La Regina della Città Eterna

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[3.1]

Una villetta appena fuori la città di Roma, abbastanza grande e ricca di alberi intorno, questa era la base del contatto che voleva parlare con la Familitas.

Arrivarono davanti a un grande cancello che dava l'accesso a un vialetto.

<<Chi siete?>>chiese con accento romano.

<<Americani, abbiamo un incontro con Michelle>>rispose Markus sorridendo, l'uomo lo fissò per qualche secondo, poi una voce da lontano gli diede la conferma di farli entrare.

La voce era proprio di Michelle, che con un bicchiere di vino in mano salutava con l'altra ridendo.

<<Molto piacere, sono Michele Gambino ma sicuramente l'avete saputo tramite il mio messaggero>>presuppose stringendo la mano a tutti.

<<Il piacere è nostro, possiamo entrare?>>chiese Jackson, la donna fece un cenno di assenso e girandosi li accompagnò verso l'entrata della casa.

L'intento era luminoso e sfarzoso, il colore dorato era ovunque perfino nei gradini delle scale che portavano al piano di sopra.

Andarono in una sala con un tavolo circolare in legno massello, un cucciolo di pitbull uscì dalla stanza accanto correndo verso la donna, Michelle lo prese in braccio e accarezzandolo si sedette davanti al tavolo.

<<Vi piace? Ha solo un anno, si chiama Spike>>

<<È bellissimo, penso che ne prenderò uno anche io>>disse Jessica osservandolo innamorata.

<<Solo se hai pazienza, a volte i cani sono peggio dei bambini appena nati, serve prendersene cura e avere tempo>>rispose.

<<Perché siamo qui Michelle?>>chiese Markus incrociando le braccia e poggiando la schiena sullo schienale.

<<Ho saputo di voi... O meglio, molti qui vi conoscono, ci avete "rubato" un bel business, la cocaina di Rio>>spiegò continuando ad accarezzare Spike.

<<Era la mia più grande fonte di guadagno, ma improvvisamente Calvalho mi chiamò "Vou fechar a torneira para a Europa, tenho muita demanda no Norte" "Norte"? E mi chiesi, quanto a "Norte"? Colombia? Panama? El salvador? Forse per i cartelli dell'Honduras o del Messico?>>disse lasciando libero il cane per terra.

<<E invece... Stati Uniti, la Familitas. Oggi sono qui a parlarvi da amica, ho dimenticato rancori e tanto altro, non sono più arrabbiata come tempo fa è acqua passata>>aggiunse alzandosi in piedi e sistemandosi il suo abito rosso e brillante, Sonia sotto il tavolo si alzò la maglietta e impugnò la pistola che teneva dentro i pantaloni, poi guardò la sorella che fece la stessa cosa.

<<Voglio soltanto presentarvi una persona con cui potrete trattare per mantenere la pace tra me e voi, perché finché non troverete un punto di incontro, voi da qui non vi muovete, siete sotto scacco>>sussurrò.

Si girò dando le spalle ai ragazzi e con uno schiocco di dita diede il permesso alla persona di cui parlava di presentarsi.

Dalla porta inaspettatamente entrò Sarah armata di un fucile a pompa, Sonia si alzò rapidamente e tirando fuori la pistola le sparò colpendola al petto, la ragazza prima di cadere per terra sparò con il fucile colpendo accidentalmente Michelle.

<<Io e Jessica andiamo a sistemare le altre guardie, probabilmente verranno in soccorso>>disse con tono frettoloso Marilyn.

Sonia si avvicinò a Michelle ferita alla spalla che urlava dal dolore ed era coperta dal sangue, la afferrò per il collo e tenendola ferma al pavimento la guardò assottigliando gli occhi.

<<Ascoltami bene, adesso le cose stanno così>>le sussurrò all'orecchio.

<<Qui a Roma non sarai più il capo, saremo noi a gestire gli affari in questa città, tu invece passerai una ventina di anni in carcere per tutti i reati che hai commesso fino ad adesso>>aggiunse prendendo il cellulare.

<<Nessuno accetterà mai voi americani qui a Roma...Ascolteranno soltanto me, io che sono...e sarò sempre la regina della città eterna>>disse Michelle tra gemiti e respiri affannati.

<<Beh io immagino che ascolteranno pure la ragazza che ha ucciso "la regina della città eterna", sei imbarazzante sai? Serviva che venissi io a farti scendere dal piedistallo razza di egocentrica che non sei altro>>Jackson si avvicinò a Sarah lentamente, Markus lo fermò afferrandogli il braccio e gli diede la sua pistola.

<<Fai quello che devi>>suggerì Markus, Jack annuì e voltandosi le puntò l'arma

<<Sono stata io a uccidere la moglie di Jacob, e sono stata io a prendere suo figlio>>confessò strisciando verso una parete.

<<Il figlio di Jacob, è vivo, l'ho portato in Francia, ma da lì non so dove sia finito>>aggiunse.

<<Perché ci dici tutte queste cose?>>chiese Charles prendendo una radio su  uno scaffale.

<<Perché ormai è finita per me, questo stronzo mi sparerà e sarà tutto finito>>rispose sorridendo.

<<Hai ucciso Ashley e con lei hai portato via la mia felicità e distrutto il mio cuore... Ho toccato... Il fondo ieri sera, non ho mai vissuto una sensazione così brutta. Io ti odio Sarah e ti odierò per sempre>> Charles intanto accese la radio, la stazione radiofonica mandava in onda: Che vuole questa musica stasera di Peppino Gagliardi.

<<Anche io ti odio Jackson, odio tutti voi. Ma adesso è arrivato il momento, uccidimi e fai che io raggiunga mia sorella>>sussurrò chiudendo gli occhi, Jack la guardò in faccia e premette il grilletto uccidendola definitivamente.

Cadde in ginocchio facendo cadere la pistola per terra, si era finalmente liberato di quel peso che si portava dietro, era stato davvero necessario farlo? O vendicarla è stato solo un gesto di pura rabbia?

<<Hey Jackson! Vieni forza tirati su! Dobbiamo andare via>>esclamò Charles cercando di sollevare l'amico con l'aiuto di Sonia, Markus scese dal piano di sopra velocemente con dei quaderni e aiutò i due ragazzi a portare Jackson verso le auto di Michelle.

I ragazzi scapparono con il sottofondo del suono delle sirene assordanti, Jack cominciò a respirare sempre con più fatica e abbassò il finestrino per poi affacciarsi e prendere aria.

<<Hey, Jack va tutto bene?>>domandò Markus.

<<Si...è tutto apposto, grazie.>> Rispose tirando un gran sospiro di sollievo.

<<In questi quaderni ragazzi ci sono diversi contatti, Palermo, Milano e addirittura Londra, ora che abbiamo in pugno Roma possiamo contrattare con gli altri gruppi>>spiegò Markus

<<Hey! Hey, frena, abbiamo già abbastanza problemi a New York, non possiamo continuare a espandere il controllo, dobbiamo prima sistemare le questioni interne>>ricordò Jessica.

<<Ormai non ci ferma più niente e nessuno Jessica, dobbiamo continuare ad andare avanti, adesso senza Sarah ci tocca soltanto occuparci di Aaron Caldwell, non capite?! Possiamo costruire una rete di distribuzione immensa in Europa, la roba di Alìcia la potremmo vendere a quantità enormi e incasseremo il doppio di quanto otteniamo adesso!>>esclamò il boss con aria felice e contento del fatto che i suoi piani si stavano realizzando.

Tutti si guardarono a vicenda con espressione preoccupata, ognuno di loro sapeva che Mark stava andando oltre, il potere lo stava trascinando verso una brutta strada.

Intanto si fece sera e mentre erano in aeroporto aspettando il volo, Jackson  tornò dal gruppo dopo essersi allontanato per una telefonata importante.

<<Ragazzi la situazione è precipitata, I ragazzi a New York hanno preso d'assalto la centrale di polizia dove lavora Alexander Cooper>>

Il Potere Logora Chi Non Ce L'haDove le storie prendono vita. Scoprilo ora