• 44 - ASHER

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"Sarai un uomo forte", mi disse Rosalin, mia madre, che guardandomi negli occhi sapeva che a breve la mia vita si sarebbe spezzata in due. Aveva l'impressione che ogni volta sarei potuto crollare, e questa frase mi accompagnava ogni volta che i ricordi mi facevano sprofondare nella disperazione, un'ossessione che si è trasformata in avvilimento. Ancora oggi me la porto dietro, perché so che in quelle parole di conforto mia madre nascondeva bene la sua paura, la sua tristezza, tutte le demoralizzazioni che ha avuto da mio padre e che io ho trasformato in un masso, tanto pesante da non riuscire neanche più a sorreggerlo.
Ha sempre cercato di aiutarmi, cosa che io le rendevo impossibile fare, anche se in realtà faceva il possibile per starmi vicino.
La verità è che preferivo stare solo, e sentirla piangere mentre litigava per me con mio padre mi faceva stare peggio.
È cocciuta, proprio come me, ma quando chiedeva disperata a mio padre di non toccare quel punto dolente che proteggevo tanto mi pungeva il cuore. Sapevo che sotto sotto lui lo faceva di proposito, ma ormai so a che gioco gioca, e le sue carte sono scoperte sul tavolo ed io finalmente ho la mano vincente, anche se in realtà ho sempre saputo di averla.

Come l'astuzia, che in questo momento entra in gioco facendomi riflettere sui piani studiati per il secondo attacco che avverrà. A quanto pare sarà più duro del primo, se questa volta non ci hanno uccisi lo faranno sicuramente adesso; tenere a bada 21 persone mi sembra impossibile, ma sotto una raffica di proiettili, missili e detonazioni la questione si farà non solo più complicata ma soprattutto sarà disumana per quello che vedremo.

Rivolgo un'ultima volta gli occhi al cielo ammirando quante stelle brillano in esso, a quanto possano essere luccicanti come gli occhi di quella ragazzina quando mi vede, a quanto possano essere così sinceri quando anche i miei si incrociano con i suoi. Mi manca, questa sensazione di beatitudine mi mancava, è da tanto che non riuscivo a trovarla con qualcuno.

Come passa il tempo, anche oggi, che compiamo un mese in missione. E domani, che sarà un altro giorno da contare, proprio come tutti gli altri, aspettando di ritornare a casa per vedere tutti, ma una in particolare.

~

Mattino Seguente

<<Capitano...Capitano si svegli...Capitano>> sento urlare al mio orecchio, lentamente schiudo gli occhi focalizzando la persona che ho di fronte. Riconoscendone la voce femminile mi rendo conto che la persona in questione fa parte della mia squadra.

Mi alzo in piedi stropicciandomi gli occhi e la prima cosa che afferro è il mio fucile, imbracciandolo sulla spalla e guardare finalmente in viso la persona che urlava il mio nome. <<Harley... che succede?>> replico lentamente in uno sbadiglio.

<<Il Colonnello Harry vuole parlarle, aspetta una sua risposta>> una risposta? Mi chiedo perché o cosa voglia intendere con questo.

<<Va bene, ho capito, ma ora spiegami perché sei già sveglia, sono soltanto le 5:30 del mattino? E Armando dov è?>>

<<Ha finito il turno Capitano, ci siamo solo io e Nick>> mormora frettolosa distogliendo lo sguardo dal mio per puntarlo sull'amico, che a distanza di metri l'aspetta paziente.

Con un cenno del capo le dico di andare, <<Non uscite dall'area protetta, controllate le barricate e date un'occhiata alle colline>> le urlo prima che possa andare via, e con un gesto della mano mi da l'OKAY. Ritorno sulla mia strada, infilandomi nel camion con la ricetrasmittente che porta alla Base.

<<Qui è il Capitano Johnson che parla, mi ricevete?>> porto all'orecchio il minuscolo cubetto, gelato per il freddo che comincia a farsi sentire alle prime ore del giorno, passo una mano fra i capelli dando una veloce occhiata fuori dal camion; il cielo è nuvoloso, segno che a breve ci sarà una tempesta.

Amami Per Sempre Capitano || Vol.1Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora