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In quegli ultimi giorni dopo il 15 maggio Lily sembrò non voler più vivere. Passava le sue giornate in biblioteca a volte a piangere ed altre a studiare che erano le uniche due cose che la tenevano in vita. Non tornava di notte nel dormitorio, non voleva stare tra le ragazze, non ce la faceva, la voce le si spezzava. Sapeva che avrebbero solo voluto aiutarla ma era così distrutta che non trovava nemmeno il coraggio di farsi aiutare. Aveva smesso di andare alle ronde notturne e fare qualunque altra cosa che non fosse studiare. Aveva smesso di andare alle ronde notturne e fare qualunque altra cosa che non fosse studiare. Aveva smesso perfino di andare agli allenamenti di James, iniziò a cercare scuse per non stare più con lui, per evitare i suoi sguardi nei corridoi, evitare lui. Certo James lo sapeva, sapeva quanto stesse male avrebbe voluto starle accanto, consolarla, disperarsi con lei finché la cicatrice si fosse confusa con la pelle. Solo che lei non lo lasciava entrare nella sua bolla, lo aveva lasciato solo. I giorni passarono ed anche James iniziò a spegnersi. La sua fiamma si stava pian piano accasciando per mancanza d'ossigeno, aveva smesso di rendere tutti felici, ma come avrebbe potuto rendere qualcuno felice quando lui era il primo a non esserlo?  

Così un giorno di fine maggio si arrivo ad un punto di non ritorno. Era il 27, il venerdì delle ronde e James era ancora solo, seduto sul muretto di marmo, illuminato dalla debole luce della lampada ad olio. Sentì così tanto la mancanza del sorriso della sua amata in quelle notti buie. Scattò la mezzanotte e si avviò sconfortato verso il dormitorio. Nel suo tragitto incrociò l'entrata della biblioteca semi aperta.  Sapeva che Lily aveva le chiavi della biblioteca perché affidatele dalla bibliotecaria che ormai ci aveva perso le speranze con lei.  Non avrebbe dovuto invadere la sua privacy ma il vuoto che gli aveva lasciato nel petto lo costrinse ad entrare. Cercò di fare meno rumore possibile mentre si aggirava per gli scaffali bui che lo inquietavano particolarmente. Seguì un percorso illuminato da una debole luce che Lily probabilmente aveva dimenticato di spegnere ed arrivò al suo solito tavolo. Era illuminato da un piccolo fuocherello blu chiuso in un barattolo su una pila di libri, una delle tante che formavano una fortezza che nascondeva la ragazza dai capelli rossi che dormiva su una pergamena mezza scritta. Dietro di lei la vetrata lasciava entrare le luci dell'ultimo quarto di luna di cui riflesso brillava sulle acque del lago nero. James la guardò bene, non la guardava da molto e s'era dimenticato che effetto gli facesse. Notò al collo la collana che le aveva regalato cinque mesi prima alla festa di chi si ama. Si aspettava brillasse di grigio ma aveva più che altro un colore celeste, quasi bianco. Cercò di fare meno rumore possibile avvicinandosi a lei. Iniziò ad accarezzarle le guance calde con nostalgia. Quell'unico momento di speranza di James si interruppe siccome Lily si svegliò di scatto.

-Oh Merlino! JAMES!  Sei tu?- urlò alzandosi dalla sedia di scatto allontanandosi da lui

-Si Lils, stai calma, ci sono i con te- cercò di rassicurarla alzandosi per abbracciarla ma lei lo scansò

-Mi spieghi perché mi tratti così- chiese James perplesso

-Io non posso, non ce la faccio più James- iniziò a piangere

-Cosa non puoi più? Degnarmi di uno sguardo?- iniziò ad agitarsi pur sapendo che non fosse la cosa migliore giusta al momento ma probabilmente non ce la faceva più neanche lui.

-Non posso, non posso più amarti!- strillò spingendolo lontano da lei

Quelle parole trafissero James nel profondo del petto, così tanto che per un secondo gli manco il fiato.

-Perché non puoi più...... Se è per il tuo dolore sono disposto a starti accanto ogni santissimo secondo.- si calmò

- È proprio questo il problema, non puoi starmi più accanto, odio trasmettere il mio malessere a gli altri, soprattutto se sei tu!-

mischief managed|| JilyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora