19 lo sfogo di James

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Il Capitano di Grifondoro sorvolava il campo con maestria; si alzava di quota verso il cielo scuro , tra le nuvole grigiastre , con il vento che gli scompigliava i ciuffi corvini che lo faceva sentire bene, libero e spensierato. In sella alla scopa tutti i problemi che la Evans aveva causato volavano via con i soffi di vento tiepido. Era preoccupato, molto, per ciò che era successo e l'armonia del gruppo che, anche se non sembrava, era ostacolata de quel segreto che i tre tenevano dentro da quasi un mese.

Peter stava facendo di tutto per distrarre Remus dalle discussioni tra James e Sirius in cui quest'ultimo citava informazioni sull'avvenimento di quella notte d'ottobre. Sirius era così arrabbiato che non riusciva a mantenere il segreto, ma come dargli torto: Lily Evans li aveva messi tutti in pericolo, soprattutto se stessa e Remus che se avesse scoperto tutto non avrebbe più sorriso. Nessuno aveva quindi intenzione di dirglielo anche perché le conseguenze sarebbero state diverse ed ognuna avrebbe avuto un lato positivo ed uno negativo. Se glielo avesse detto avrebbe saputo finalmente la verità e avrebbe liberato di conseguenza le menti dei tre ragazzi, ma avrebbe distrutto Remus che si sarebbe chiuso in se stesso e non sarebbe più riuscito a perdonarselo.

James avrebbe voluto scegliere, ma non n'era capace: ci teneva alla stabilità dei Malandrini e alla felicità di Remus, ma era sbagliato mentirgli, tenere qualcosa di così grande dentro lo stava distruggendo, vederlo sorridere non sapendo che i suoi migliori amici, quelli che gli promisero di essere sempre sinceri con lui, gli stessero mentendo. Ma sapeva anche cosa sarebbe successo se gli avesse svelato il segreto e non poteva permettersi di vederlo in quel modo.

Oltre a tutti quei pensieri doveva tenere a cuccia Sirius, cosa in cui però Peter fortunatamente lo aiutava, che se potuto uscire da un momento all'altro con la verità distruggendo tutto. Come se non bastasse tra pochi giorni si sarebbe tenuta la partita contro Corvonero; sembravano tutti pronti tranne lui che da giorni non riusciva ad afferrare il boccino e perciò si malediceva. Era tutto su di lui, erano pesi enormi che lo soffocavano e non lo lasciavano vivere. Avrebbe solo voluto salire sulla sua Tornado e volare via verso le stelle e non tornare più, ma "i problemi non vanno sorvolati ma affrontati" si ripeteva, anche se non era riuscito in verità ad affrontare ancora niente.

Quindi in quel momento si trovava a molti metri da terra a respirare aria pulita con gli occhi nocciola che saettavano ovunque cercando il boccino, senza pensieri, solo con un obbiettivo. Ad un punto lo vide: planava verso il basso come un folletto della Cornovaglia, attraversava le nuvole e saettava in tutte le direzioni. Si precipitò verso il basso alla rincorsa della sfera alata con la velocità che aumentava e l'attenzione che si focalizzava su di esso. In discesa il vento gli graffiava il viso come fossero tante schegge di vetro infranto, ma neanche questo bastò per distrarlo. Pian piano si era ritrovato nell'area del campo, circondato da spalti e grandi torri di legno rivestite da altrettanto grandi stendarsi di tutte le case che sorgevano sul prato verde al di sotto il quale terminava sotto gli anelli e faceva spazio ad una distesa di sabbia che avrebbe potuto ammortizzare la probabile caduta di un giocatore.

Si avvicinava sempre di più al suolo, sempre di più ed il cuore batteva più veloce ogni secondo, sembrava scandire gli attimi in cui la scopa si avvicinava al suolo e i suoi occhi erano ancora fissi sulla pallina d'oro svolazzante che sembrava prendersi gioco di lui. Era praticamente ad un metro dal suolo e a mezzo dal boccino: allungò la mano che, ferma, cercava ogni modo per prenderlo. C'era, aveva sfiorato le sue ali e dopo giorni, la sua felicità e orgoglio per se stesso salirono, fino a quando il suo cuore sembrò fermarsi e l'attenzione spostarsi.

"Potter" aveva gridato qualcuno all'entrata del campo. Mentre il boccino sfuggiva alla sua presa, la sua mente veniva inondata di nuovo da i mille pensieri e problemi. Sospirò mentre con svogliatezza scese dalla scopa che impugnò e portò con se. Raggiunse la figura all'entrata e si appoggiò con la schiena alla parete.

mischief managed|| JilyLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora