46. Il nido

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Erwin si svegliò e i suoi piedi nudi erano immersi in qualcosa che sembrava sabbia.
Quando la visualizzò bene confermò le sue teorie e prendendone una manciata nella mano si chiese che in che genere di posto fosse finito.
'Di nuovo un sogno.' Pensò.
Ma non si sentiva più così spaesato nonostante non conoscesse nulla perché forse avrebbe visto un suo ricordo.
Guardò in cielo e ciò che vide furono milioni e miliardi di stelle, piccole e grandi, formare come un meastoso dipinto ostacolato solo da un alto fascio di luce.
All'orizzonte si scorgeva solo quello e si disperdeva sulla cima in miriadi di piccole scie.
Come la chioma di un albero.
"Non dovresti essere qui."
Una voce lo raggiunse dalla sua destra ma non dovette girarsi per forza per riuscire a riconoscerla. Ma lo fece comunque.
"T/n..." voleva quasi mettersi a piangere.
"Erwin." Rispose lei sorridendogli: "non hai buttato la spada, a quanto vedo."
"Io... perché...?" Si sentiva così confuso che faticava persino a formulare una frase di senso compiuto.
"Lo capisco se mi odi..." parlò per prima T/n: "ho tradito la tua fiducia un'altra volta. Non ho mantenuto le nostre promesse e non potremo mai più fuggire insieme. Hai tutte le ragioni per non perdonarmi."
"Maa..." la sua voce si spezzò non appena cercò di controbattere e le lacrime non tardarono a farsi sentire: "come potrei odiarti?"
Si mise una mano sugli occhi e per un secondo cercò di non pensare per calmarsi.
La ragazza rimase in silenzio, nel rispetto del dolore di Erwin.
"Io non sono riuscito a proteggerti." Tentò di dire.
"Perché pensi sempre che sia colpa tua?"
"Merda! È così!"
"No. Non ho avuto scelta, Erwin. Non è stata per nessun motivo colpa tua." T/n gli posò una mano sulla spalla e lui sollevò il capo per osservarla.
"Che cosa diavolo... È successo? Ti prego dimmelo!" Erwin era sul punto di scoppiare.
"Avrei voluto tornare indietro. C'era un gigante molto strano ma sembrava che stesse aspettando qualcuno. Per la prima volta vidi un gigante che pensa. Credevo avessi le allucinazioni e volevo tornare da te per parlartene. Ma poi lui si è accorto della mia presenza e mi ha attaccato con una rabbia che non ho mai visto. Somigliava di più a qualcosa di umano."
"Qualcosa... Di umano?" Chiese incredulo Erwin senza smettere di osservarla.
"Si. Lo avevo quasi sconfitto, mi bastava un colpo per farla finita ma ne è arrivato un altro. Non l'ho nemmeno sentito arrivare eppure era il doppio del primo e aveva un aspetto scimmiesco e bestiale. Con lui io non ho potuto niente. Ero già sfinita da prima, il mio gas era finito e la mia spada si è spezzata." Disse T/n.
Erwin non poteva credere a ciò che stava sentendo. Il dolore gli stava riempiendo il cuore sempre di più.
"Però l'ho accettato." Concluse la giovane donna.
"Io ti chiedo... Ti chiedo scusa..." Erwin si lasciò sfuggire una lacrima.
"Non fare così." E lei le passo delicatamente la mano per asciugare la sua guancia: "io ho salvato te. Era quello a cui miravo fin dall'inizio."
"Come?" Chiese Erwin senza comprendere.
"Da quando mi hai salvata nella mia testa c'era soltanto un obiettivo. Restare al tuo fianco e proteggerti. Io volevo salvare te. Il mio debito è stato pagato."
"Stai blaterando..."
"No. Tu eri il mio sole, solo tu rischiaravi le mie giornate perché io ti ho amato fin dal primo momento in cui i miei occhi si sono posati suoi tuoi." Ammise T/n.
"Che cazzo..." Il comandante imprecò pieno di dolore.
"Io... Dovevo risolvere questa questione di merda e poi sarei stato al tuo fianco per sempre!"
Lei non rispose, poteva comprendere bene il suo dolore.
"Che posto è questo?" Chiese infine Erwin quando si fu leggermente calmato.
"Un limbo..." Rispose semplicemente T/n: "non è un luogo che deriva da nessun ricordo. Io c'ero già stata una volta quando ero ancora nel mondo dei vivi."
"Davvero?"
"Esattamente come te adesso, amore mio." E si sedette accanto a lui, poggiando dolcemente la testa sulla sua spalla.
"Ci ho incontrato mia madre. Ho chiarito quello che dovevamo e mi ha raccontato la storia di quella spada e la sua. Non pensavo che sarebbe arrivato il tempo in cui l'avrei perdonata ma l'ho fatto. Perché anch'io sono stata perdonata dai miei peccati. E poi mi ha mostrato il futuro. Io so già quello che accadrà e quello che invece è accaduto, per questo non posso dire altro del mio scontro. Il mio compito nel vostro mondo era quello di distruggere il primo di tanti elementi che ostacolano la libertà per cui lottate. Per questo ti dico che non è stata colpa tua. La spada andava distrutta e io ho fatto solo quello che dovevo."
Subito dopo il discorso di T/n il silenzio li avvolse e rimasero per qualche istante ad osservare l'orizzonte sconfinato, con quello strano albero al centro.
"Tu sai già... allora? Come andranno le cose intendi. Se stiamo lottando per qualcosa di vero."
Lei annuì e sorrise: "Devi dimenticarmi, Erwin. Adesso io sono solo il frutto del potere di una spada andata in frantumi. Le cose vecchie e logore si devono cambiare con quelle fresche e nuove. È così che va il mondo. È così che va la vita. Ed è ovviamente la cosa giusta da fare, dovresti gettare via quel frammento e tornare a come eri un tempo. Altrimenti verrai gettato anche tu."
La giovane donna lo guardò intensamente, i suoi occhi c/o però non splendevano più della luce di un tempo.
Sembrava più vecchia. Più saggia. Ma di sicuro non aveva quell'aria da ribelle e la gioiosità di quando la conobbe.
"La spada mi fa vedere i ricordi di chi c'era prima... questo mi hai detto. Allora tu... sei davvero solo un ricordo? Eppure sembra tutto così reale." Chiese Erwin.
"Non ho mentito. La spada ti mostra il ricordo di persone scomparse e si da il caso che io lo sia. Sta accadendo tutto nella tua mente. Questo non vuol dire però che non sia vero."
E un sorriso malinconico comparve sul volto di quella ragazza vestita di stracci, tra il suo sguardo triste.
"Devi continuare a cercare la liberà e a guidare le nuove generazioni come solo tu puoi fare." Aggiunse.
"Tu lo sai... io cercavo la verità. Per mio padre... Per tutti voi "
"Ragione in più per non arrenderti, solo così saprai. Non devi fare tutto da solo, ricordati che i tuoi compagni sono con te." Disse ricordandogli le parole che tempo addietro lui stesso le aveva rivolto.
"Tu sai già anche questa verità, non è vero? La risposta alle mie domande."
T/n si fermò a pensare e guardò di nuovo l'orizzonte infinito e uguale in tutto e per tutto.
"Le storie si tramandano e la verità si tradisce, come si suol dire. E probabilmente c'è chi pensa che ciò vuol dire che la verità non è abbastanza forte. Ma si sbaglia. Dopo che tutte le bugie sono state dette e dimenticate, la verità sta ancora lì. Non va da nessuna parte e non cambia da un momento all'altro. Non si può corrompere così come non si può salare il sale. Perché è quella che è. Una volta l'ho sentita paragonare ad una roccia e sarei anche d'accordo..." Proseguì prendendo tra le mani quei piccoli granelli di sabbia.
"Ma la verità resterà qui anche quando la roccia non ci sarà più."
"Quindi dovrei guardare avanti... Senza di te."
"La verità che stai cercando è lì. Senza di me. E non può portarla via nessuno. Prima o poi verrà conosciuta." Concluse lei.
"Potrei non trovare nemmeno io le risposte..."
"Non importa quando o chi. Devi solo continuare ad andare avanti."
"Penserò solo a quello. Io te lo prometto."
Disse Erwin voltandosi a guardarla.
Lei gli sorrise e prese il suo volto tra le mani. Erwin non riusciva a distinguerne né il calore né la delicatezza.
"Tu devi pensare a vivere."
E a queste parole tutto svanì in un turbinio di buio e ombre.

