Capitolo 7

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Quello era il giorno della gara. La prima da quando avevo iniziato a lavorare per la Ferrari e anche se non lo davo a vedere, dentro morivo per l'agitazione. Speravo solo che tutto fosse andato bene per il mio esordio e che quella testa calda di Leclerc non facesse passi falsi.

Quella mattina sembrava, a differenza del giorno prima, più tranquillo. Forse era stata la strigliata di Binotto a calmarlo.
Come al solito, però, non mi rivolse neanche uno sguardo. Non me ne preoccupai. Avrei dovuto essere preoccupata se fosse successo il contrario.

Stette in silenzio, seduto, ad occhi chiusi, con le cuffie nelle orecchie, a sentire a tutto volume la musica. Probabilmente era questo il suo modo di rilassarsi prima di una gara. E vederlo così tranquillo e, in apparenza, in pace con sé stesso, mi fece sperare che quel momento non finisse mai. Se fosse stato così, 24 ore su 24, sarebbe stato più facile gestirlo.

Quando dovette dirigersi verso la griglia di partenza, senza che nessuno lo chiamasse, aprì gli occhi e sempre in silenzio, si tolse le cuffie e afferrò il casco. Lo infilò, entrò nella sua auto e con sguardo concentrato, mise in moto e, dopo un cenno da parte del meccanico, uscì dai box, per iniziare i giri di preparazione alla gara.

A 10 minuti dalla partenza, vidi dallo schermo posto all'interno dei box, Charles infilarsi di nuovo il casco, dopo aver assistito all'inno del Bahrein.
Tutti eravamo concentrati e ansiosi per l'inizio della gara e nessuno osava fiatava. Quando entrò in auto, mancava poco alla partenza e io dovetti concentrarmi il più possibile per non iniziare a fare avanti e indietro per il nervoso. Ero brava a camuffare le emozioni, anche se dentro mi sentivo morire lentamente. Speravo che fosse solo l'ansia solita che si provava quando ci erano novità all'interno della proprio vita, altrimenti sarebbe stato uno strazio.

Era il momento del giro di formazione ed ero seduta vicino all'ingegnere di pista di Charles al muretto. Avrei fatto avanti e indietro, dal muretto ai box, per consultarmi sia con i meccanici che con Jack. Quello era il mio ruolo.  Seguire attentamente tutto ciò che succedeva e consigliare le migliori tattiche. Se necessario, avrei potuto parlare, anche, direttamente con il pilota numero 16. Ma questa, sarebbe stata una cosa che avrei fatto solo in stato di emergenza. E sperai vivamente che non accadesse mai. Anche perché non ero sicura di come avrebbe reagito il monegasco.

Quando si posizionarono di nuovo sulla griglia, tutti restammo con il fiato sospeso in attesa dello spegnimento dei 5 semafori. E quando ciò avvenne, i primi secondi furono confusionari. Charles non riuscì ad acquistare posizioni, ma il lato positivo fu che, allo stesso tempo, non le perse. Per ora andava bene così.

L'opportunità si ebbe, quando Bottas fece un pit stop più lungo del solito. Il finlandese aveva perso posizioni alla partenza, facendosi superare da Verstappen e Perez, e ritrovandosi quindi, ora, a pochi secondi prima di Charles. Ed era quello per noi il momento di rientrare.
"Charles, box, box" disse Jack aprendo il collegamento via radio con il pilota. Dopo ovviamente il mio ordine, che aveva avuto il consenso da parte di Mattia. Infatti, prima che qualsiasi decisione fosse comunicata, essa doveva passare sotto l'approvazione del dirigente sportivo.
"Ho ancora grip, non rientro" rispose Charles, senza ammettere repliche. Lo potevo sentire tramite le cuffie che mi erano state date a inizio gara. Avevo previsto che il pilota numero 16, non avesse ascoltato questa direttiva. Probabilmente sapeva che la decisione fosse la mia, e non voleva in alcun modo seguirla.
"Se non rientra ora, addio overcut" dissi al suo ingegnere di pista, comunicandogli di muoversi a convincerlo. Anche se la vedevo un'impresa ardua.
"Charles, hai la possibilità di superare Bottas, devi rientrare" gli disse allora, di nuovo, riaprendo il collegamento. Aspettammo un paio di minuti prima che si decidesse a rispondere. Intanto il distacco necessario per essere davanti al secondo pilota della Mercedes, si riduceva sempre di più.
"Non rientro. Mi supererebbe comunque in pista. Voglio avere gomme più fresche per proteggere la quinta posizione. Ora silenzio" rispose stizzito. Non ci fu nulla da fare, e Jack, mi guardò mortificato.
Anche se dentro di me, ribollivo dalla rabbia, cercai di restare calma. Non mi stava permettendo di dimostrare quanto fossi brava nel mio lavoro. Stizzita, mi alzai dal muretto e decisi di seguire il resto della gara dall'interno dei box.

I Need You // Charles LeclercDove le storie prendono vita. Scoprilo ora