Capitolo 45

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Entro nella stanza in cui vengono identificati i sospettati dalle vittime e guardando oltre il grande vetro, vedo due uomini che non hanno più di trent'anni.

Uno di loro ha i capelli ricci, neri, l'aria trasandata, gli occhi rossi e continua a grattarsi il braccio come fanno i tossici di eroina quando sono in astinenza. Si gratta così forte che sembra che possa staccarsi la pelle con le unghia. Ha anche le guance scavate e un'espressione che mi fa paura.

L'altro uomo, al suo fianco, ma a distanza di sicurezza, ha la testa rasata e non ha l'aria paurosa che emana il suo amico. Sembra tanto che sia lui quello terrorizzato di finire in prigione.

<<Stai bene?>> domanda Mason stringendomi la mano.

<<Sì.>> ed è la verità. Vedo gli uomini che mi hanno presa davanti i miei occhi e li guardo senza avere paura che possano farmi di nuovo del male. <<Può dire al tizio con i ricci di parlare?>> domando alla detective indicando l'uomo.

Sono così sicura che sia stato lui a tentare di violentarmi che potrei mettere la mano sul fuoco. Per esserne sicura al 100% mi basta solamente sentire la voce di quell'uomo.

<<Vargas, sei pronto ad andare in prigione per i prossimi sei anni?>> domanda lei parlando attraverso un piccolo microfono. Durante l'interrogatorio, la detective mi ha spiegato che nessuno di loro due ha spiegato il perché del mio rapimento. Hanno tenuto la bocca chiusa e non hanno rivelato nulla.

<<Vaffanculo, stronza.>> sputa lui facendomi balzare il cuore in gola. Lui... lui è quello che mi ha tenuta legata per ore, che mi ha toccata come se fossi roba sua. Lui è quello che ha tentato di violentarmi, è quello che mi ha picchiata.

<<Questo Vargas... è lui che ha tentato di stuprarmi.>> riesco a dire cercando di riprendere il controllo di me stessa. Stavo andando così bene che mi sembrava anche strano che fossi ancora così tranquilla.

Il respiro si fa affannoso e boccheggio in cerca di aria. Sento le gambe cedere e la vista appannarsi. Con la mano mi aggrappo a Mason che mi afferra per non farmi cadere, ma scivoliamo entrambi a terra.

<<Char? Che hai? Che ti succede?>> domanda preoccupato.

<<Forse ha un attacco d'ansia.>> sento dire alla detective. <<Bevi un po' d'acqua. Respira.>> mi appoggia la bottiglia sulle labbra, bagnando leggermente le labbra.

Mason mi stringe a se e scoppiando il lacrime mi appoggio al suo petto, aggrappandomi alla sua maglietta. Vorrei tanto che quei bastardi marcissero in prigione per tutta la vita, ma so che dopo un paio di anni, al massimo tre, riusciranno ad ottenere uno sconto della pena o la condizionale e usciranno. Forse torneranno pure a cercarmi.

<<Questi uomini non possono più farti del male, hai capito?>> tenta di rassicurarmi la detective Queen stringendomi la mano. <<Non si avvicineranno più a te. Non ti succederà più niente.>>

<<E se solo si azzardassero ad avvicinarsi, ci sarò io a fargli il culo, puoi starne certa.>> aggiunge Mason facendomi scappare un sorriso tra le lacrime.

Sto già meglio. È stato un attimo. Un solo attimo di panico che mi ha fatto sentire come se stessi morendo soffocata. Non riuscivo a respirare e mi sono lasciata impossessare dalla paura.

Non so se ho reagito così perché i ricordi di quel giorno mi hanno sopraffatta o per altri motivi ignoti, ma so che parlare con il dottor Michael mi farà stare meglio. Per questo motivo ho già deciso che lo chiamerò nel pomeriggio.

Anche se non posso andare nel suo studio e lui non può venire a casa mia, come faceva dopo la morte di Trevor, forse delle sedute telefoniche mi saranno ugualmente d'aiuto.

I'm scared to love againLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora