Capitolo 16

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DANTE

La guardai negli occhi, senza proferire niente. Aveva uno sguardo capace di eclissare il cielo notturno. Le iridi, coi loro luccichii e le pennellate di blu a fare da contorno alle pupille, erano la mia personale Notte Stellata; ma preferii tacere. Non tutti i pensieri dedicatele erano casti... A onor del vero, quasi nessuno. Nelle mie fantasie perverse, Edith era tutto fuorché innocente. Avevo immaginato una ventina di posizioni ricreative per farle raggiungere il culmine del piacere mentre chiacchieravamo sul divano, e quando il suo viso era stato ad un soffio dal mio, avrei voluto baciarla fino a perdere il respiro e scoparla sul pavimento. In fondo ero un romantico; prima del sesso, baciarsi era d'obbligo... E lei aveva labbra invitanti.

Lasciai che il mio sguardo scivolasse lentamente dagli occhi alla bocca del suo viso. Tutto di lei mi catturava in una rete di lussuria. La bella maestrina non era semplicemente hermosa, era una mijita rica* da capogiro.

«Dì qualcosa... Per favore.» mi pregò, imbarazzata dal mio silenzio e concentrandosi sulla parete bianca - non su di me -.

«Cosa vuoi che dica mi niña bonita? Perché se parlo, ti elencherò tutte le peggiori intenzioni...» ostentai, sicuro nella mia onestà.

Non ero un bravo ragazzo. Non lo ero mai stato, malgrado ne fossi consapevole. Avanzai verso Edith, inquietandola.

«P-Peggiori in che senso?» balbettò. Le parole si ammucchiarono l'une sulle altre, producendo un ansito mentre lei indietreggiava, senza fiato nell'immaginare una mia provocazione.

C'era il tavolo da pranzo alle sue spalle. «Vuoi sul serio che ti riveli quello che vorrei farti o preferisci che te lo mostri?» le suggerii, prendendola di peso e accomodandola sul ripiano.

Volevo farle vedere le stelle ad occhi chiusi. La baciai senza darle il tempo di riprendere fiato e stavolta, fui appassionato. Le sue labbra, morbide quanto velluto, divennero tumide e calde. Le accarezzai le cosce dal basso verso l'alto, addentrandomi sotto il tessuto della gonna rosa.

Edith, presa alla sprovvista, si irrigidì; ma le sue difese durarono poco. Mi cinse le braccia al collo e si strinse addosso a me. Goffa e tenera come una ragazzina alle prime avventure.

Assaggiai la sua lingua mentre lei assaporava il folto dei miei capelli con le dita, accarezzandomi la cute. In quel momento avrei potuto fare le fusa...

I lunghi capelli bruni, al profumo di cocco e miele, mi solleticavano  il torace e la parte superiore degli addominali, torturandomi dolcemente quando inclinava il capo per approfondire il nostro contatto bollente. L'elettricità statica fra di noi era quasi palpabile.

Le mie mani vagarono fino all'elastico delle sue mutandine quando, improvvisamente...

«Lo sapevo che dovevo citofonare prima di entrare...» borbottò una voce maschile, alquanto seccata e che conoscevo molto bene.

Fabian.

L'incantesimo si spezzò, frantumandosi in tanti pezzi. La carrozza si trasformava di nuovo in zucca ed i cavalli, in topolini coi vestiti.

Mi staccai dalla mia bella maestrina, impietrita nell'osservare il giovane alle mie spalle.

Fabian Wagner, di origine tedesca, era  senza dubbio più bello di me. Pallido, biondo scuro e con torbidi iridi verde acqua. Abbigliato costantemente in giacca e cravatta e con una ventiquattr'ore a portata di mano.

Mi voltai a guardarlo con una punta di imbarazzo e un sorrisetto sghembo, biricchino, che incominciava dall'angolo sinistro: «Scusaci, ma è stata colpa mia...». Notai i suoi capelli pettinati all'indietro col gel di recente e la camicia sbottonata fino al terzo bottone.

Inarcai un sopracciglio, intuendo subito.

Non ero l'unico ad essere occupato in situazioni ricreative, allora.

Lui finse di ignorarmi, ma non sfuggì l'ombra di un sorriso. «Non avevo dubbi a riguardo, ma a scusarmi sono io, ho dimenticato la cartella del mio cliente nello studio; ho approfittato della pausa pranzo per passare a prenderla altrimenti nessuno lo difenderà a quel povero cristo.» si giustificò, ma prima di avviarsi al piano superiore della casa, tendette la mano destra alla mia niña hermosa mentre ella stringeva le ginocchia, arrossendo vergognosamente: «Tu devi essere Edith. Piacere di incontrarti, Dante mi ha parlato molto bene di te. Io sono Fabian, il suo fidanzato.».

*Angolino dell'Autrice*

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*Angolino dell'Autrice*

AHAHAHAH ODDIO QUANTO MI DIVERTO XD cosa ne pensate di Fabian? Dante ha buon gusto, sia in fatto di donne che di uomini a quanto pare x3

Povera Edith... Interrotti sul più bello, ma il bello deve ancora arrivare x)

Approfitto per dire che gli aggiornamenti delle mie storie riprenderanno il 23 di Agosto, singh <\3

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