti i modi di farmi riprendere da quando è morto Trevor. Non mangiavo, non mi alzavo dal letto quasi mai, non uscivo più da casa e non riuscivo a smettere di piangere... poi un giorno mio padre ha bussato alla porta di camera mia e insieme a lui c'era un uomo: il Dottor Michael.
Inizialmente non volevo proprio saperne di confidarmi con lui, ma dopo due, forse tre sedute in cui l'unico a parlare era lui, ho cominciato a dirgli tutto ciò che sentivo. Ogni giorno per un mese fino a ieri. Mentre sono fuori per seguire le lezioni, se dovessi avere bisogno di lui, so di poterlo chiamare senza problemi e se fosse necessario, potremmo anche incontrarci, ma sono ottimista e spero di non averne bisogno.
<<Ti accompagno in camera?>> domanda mio padre dolcemente, ma in risposta mi limito a rifiutare la proposta scuotendo la testa e rivolgendogli un sorriso.
<<Ci sentiamo più tardi, okay?>> dico dandogli un bacio sulla guancia <<E stai attento.>>
<<Va bene. Sta attenta anche tu, Charlotte.>> mi raccomanda per l'ultima volta prima di andare via.
Entro nell'edificio trascinando le due valigie che ho portato e per poco non inciampo. Il corridoio è vuoto e sono fin troppo felice di non vedere nessuno.
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I'm scared to love again
Fiksi RemajaTrovare la persona giusta non è mai facile e lo stesso era stato per Charlotte Ortega, solare, socievole e gentile con tutti. Una ragazza con la testa sulle spalle, con l'obbiettivo di laurearsi e passare il resto della sua vita con Trevor, il suo r...
