• 𝑺𝒉𝒆 𝑭𝒆𝒍𝒍𝒔 𝑭𝒊𝒓𝒔𝒕 𝒃𝒖𝒕 𝑯𝒆 𝑭𝒆𝒍𝒍 𝑯𝒂𝒓𝒅𝒆𝒓.
• 𝑷𝒐𝒍𝒚𝒂𝒎𝒐𝒓𝒚 𝒗𝒔 𝑴𝒐𝒏𝒐𝒈𝒂𝒎𝒚.
• 𝑳𝑮𝑩𝑻𝑸𝑰𝑨+.
• 𝑺𝒑𝒊𝒄𝒚.
• 𝑨𝒏𝒈𝒔𝒕.
Parte 1.
"«Perché io e te siamo così?!»
«Perché non riusciamo ad essere nient'altro che ques...
La voce di Dante Alejandro Argenti mi rimbombava da giorni nella testa, turbandomi profondamente. La matassa di pensieri che si srotolava dietro agli eventi dell'altra sera sembrava interminabile. Lui, sfacciato e sagace, non temeva il confronto. Del resto perché avrebbe dovuto?
Alla fine il blackout del Sabato – Domenica mattina per essere precisi – ebbe fine alle cinque. Alle cinque del mattino.
C'era stato un guasto tecnico a un traliccio portante, situato al confine con la Francia.
Per tutta la notte - o mattina, a seconda dei punti di vista - chiacchierammo all'angolo bar di qualsiasi argomento. Conoscevo il suo nome, il fatto che fosse italo latino – proveniente dal Cile – e diplomato in lingue. Ne parlava fluentemente già quattro: spagnolo, italiano, inglese, e francese; ma ne stava studiando altre due: tedesco e russo.
Wow.
Io non fui altrettanto incredibile. Gli raccontai degli studi universitari in scienze dell'educazione primaria, del tirocinio che svolgevo, e dei miei genitori – entrambi medici senza frontiere – in giro per il mondo.
Non avevo una vita interessante o qualche aneddoto scabroso da svelare nell'impresa di rendermi affascinante e misteriosa. Io ero come apparivo, ed ero anche un libro aperto per chiunque.
Mi guardai allo specchio e incrociai il mio sguardo. Avvilita, piegai la bocca in una smorfia di disgusto, trovandomi ridicola. Il mascara era uno pastrocchio, spalmato ovunque attorno alle palpebre fuorché sulle ciglia. Avevo macchiato i denti col rossetto rosso, sbavandolo in un angolo del labbro inferiore, e il fard era talmente acceso d'essere paragonato alla luce di un semaforo.
Sembro proprio un clown... che disastro!
«Edith, hai finito di fare quello che stai facendo o preferisci passare la serata in bagno?!», urlò Serafina, oltrepassando l'entrata seguita a ruota da Noemi. «Micky ha già imbandito la tavola di manicaret... ma come ti sei conciata?!».
Terrorizzata, incrociai il suo sguardo nella superficie lucente: «Si nota tanto?», pigolai appena.
«Vuoi scherzare?! Sembri uscita da un cartone animato assai scadente» ammise lei, ottenendo un avvertimento silenzioso da parte della mia amica.
L'improvviso suono del campanello mi gettò nel panico.
Sono qui!
Non ero pronta a rivederlo. Non adesso...
«Vado io!», disse Serafina al alta voce: «Aiutala, intanto», si rivolse a Emy, raggiungendo infine l'ingresso.
La mia amica si chiuse la porta del bagno alle spalle con nuova risolutezza: «Ci servirà lo struccante e tanti bastoncini ovattati».
***
«Ecco, ora sei bellissima», mi confidò nell'ammirare il suo capolavoro.
Il vociare dei nostri ospiti mi distrasse dall'esserle grata. «Esci da qui, così distrarrai mia sorella e gli altri. Io ho bisogno di un momento di pace», le confessai col respiro affannoso e lo stomaco in subbuglio. Il cuore galoppava per praterie infinite, lasciandomi senza fiato.
Il pensiero di lui mi lasciava senza fiato. E questo mi innervosiva.
Mi rifugiai in camera mia, chiudendo la porta a chiave. L'imbrunire della sera tinse di scuro le pareti della stanza, allungando le ombre della notte su di me come lunghe dita nodose.
I toni sommessi degli altri, e le loro risate, riecheggiarono per i corridoi della casa.
Mancavo solo io.
Cosa stavo combinando?!
Ero bloccata; immobile al centro della stanza, in attesa che un piede si ponesse uno davanti all'altro per poter rimediare al madornale sbaglio.
Fu tutto inutile - oltre che dispendioso. L'ansia e l'angoscia mi plasmarono in una statua di sale.
Mi odiavo quando facevo così. La codardia, fagocitata dall'emozione, sovrastava ogni pensiero razionale e mi catapultava in questo stato.
A un tratto udii dei passi soffermarsi dinnanzi alla porta chiusa.
Il cuore mi finì in gola, pulsando violentemente.
«Edith, è tutto a posto? Micol si sta preoccupando. Noemi mi ha detto che ti sei rifugiata qui dentro».
Dante.
«A-Adesso arrivo», comunicai a fatica, sforzandomi di parlare. Toccai la superficie liscia e familiare del legno. C'era solo la porta a dividerci.
Perché doveva essere tutto un'impresa per me?!
«Sicura? Dal tono non mi sembri stare bene», si preoccupò lui.
Era troppo intenso. Serrai gli occhi e trattenni il fiato, intenta a sbloccare la serratura.
«Que pasa mi niña?», ascoltai il sussurro della sua voce profonda, ma non vedevo nulla. Percepii la folata d'aria e lo scricchiolio della porta aprirsi.
Dante odorava di buono, e il mio povero battito cardiaco – che martellava nelle orecchie – triplicò il ritmo.
Non riuscivo a calmarmi, né ad ascoltare. Ero imprigionata nel mio corpo e impossibilitata a chiedere aiuto.
E poi accadde. Come una magia in una fiaba, sentii le labbra di Dante sulle mie e quello, alleviò ogni sofferenza.
*Angolino dell'Autrice*
Il bacio stimola un'impressionante attività che riguarda ormoni e neurotrasmettitori: L'ossitocina, che influenza la disponibilità all'innamoramento e rafforza il legame con il partner. Le endorfine, responsabili della sensazione di felicità e di benessere. La dopamina che stimola il centro del piacere nel cervello. Secondo voi perché Dante l'ha baciata? <3
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SPOLIR: Nel prossimo capitolo uscirà fuori la poligamia di Dante AAAAAAAAH