La notte era calata su Hampton Court, eppure, per quanto mi sforzassi, il sonno non voleva saperne di arrivare. Mi girai e rigirai nel letto, avvolta nelle lenzuola di seta che, invece di darmi conforto, sembravano soffocarmi. Le candele accese nella stanza proiettavano ombre tremolanti sulle pareti, ma nulla in quella luce tenue riusciva a calmare il caos che ribolliva dentro di me.
Che cosa aveva detto Francis al re?
Il pensiero mi martellava la mente senza tregua, come un tamburo incessante che scandiva un ritmo di pura angoscia. Non c'era modo di saperlo. Non c'era modo di scoprire fino a che punto la sua lingua velenosa si fosse spinta per insinuare il dubbio nella mente del re.
Chiusi gli occhi, sperando di trovare sollievo, ma le immagini del giorno appena trascorso mi tornarono alla mente con una nitidezza spietata. Rividi Francis, il suo viso segnato da quel sorriso soddisfatto, lo sguardo carico di una sicurezza che mi aveva fatto gelare il sangue. Lo rividi, seduto maestoso sul suo trono, con quell'espressione che alternava bonarietà e severità, e poi quel momento, quell'istante in cui il suo sguardo aveva incontrato il mio. Un istante in cui mi era sembrato di scorgere qualcosa di diverso nei suoi occhi. Dubbi? Sospetti? Non potevo dirlo con certezza, ma l'idea mi divorava.
Mi alzai dal letto, incapace di restare immobile. Il freddo pavimento di marmo mi fece rabbrividire, ma lo accolsi quasi con gratitudine. Avevo bisogno di sentire qualcosa di reale, di tangibile, per ancorarmi a una realtà che sembrava scivolarmi tra le dita. Mi avvicinai alla finestra, guardando il giardino illuminato dalla pallida luce della luna.
Perché continuavo a sottovalutare Francis?
Sapevo chi era, conoscevo la sua natura manipolatrice, eppure avevo sperato che il suo ritorno a corte sarebbe stato privo di conseguenze. Mi ero illusa che il passato potesse restare sepolto, ma Francis era come un fantasma, tornato a perseguitarmi nei momenti in cui meno me lo aspettavo.
La sua audacia mi lasciava senza parole. Come osava avvicinarsi al re? Come osava parlare con lui in quel modo, insinuare qualcosa che io non potevo controllare? Mi tormentava l'idea che ogni parola pronunciata da Francis fosse stata studiata per colpire proprio dove ero più vulnerabile.
<<Non ho viaggiato fino a qui per restare nell'ombra.>>
Le sue parole mi tornarono alla mente, sibilando come un serpente nella mia memoria. Era chiaro che Francis aveva un piano. Non era un uomo che agiva senza scopo. Ma cosa sperava di ottenere? Voleva la mia rovina? O era semplicemente deciso a tenere il controllo su di me, a ricordarmi che il mio destino era, in qualche modo, legato al suo?
Mi avvolsi lo scialle attorno alle spalle, ma il freddo dentro di me non si placava. La stanza sembrava troppo piccola, troppo opprimente. Mi sedetti su una sedia vicino al camino, fissando le fiamme che danzavano debolmente, e lasciai che i miei pensieri si perdessero nei ricordi.
Rividi il momento in cui avevo conosciuto Francis. Allora ero giovane, ingenua, desiderosa di amore e attenzioni. Lui era stato tutto ciò che avrei potuto desiderare: affascinante, sicuro di sé, con un sorriso che prometteva mondi che non conoscevo. Mi ero lasciata sedurre dalla sua voce, dai suoi gesti, e avevo creduto che quello fosse amore. Ma ora, guardando indietro, vedevo solo le ombre di un inganno.
E poi c'era lui. Il re, il mio marito. Un uomo il cui amore era tanto travolgente quanto imprevedibile. Enrico era un uomo che viveva di estremi: generosità eccessiva e gelosia brutale. Sapevo che il suo affetto per me era autentico, ma sapevo anche quanto poco bastasse per trasformarlo in rabbia. Se Francis avesse detto anche solo una parola sulle nostre passate indiscrezioni, non ci sarebbe stato perdono.
<<Se il re sapesse la verità...>>
Le parole di Francis mi riecheggiarono nella mente, e il mio stomaco si contrasse in una morsa di puro terrore. Che cosa avrebbe fatto Enrico? La risposta era chiara. Non c'erano vie di fuga, non c'erano possibilità di redenzione. Se il re avesse saputo, la mia vita sarebbe finita.
Mi alzai di nuovo, incapace di restare seduta. La stanza sembrava avvolgermi come una gabbia, e ogni ombra proiettata dalle candele pareva assumere la forma di un giudice pronto a condannarmi. Mi avvicinai al tavolo e afferrai una coppa di vino lasciata lì dalla mia dama di compagnia. Bevetti un sorso, sperando che l'alcol potesse calmare i miei nervi, ma il sapore amaro mi fece venire voglia di piangere.
Perché non riuscivo a trovare una soluzione?
Era una domanda che mi tormentava. Da quando Francis era tornato, la mia mente non faceva che cercare un modo per mettere fine alla sua minaccia. Ma ogni strada che prendevo portava a un vicolo cieco. Non potevo affrontarlo apertamente: era troppo astuto, troppo abile nel girare le situazioni a suo favore. Non potevo confidarmi con Enrico: il rischio era troppo grande. E non potevo nemmeno chiedere l'aiuto di Thomas.
Thomas...
Il solo pensiero di lui mi fece chiudere gli occhi, mentre una lacrima scendeva silenziosa lungo la mia guancia. Thomas era la mia unica fonte di conforto, l'unico uomo che sembrava davvero vedermi per ciò che ero, al di là dei titoli e dei doveri. Ma anche lui era in pericolo, e il pensiero di coinvolgerlo in questa rete di intrighi mi straziava. Se qualcosa fosse accaduto a lui, non me lo sarei mai perdonata.
Tornai alla finestra, guardando il cielo che iniziava a tingersi di grigio. L'alba si avvicinava, e con essa un nuovo giorno carico di incertezze. Mi chiesi se Francis fosse già sveglio, se stesse elaborando un nuovo piano per distruggermi.
Non potevo continuare così. La mia mente, il mio corpo, il mio spirito erano sull'orlo del crollo. Dovevo trovare una via d'uscita, una soluzione che mi permettesse di sopravvivere. Ma quale? Ogni strada sembrava portarmi a un unico destino: la rovina.
Mi strinsi lo scialle attorno alle spalle, chiudendo gli occhi per un momento. Dentro di me, sentivo il peso di tutte le mie paure, ma anche una scintilla di determinazione. Francis poteva essere astuto, ma non era invincibile. Avrei trovato un modo per fermarlo. Dovevo farlo, non solo per me stessa, ma per tutto ciò che avevo costruito, per ciò che avevo giurato di proteggere.
Con un profondo respiro, mi allontanai dalla finestra e tornai verso il letto. Il sonno, sapevo, non sarebbe venuto, ma avevo bisogno di forza. Il giorno seguente avrebbe richiesto tutta la mia astuzia, tutta la mia determinazione.
Mi sdraiai, fissando il soffitto, e lasciai che i miei pensieri si disperdessero nell'oscurità.
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Vostra Maestà
Fiksi Sejarah"Rutilans rosa sine spina" Catherine Howard è una fanciulla di sangue nobile con un'anima ribelle. Questi suoi stati, sono dovuti alla mancanza della figura materna e della poca presenza di quella paterna, che viene sostituita dalla zia, la duchessa...
