Emma pov’
Appena uscita da scuola ho scritto ad Alex per i recapiti e per informarlo sulla soluzione trovata, lui, diversamente da Damon, è stato entusiasta e, nel giro di una ventina di minuti, mi ha trovato tutto.
Ho passato il tempo restante, prima degli allenamenti, a telefonare ai ragazzi per capire le loro opinioni e problematiche.
Damon pov’
Oggi ho un mal di testa assurdo, appena arrivato in palestra, dopo scuola, mi sono bagnato le tempie con acqua gelata e ho preso un’aspirina; c’è una luce molto forte che non fa che intensificare il male...
Durante gli allenamenti avevo riflessi rallentati e per questo mi sono beccato diversi ganci anche se la testa lentamente ha iniziato a darmi tregua.
Appena James e i suoi se ne vanno vado nella doccia, apro completamente il rubinetto dell’acqua e mi metto sotto il getto, cerco di svuotare la mente senza un granchè di successo, con l’unico risultato di essermi fatto ritornare il mal di testa.
Esco con un asciugamano in vita e appena varco la porta dello spogliatoio vedo Emma seduta su una panca ad aspettarmi, quanto è testarda!!
Damon: “Che ci fai qui?” sento le tempie pulsare, è come se la testa mi scoppiasse, per cercare di alleviare il dolore mi porto una mano alla fronte premendo.
Emma: ”Dobbiamo parlare... e se tu non vuoi parlerò io!”
E’ girata di spalle, anche se non vedo il suo viso so che è arrossita sapendo che sono nudo con solo l’asciugamano a coprirmi, la cosa mi fa sorridere ma un’altra fitta alle tempie mi rende impossibile alzare lo sguardo....
Emma: “Senti sono solo preoccupata, tu fai sempre così... porti te stesso allo stremo, ma questa volta non te lo lascerò fare...Damon” la sua voce mi sembra così acuta, insopportabile e la luce è accecante, chiudo gli occhi continuando a premere sulla fronte con la mano.
Damon: “Non voglio litigare, Emma... esci di qui.” lo dico in un modo severo e fermo che non le avevo mai rivolto.
Emma pov’
Rimango sbigottita dal suo tono, sto solo cercando di aiutarlo, perché non parla con me, sono stanca di essere trattata male da lui quando sta male e io cerco solo di aiutarlo. Basta! Sono stanca di fare la sua babysitter è abbastanza grande per imparare ad affrontare se stesso.
Emma: “Ma.... Damon sei uno stupido!” dico alzando la voce e alzandomi dalla panca che cigola provocando un fischio davvero fastidioso.
Damon: “ESCI! ORA!” lo urla come arrivato all’esasperazione, esco sbattendomi la porta alle spalle, con gli occhi lucidi e trattenendo qualche singhiozzo. Perché si comporta così?
Le lacrime solcano il mio viso ma io le asciugo una dopo l’altra, non devo crollare, non ora, non davanti a tutti i ragazzi che a breve arriveranno.
Dopo mezz’ora Damon esce dallo spogliatoio, sta uno schifo e si vede... vedo un livido sul suo viso, cos’è successo oggi con James!?
Emma: “Cosa ti è successo al viso?”
Damon: “Nulla, mi sono distratto”
Prima che possa rispondere alcuni dei ragazzi fanno la loro entrata e io e Damon ci allontaniamo e iniziamo la lezione evitando qualunque contatto visivo e non.
Continuo a pensare al comportamento di Damon negli ultimi giorni, a tutti i segnali di sofferenza che stava cercando di mandare anche se, come sempre, in quei modi criptici e probabilmente inconsci; ma la cosa che proprio non riesco a capire è perché si rifiuti di riposare, cioè, io capisco il non voler perdere tempo e anche la preoccupazione di essere scoperti da James, però perché, quando gli vado incontro, gli do la possibilità di fermarsi un attimo senza pericoli imminenti, lui la rifiuta o addirittura si adira.
I miei pensieri vengono troncati da un forte tonfo seguito dal vociare dei ragazzi, mi giro e vedo che tutti si sono riuniti attorno a qualcuno a terra... Damon!