Quando Erwin si destò era mattina presto. Un gallo cantava da qualche parte, fuori dalla sua finestra e il sole stava per sorgere.
L'orologio segnava le 6 e poteva sentire alcuni rumori ai piani sottostanti dei cadetti che si svegliavano e uscivano dalle loro stanze. Per un attimo non seppe dire cosa gli fosse accaduto. Quel giorno sembrava piuttosto determinato ma una nebbia fitta gli avvolgeva il cuore, come se qualcosa di triste e insopportabile fosse appena successo. Non riusciva a ricordare il sogno che aveva fatto, solo qualche parola qua e là. Però in qualche modo sapeva che c'entrasse qualcosa T/n.
Quel nome...
Ancora sentiva un profondo dolore quando la pensava e Erwin credette che non sarebbe mai guarita quella profonda ferita.
Si rassegnò e si alzò dal letto, il suo sguardo andò ad incontrare subito il pezzo di spada.
Lo stava guardando e lo stava chiamando a sé ma lui si alzò e si limitò ad osservarlo. Dentro di sé ebbe l'istinto di buttarlo via, di distruggerlo, anche se non c'era un vero motivo per farlo.
Credette che qualcuno glielo avesse chiesto ma non riusciva a ricordare chi. In ogni caso si promise che lo avrebbe sicuramente fatto.
Si vestì e prima di scendere alla mensa si guardò per un secondo allo specchio.
Il suo sguardo serio si osservava da solo, i suoi occhi spenti ma determinati solo per arrivare al risultato che si era promesso. Avrebbe inventato nuove strategie e non avrebbe reso vane tutte quelle vite che erano state sacrificate.
Mai più.

4chiacchiere in compagnia:
Dopo il capitolo scorso mi sorprende che ci siate ancora per essere arrivati fin qui, a leggere i miei chiacchiericci.
Ma la storia non è finita. Domani l'ultimo capitolo.
Un bacione!
😘 SilverANBU

Ovunque Tu Sarai (Erwin X Reader)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora