• 𝑺𝒉𝒆 𝑭𝒆𝒍𝒍𝒔 𝑭𝒊𝒓𝒔𝒕 𝒃𝒖𝒕 𝑯𝒆 𝑭𝒆𝒍𝒍 𝑯𝒂𝒓𝒅𝒆𝒓.
• 𝑷𝒐𝒍𝒚𝒂𝒎𝒐𝒓𝒚 𝒗𝒔 𝑴𝒐𝒏𝒐𝒈𝒂𝒎𝒚.
• 𝑳𝑮𝑩𝑻𝑸𝑰𝑨+.
• 𝑺𝒑𝒊𝒄𝒚.
• 𝑨𝒏𝒈𝒔𝒕.
Parte 1.
"«Perché io e te siamo così?!»
«Perché non riusciamo ad essere nient'altro che ques...
Quattro ore. Avevo dormito solo quattro schifosissime ore prima che un qualsivoglia genio sconosciuto avesse l'ardire di chiamarmi sul cellulare e svegliarmi. Lavoravo di notte e dormivo di giorno... Il più delle volte; quindi era logico che avessi bisogno di riposo.
Avevo sbarrato porte e finestre, creandomi una notte artificiale in cui cercare ristoro. Tentativo reso inutile dal maledetto arnese vibrante.
La fastidiosa vibrazione del mio I-Phone, sul parquet laccato, cessò solo quando mi costrinsi a rispondere dopo il terzo squillo: «Pronto?». Soffocai uno sbadiglio e mi sorressi dal materasso sul gomito destro, ancora intontito e assonnato, in ascolto.
Spero che sia un'emergenza, altrimenti dovranno incriminarmi per omicidio, oggi.
Non ricevendo risposta, schiusi un occhio e adocchiai il display. Era un numero di telefono che non avevo salvato in rubrica. Spostai lo sguardo sull'orario e imprecai: «Sono le undici di mattina, chi cazzo rompe a quest'ora?!». Innervosito per il riposo rubatomi, accostai ancora una volta il cellulare all'orecchio sinistro: «Parli ora oppure taccia per sempre prima che la mandi a fanculo, anda de la ciucia*!» sbraitai.
«Mi dispiace! Mi dispiace tantissimo di averti svegliato, Dante. Io... Io non volevo. Scusa, scusa, scusa...» piagnucolò la voce femminile. Una bella voce femminile che avevo già ascoltato e riconosciuto alla prima sillaba udita.
Sgranai gli occhi, improvvisamente sveglio: «Edith?!» mi sollevai a sedere: «Sei tu?!».
Madre de Dios.
«Sì, scusami tanto. Io... n-non avrei dovuto chiamarti. M-Mi dispiace, riaggancio subito, s-scusa.». Balbettava un poco, mortificata dal gesto compiuto.
Ero proprio un cretino a volte. «No, aspetta! Non riattaccare... Scusami tu, solitamente a quest'ora dormo e divento parecchio irascibile se vengo disturbato bruscamente.» mi giustificai: «Ma tu, puoi chiamarmi quando vuoi.» affrettai ad aggiungere.
«Come i bambini?» chiese piano e immaginai che accennasse uno di quei suoi sorrisi timidi.
Sollevai gli angoli della bocca, rasserenato: «Sì, come loro...».
«Io volevo chiederti scusa per l'invadenza di Noemi. Non voleva intendere niente...» proruppe, ritornando ad agitarsi.
Non voleva, eh...
Mi passai una mano fra i capelli: «Non devi scusarti tu al suo posto e preoccuparti. Ci sono abituato ai pregiudizi altrui...» tergiversai, ma lei insistette.
«Invece sì! Eri mio ospite ed Emy ti ha ferito... Mi dispiace. Potessi, farei qualsiasi cosa per cancellare come tu ti sia sentito.».
Era adorabile.
«Qualsiasi cosa, eh... Anche fare colazione con me?» la sfidai scherzosamente.
Il silenzio che seguì fu talmente pressante e immobile, che temetti fosse caduta la linea.
«Edith?» la chiamai, dubbioso.
«T-Tra un'ora sarà mezzogiorno, dubito che qualche bar abbia ancora cornetti freschi al banco. A meno che tu non voglia fare una colazione salata, in quel caso sarebbe fatt...» incominciò a straparlare, ragionando ad alta voce sul da farsi.
«Nessun problema, a casa mia ho tutto l'occorrente che puoi desiderare. Dolce e salato.» intervenni. Volevo intavolare anche un doppio senso, ma non mi sembrava il caso...
«Cosa?» squittì, impanicata.
«A che ora concludi il turno di lavoro?» aggiunsi, spiazzandola totalmente.
«A-A mezzogiorno, però non credo che...» balbettò, ma la interruppi di nuovo.
«Perfetto, t'invio l'indirizzo su WhatsApp. Appena finisci, raggiungimi.» la invitai.
«Cosa, no, aspetta. Dante!» provò ad obbiettare, ma chiusi la chiamata prima che potessi udire altro. Un po' da stronzi, ma almeno in questo modo mi ero assicurato che sarebbe venuta a trovarmi.
E non vedevo l'ora.
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*Anda de la ciucia: è una parolaccia del gergo cileno e corrisponde al 'Vaffanculo' italiano.