• 53 - ASHER

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<<Che cavolo ti è saltato in mente, perché siete qui?>> sbraito alle spalle di mio fratello, che ha le mani infilate nei capelli e non ha ancora proferito parola.
<<Vi avevo detto di restare sul campo e non di andarvene in giro a ingozzarvi di biscotti. E qualcuno può dirmi cosa cazzo è successo pima che vi prenda tutti a cazzotti nei coglioni?>>

<<Tutti, tutti?>> costata Martin increspando un sopracciglio.

<<TUTTI>> preciso, ringhiandogli contro.
La mia attenzione viene però richiamata dai sospiri pesanti di mio fratello, che è ancora girato di spalle e la testa rivolta sul tavolo.

<<Santiago!?>> non sembra ascoltarmi, gli vado contro poggiando una mano sulla sua spalla. I suoi occhi vispi si innalzano su di me, incrociando così il mio sguardo.
<<Vi ho visti parlare insieme, che cosa vi siete detti?>> trascino la sedia sul pavimento e la posiziono poco distante dalle sue ginocchia, che tocco con le mie una volta seduto, cercando il suo sguardo. <<Che cosa le hai detto Santiago? Rispondimi, Dio santo!>>

<<Le ho chiesto di te, okay?>> sputa fuori senza preavviso, conficcando le unghia nelle cosce e mantenere con costanza gli occhi nei miei.
<<Non credevo che l'avrei spaventata così tanto, non era mia intenzione, te lo giuro. Vi ho solo visti felici, e volevo sapere il motivo per cui tu lo fossi>>

<<Che cosa ti portava?>> gli chiedo subito dopo, mi alzo svelto dalla sedia spingendola con rabbia e facendola cadere sul pavimento.

<<Fatevi gli affari vostri, non deve importarvi né di me né di lei, lasciatela in pace>> punto il dito su ognuno di loro, rimanendo fermo con le parole ed essere doppiamente convincente. Un ordine è un ordine, e vale anche per me.
Devo starle lontano.
Prima di trovare qualunque altro motivo che mi faccia ribollire ancora di più il sangue nelle vene, esco fuori anche se le suppliche di mio fratello potrebbero farmi cambiare idea.
Ma la priorità va a lei, io l'ho coinvolta in questo casino e a me tocca tirarla fuori. Avrei dovuto aspettarmi che portarla nella mia famiglia avrebbe fatto crescere qualche speranza e una valanga di curiosità, ma se afferro salda questa questione fra le mani e me ne occupo da solo, sono certo di portare tutto sulla buona strada e ritornare alla routine di prima, dove lei non esisterà e la mia famiglia trascorrerà il resto dei loro giorni come se nulla fosse.
L'aria fredda mi circonda celermente, dando così alla rabbia di dissolversi con i secondi.
Con gli occhi la cerco, con la speranza di trovarla a qualche metro distante che corre via sul terreno. E invece non mi accorgo che ce l'ho di fianco, accovacciata in ginocchio sul terreno che guarda un punto fisso immaginario di fronte a se. Stringe i pugni, rimanendo ferma senza che le labbra si tocchino, sono schiuse e sembrano non emanare aria.

<<Non trattenere il fiato>> faccio io, di colpo si volta.

<<Cosa?>>

<<Non respiravi. Non farlo, potresti sentirti male>> la avverto, poggiando le mani sulle gambe per espormi su di lei.

<<Ash, perché i tuoi fratelli sono così concentrati a vederti felice, se poi non sono mai con te?>> chiede avvicinandosi, il suo fiato caldo crea piccole nuvole di vapore che poi si dissolvono dell'aria.

<<A volte sono io a non volervi tra i piedi. Mi piace restare da solo>> le confesso, sedendomi a terra con le spalle al muro.
Mi sembra di rivivere un dejavu.
<<Anche a te piace?>>

<<Si, e adesso sei tu a disturbare la mia quiete>> dice tagliente senza peli sulla lingua. Avverto i muscoli irrigidirsi e comprendo che le sue parole avessero lo scopo di ferirmi. Eppure dovrei esserne abituato, sputare cattiverie è sempre stato un mio difetto, cosa cambierebbe in questo momento? Ma certo, ora comprendo le parole di mia madre, come "mettersi nei panni degli altri".

Amami Per Sempre Capitano || Vol.1Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora