-Tutti in posizione- disse James correndo in campo
-Si capitano- esclamarono tutti i componenti della squadra di Grifondoro salendo sulle loro scope per poi prendere i loro posti.
il capitano li guardò speranzoso prima di impugnare la sua amata Tornado e sentire la carica elettrica che si trasmetteva al tocco del manico. Salì sulla scopa e si alzò di quota sentendo la libertà che lo inondava ogni metro che lo divideva dal suolo. Più saliva più si abbandonava alla sua passione: sin da molto piccolo il corvino aveva coltivato la passione per lo sport; al suo terzo compleanno ricevette una scopa giocattolo dove salì con l'aiuto di Fleamont e praticamente non ne scese più. Si faceva portare ad ogni partita di quidditch si svolgesse, sia maschile, sia femminile, sia locale, sia nazionale. Iniziò ad entrare nella biblioteca della grande Villa Potter solo per cercare volumi riguardanti il quidditch, li trovò "il quidditch attraverso i secoli", se ne invaghì e rimase pomeriggi interi nella grande sala a leggere ed immaginarsi se stesso, un giorno, nello stadio vittorioso con il boccino stretto in pugno e la folla acclamante. Aveva imparato a memoria quel libro, come molti altri su quell'argomento che tanto l'affascinava. Aveva anche creato un mini campo da quidditch nel giardino dietro casa per allenarsi prima di andare ad Hogwarts. Proprio a scuola fu il primo cercatore più giovane di sempre, entrò in squadra e non abbandonò la sua passione per nulla al mondo; la squadra divenne la sua famiglia ed il campo la sua casa. Il posto dove sfogare ogni suo disagio, dove sorvolare i problemi, che quando era ad alta quota non esistevano più, c'era solo il boccino e la vittoria. "Sei sempre con la testa tra le nuvole" gli ripeteva il padre ogni volta che dopo essere tornato dalle missioni auror correva in giardino a guardarlo. "Avrai un grande futuro figlio mio, hai talento" gli diceva Dorea quando lo vedeva tornare sudato dal giardino con la scopa stretta tra le mani. Lui ci sperava, sarebbe stato un sogno per lui poter giocare nelle squadre importanti e dimostrare quanto valesse. Era un vero e proprio "sogno" per lui, qualcosa da realizzare, il suo obbiettivo che avrebbe messo al primo posto fino all'estate del sesto anno in cui successero molte cose che gli fecero cambiare punto di vista:
Una sera, il sedicenne James era in salone ad aggiustare la sua amata scopa che si era scheggiata dopo l'ultimo allenamento in giardino, era solo a Villa Potter, un po' come tutti gli altri, ma quel giorno forse di più: Fleamont e Dorea erano usciti la mattina presto di corsa per un richiamo dall'ufficio Auror per un attacco dei Mangiamorte che avevano programmato da mesi portando all'interno della ceppa una spia, e di loro non aveva più avuto notizie perciò era preoccupato. In più Sirius non gli scriveva da una settimana e aveva tremendamente paura gli fosse successo qualcosa in quella gabbia di matti. Remus era da Lily Evans in uno squallido villaggio babbano e Peter in Portogallo. Era solo, preoccupato e con la scopa rotta, brutta situazione. Si stava per stendere sul divano quando sentì il rumore di una smaterializzazione proveniente dalla cucina e capì che sarebbero dovuti essere i suoi genitori ed infatti li richiamò, ma ricevette come risposta urla di dolore e richieste di resistere da parte di Dorea che cercava di tenere in piedi il marito profondamente ferito sia al petto sia alla gamba da cui sangue scuro usciva a dismisura. James correndo in cucina rimase come traumatizzato alla vista della scena e corse a prendere qualcosa per soccorrerlo. Si era trovato in pochi minuti dallo spalmare lucido per scope sul manico di legno, ad avere le mani zuppe del sangue del padre e lacrime amare che scendevano sul viso mentre nelle orecchie la voce della madre risuonava come unica ancora alla realtà.
"Salvare chi si ama, proteggerlo ad ogni costo, anche se fosse la propria vita" era diventata la sua nuova priorità, il nuovo obbiettivo da mettere al primo posto. Non passava giorno in cui non pregasse i suoi genitori di non andare a lavoro per paura di cosa potesse capitargli: era persino arrivato a proporgli di portarlo con loro pur di provare a proteggerli. Era impotente davanti a tutto quel che stava succedendo e gli sembrava solo adesso di aver aperto gli occhi ed aver visto la realtà dei fatti e questo lo metteva abbastanza nella posizione di lamentarsi ogni giorno. Probabilmente non avrebbe più seguito il suo sogno di diventare un giocatore famosissimo, sarebbe diventato un auror come i suoi genitori, avrebbe cercato in ogni modo di proteggere le persone. Le sue certezze in questo campo vennero rese certe dal crollo del suo migliore amico tra le sue braccia quella sera d'agosto; l'avrebbe fatto anche per lui, appena diplomato si sarebbe iscritto ai corsi per auror e sarebbe diventato uno di loro. Ora che però era ancora ad Hogwarts, luogo leggermente più tranquillo, poteva godersi i suoi amati momenti sulla scopa e le vittorie che tanto gli riempivano il cuore.
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mischief managed|| Jily
FanfictionUna versione della nascita dell'amore che diede la vita al bambino che è sopravvissuto, un amore che diede la vita per il mondo, un amore che ha impiegato più tempo a nascere che a finire. Un amore così potente da uccidere Lord Voldemort. tratto da...
