𝐇𝐚𝐫𝐫𝐲 𝐒𝐭𝐲𝐥𝐞𝐬.
❝Quei maledetti occhi mi fottevano sempre. Ci facevo l'amore solo a guardarli. Mi sfuggivano sempre, eppure non smettevo di rincorrerli. Scuri come la notte, seducenti come serpenti. Tentavano perfino le più piccole fibre de...
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Ashley's Pov.
Trascorsero tre giorni. Tre estenuanti, lunghissimi e interminabili giorni, dove io e Luke eravamo in ansia per le condizioni di nostra nonna che restavano stabili: non vi era nessun peggioramento per fortuna, ma nemmeno l'ombra di un miglioramento.
Mi sentivo in bilico tra un'agonia e un briciolo di speranza, ma quest'ultima si sgretolava di giorno in giorno.
Ciò mi portò ad uno stato depressivo in cui toccavo il cibo forzatamente, grazie ad Harry che si assicurava di non farmi saltare alcun pasto: ovviamente con la sua tipica prepotenza data dalla scarsa pazienza che possedeva. Ma dopotutto, gli ero grata, perché sapevo benissimo quanto lui stesse provando a starmi accanto.
Con Luke, invece, continuavamo a darci i turni in ospedale, per cui passavamo pochissimo tempo insieme, se non per un abbraccio e qualche parola di conforto per darci forza a vicenda.
Sapevo anche quanto lui fosse preoccupato, ma per fortuna aveva Gemma al suo fianco, la quale non lo lasciava solo nemmeno un attimo e si prendeva cura di lui in modo unico.
In quei tre giorni scoprii, inoltre, che stavo iniziando ad avere seri problemi di ansia e pian piano stavo perdendo il controllo di essa.
Sapevo benissimo che sarebbe stato decisamente meglio parlarne con qualcuno, ma non mi sembrava il caso di dare altrettanti problemi ad Harry: stava facendo anche troppo per me e farlo preoccupare era l'ultimo dei miei pensieri. E lo stesso valeva anche per mio fratello e la sua fidanzata.
In genere, quando sentivo l'ansia iniziare ad espandersi nel mio corpo, scuotendolo da tremolii e battiti accelerati, chiudevo gli occhi e prendevo dei lunghi respiri, riuscendo a calmarmi e ritornando lucida in poco tempo. Il tutto, per fortuna, in assenza di Harry.
Quel giorno, però, scoprii per la prima volta cosa fosse un attacco di panico vero e proprio, ma andiamo per ordine...
La mattina era iniziata in maniera molto tranquilla, io avevo preparato la colazione per il riccio, come tutti i giorni da quando eravamo a Manchester. Dal canto suo, Harry non si fece problemi a prendere subito posto a tavola e afferrare le posate in mano prima di addentare quasi un pezzo dei suoi pancakes. Quasi, poiché si accorse, ancora una volta, che io non avessi la minima intenzione di fare colazione con lui.
«Mangia.» sentenziò, per poi fare scivolare il suo piatto con i pancakes vicino a me, provocando un rumore stridulo che mi fece rizzare i peli.
«Non ho fame.» dissi semplicemente, sperando non avesse insistito più di tanto.
Corrugò la fronte in un cipiglio, cercando forse di marcare il suo ruolo autoritario. Tuttavia, con mia grande sorpresa, provò a usare termini più carini di quelli che usò nei giorni precedenti.