Corro verso di lui si sta premendo una mano sulla fronte mentre tiene la mascella serrata.
ha battuto la testa? Se fosse grave? Se così fosse cosa dovrei fare?
Emma: “Ragazzi che è successo?” cerco di mantenere la calma almeno davanti ai ragazzi ma Damon continua a tenersi la fronte e strizzare gli occhi.
Gabriel: “Ci stavamo allenando, l’ho colpito, e-e lui è caduto a terra”
Emma: “Ok calmati e allontanatevi un po’”
Gli alzo leggermente la testa cercando di vedere se ci sono ferite, se sanguina, ma lui si gira su un fianco spostando anche l’altra mano a premere la testa.
Questo gesto mi allarma ancora di più, perché la cosa sembra peggiorare.
Emma: “Andate a prendere del ghiaccio!” per fortuna Damon lentamente sembra riprendersi.
Damon: “Non serve! Sto bene”
Alex: “Forse è meglio se facciamo una pausa...”
Emma: “Si forse....”
Damon: “NO! E' stato solo un capogiro”
Istintivamente gli accarezzo il viso e cerco i suoi occhi verdi ma lui distoglie lo sguardo e si alza, sono sollevata che lui stia meglio però continua a non volersi fermare...neanche dopo essersi sentito male!
Adesso basta! Sono arcistufa! Questa sera parleremo e non potrà più usare la scusa del “non sono affari tuoi” e “è stato solo un capogiro” a costo di rinchiuderci dentro lui mi spiegherà cosa c’è che non va.
Non ce la faccio più a vederlo autodistruggersi ogni giorno un po’ di più!
1.38 a.m. Tutti sono tornati a casa e Damon è andato a prendere la sua roba in spogliatoio.
Tolgo la chiave dalla serratura dopo averci chiusi dentro... a mali estremi, estremi rimedi.... mi ha costretta a farlo. Dopo qualche minuto Damon esce dallo spogliatoio con la sacca in spalle.
Damon pov’
Damon: “Non sei ancora andata?”
Emma: “Non andrò da nessuna parte se prima non mi dici che cosa ti sta succedendo”
Sospiro infastidito dalla sua insistenza.
Damon: “Certo che ti sei proprio fissata” con disinteresse metto una mano in tasca e raggiungo la porta.
Damon: “E’ tardi, possiamo continuare a discutere domani? Per favore”
Emma: “Quando vuoi, possiamo stare qui anche tutta la notte” corrugo le sopracciglia, non vorrà mica dire che -…. Cerco di aprire la porta invano.
Damon: “Ci hai chiuso dentro?! Sul serio!”
Emma: “Non posso più far finta di niente, c’è qualcosa Damon.... stai sempre peggio”
Damon: “Ma tu cosa pensi di sapere di me! Di come mi sento!”
Emma: “Niente, è per questo che voglio che me ne parli”
Damon: “E se io non volessi...”
Emma: “Resteremo qui più del previsto”
Damon: “Non eri tu quella che parlava di essere liberi? Razza di incoerente”
Emma: “Beh... è per il tuo bene! sono preoccupata, oggi sei quasi svenuto!”
Damon: “Smettila di preoccuparti allora, era solo un capogiro, sono stanco!” non ne posso più di questa conversazione, perché non può semplicemente lasciarmi stare, ci sono tutti gli altri ragazzi da poter aiutare.
Emma: “allora perché ti rifiuti di riposare!”
Damon: “PERCHE’ NON POSSO!” lo urlo e sento come se tutto la frustrazione degli ultimi giorni venisse lanciata fuori tutta insieme, come se tutte le preoccupazioni, le ansie, gli incubi e la rabbia fossero lanciate fuori e liberate nell’aria; in quell’istante l’aria diventa più opprimente e tutte quelle emozioni uscite da me mi lasciano solo una grande stanchezza e paura.
Emma pov’
Emma: “Perché no?” dopo quell’urlo liberatorio, finalmente, il suo sguardo cambia, mi avvicino a lui ha gli occhi arrossati e la voce impastata di stanchezza, non capisco cosa sia ad impedirgli di dormire. Anche lui fa un passo verso di me, un passo pesante per poi prendermi le spalle e guardarmi intensamente con quei verdi occhi incupiti così colmi di sensi di colpa e paura.
Emma: “Ehi, ti prometto che non succederà nulla se chiudi gli occhi e ti rilassi un po’” poggio la mia mano sul suo viso accarezzandogli quella leggera barba morbida e al mio tocco lo sento un po’ rilassarsi “Vieni, stenditi. Quando ti sveglierai il mondo sarà ancora intero e nulla sarà cambiato”
Lui allenta la presa sulle mie spalle e si siede sul piccolo divano all’ingresso della palestra.
Ci guardiamo intensamente, illuminati solo dalla flebile luce dei lampioni fuori, quando, il mio cellulare inizia a squillare insistentemente... addio momento romantico!
Vado a prenderlo, è mia madre, vuole sapere che fine ho fatto... le avevo detto che sarei andata a finire un progetto da Roxy e che probabilmente avrei fatto tardi ma effettivamente è molto tardi! Mi scuso con lei e le dico che mi sono fermata da Roxy a dormire vista l’ora e che i suoi non potevano riaccompagnarmi a casa. Mamma dopo qualche altra domanda mi lascia andare e io sorridendo mi giro di nuovo verso Damon.
Da lontano sembra proprio come un qualsiasi ragazzo “macho” delle superiori che si è fissato con la palestra e, invece, più ci si avvicina e più si riesce a vedere oltre quella maschera che ognuno di noi si mette per difendersi dagli occhi indiscreti del mondo, più ci si avvicina e più si vede quanto tutti, anche quelli all’apparenza più superficiali, siamo profondi, magari feriti, magari spaventati o magari forti combattenti...proprio come Damon, che fin da subito, ha mostrato profonde ferite ancora aperte e sanguinanti contro cui combatte ogni giorno.
Ora che sono di fronte a lui ancora una volta osservo quanto il suo sguardo, sempre accigliato, lo faccia sembrare più grande e che, in realtà, forse fra tutti, lui è proprio uno dei più fragili, che si prende il peso di qualunque cosa accada a coloro che lo circondano senza mai chiedere aiuto nel continuo tentativo di espiare.
Si è addormentato seduto, con la sua sacca tra le braccia incrociate e la testa piegata in dietro...se rimane così gli verrà sicuramente il torcicollo!
Mi siedo sul piccolo divano accanto a lui e cerco di mettergli un cuscino dietro la testa ma appena la mia mano si appoggia alla sua nuca, lui si gira verso di me accoccolandosi sulla mia spalla...
Emma: “D-Damon che fai? Non puoi dormire così” mi irrigidisco... lui non accenna a spostarsi... sarà una lunga notte
Damon: “Vi difenderò” gli sento dire in un sussurro, credo stia sognando, e la cosa incredibile è che riesce a preoccuparsi per noi anche mentre dorme!... che sia questo a tenerlo sveglio
Emma: “Questa notte lascia che sia io a vegliare su di te” gli sussurro di risposta poco prima di addormentarmi anche io con la testa in dietro.
STAI LEGGENDO
LA LUCE DELLE LUCCIOLE
De Todo𝑆𝑜𝑛𝑜 𝐸𝑚𝑚𝑎 𝐶𝑜𝑜𝑝𝑒𝑟, 𝒉𝑜 17 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑒 𝑓𝑟𝑒𝑞𝑢𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑙𝑖𝑐𝑒𝑜 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑜, 𝒉𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎 𝑐𝒉𝑒 𝑚𝑖 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑏𝑒𝑛𝑒 𝑒 𝑑𝑢𝑒 𝑎𝑚𝑖𝑐𝒉𝑒 𝑡𝑟𝑎 𝑙𝑒 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑠𝑖𝑛𝑐𝑒𝑟𝑒; 𝑣𝑖𝑣𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑣𝑖𝑡...
